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Alimenta la luce della speranza dei bambini in serie difficoltà
passa da me TI PREGO!!! Troverai un appello IMPORTANTISSIMO!!!
Non mi deludere, un sorriso Delfina
 
Sept. 26
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ESSERE IN DUE PER ESSERE FELICI

per cacciare la tristezza e per imparare a vivere in due
8/21/2007

IL POPOLO SENZA ORECCHIE

Dietro una parola che sembra dire tutto ti accorgi che c’è tutt’altro. La Babele delle lingue esiste anche tra quanti parlano la stessa lingua... e ti accorgi di non aver capito nulla perché le parole sono solo parole... ma solo il significato conta... non c’è nemmeno disappunto nel rendersi conto di non capire, la forza dell’abitudine traveste i fallimenti da ovvietà, da regola obbligata, o almeno da statistica probabile... Il dialogo? Un’altra invenzione della logica predatoria? o semplicemente l’utopia verbale di un popolo senza orecchie? 

8/19/2007

IL PASSATO DELLO SPIRITO

IL PASSATO DELLO SPIRITO

Questa lettera non ha destinatari specifici, la scrivo solo per parlare a chi vorrà leggere, e leggere è già una fatica. Di che cosa tratta questa lettera? ... in sostanza non tratta di nulla... non è nemmeno una storia... non c’è molto da raccontare... mi frullano ora per la testa alcune (pochissime) cose che vorrei dire a chi ha voglia di leggere. Una in primissimo luogo: le difficoltà esistono, le paure esistono, le impossibilità di principio esistono, le incomprensioni immotivate esistono... perché? Questo non lo sa nessuno. Di fronte a questa constatazione la prima reazione, la più immediata è di chiusura... se è così allora tanto vale rinunciare. Poi subentra un’altra osservazione: perché cercare una strada personale, illudersi di trovare un cammino individuale alternativo e, peggio ancora, di riuscire a governarlo? E’ più saggio guardarsi intorno con occhio meno critico rispetto ad altri modi di porsi... perché quelli sono pur sempre modi di porsi sperimentati, in ciò che esiste non c’è nulla di estemporaneo... in qualche modo l’esperienza collettiva conta più di quella individuale, non perché si impone su quella individuale ma perché è più saggia... Quante scelte che dal di fuori appaiono assurde sono in fondo dettate da una logica necessaria... quante cose che apparivano strane, col tempo, piano piano, cominciano a manifestare il loro aspetto serio, quello profondo che non avresti mai neppure immaginato. La prudenza nel giudizio, in fondo, prelude alla uniformità, ad una uniformità non passiva... direi alla consapevolezza, alla presa di coscienza che anche qui l’individualismo non paga... E’ così che si comincia ad amare ciò che per molto tempo si è considerato follia, che si comincia  capire il senso del collettivo, che si comincia a dismettere l’abito di scena del protagonista per assumere quello più realistico della comparsa... Consapevolezza significa adattamento? Mh... in un certo senso è inevitabile... una constatazione un po’ misera ma realistica... Torno alla pretesa di governare gli eventi, quelli intendo della vita privata... insana pretesa... anche le dimensioni più private della vita sono assolutamente casuali... siamo monadi e, a parte qualche momento di transitorio entusiasmo, che deriva da valutazioni errate, non abbiamo alcuna prospettiva di uscita dal fatto di essere monadi... Ci vorrebbe forse una dimensione d’amore di un altro livello, di un amore senza egoismo... ma questa appare più che altro come una ipotesi teorica, anche se fosse, sarebbe una rarissima eccezione... nella prospettiva dell’ordinario queste cose non esistono... l’egoismo, nel senso più nobile del termine, domina, e talvolta domina anche in senso molto meno nobile... è così che tutto diventa mercato, quando va bene, nel senso nobile del termine. Un do ut des dal quale non ci si libera. E qui, lo dico anzitutto a me stesso: attenzione alle parole! Mi spiego meglio: le parole non contano nulla! Solo i fatti contano... Le parole in genere precedono i fatti, li sostituiscono, ma i fatti finiscono poi per smentire le parole. Torno al punto: le difficoltà esistono... i miracoli no. Nel fluire casuale e ingovernabile degli eventi ci sono anche quelli favorevoli, o che sembrano tali, ma non sono miracoli, non sono destinati a noi, sono casuali, non rispondono alla nostra logica o ai nostri desideri... Le paure esistono, le impossibilità esistono ... a che serve allora pensare di superare queste cose? Cercare di dare un senso quasi finalistico e individuale a cose che con noi, nel senso serio del termine, non hanno nulla a che fare? Francamente non saprei che cosa rispondere... ma certo è che si fa, prima inconsciamente, poi con sempre maggiore consapevolezze e sempre minore entusiasmo... alla fine questi tentativi si archiviano... si prendono le distanze dal prossimo in modo più profondo e si riconquista il senso della monade... lo si rivive in modo positivo, cioè lo si riconosce come il modo normale della vita, direi quasi l’unico possibile. A quel punto, che prima o poi arriva, ci si guarda intorno, non per difendersi, perché in fondo, non c’è nulla da cui difendersi, semplicemente ci si guarda intorno e si vede il mondo degli altri, lo si osserva da di fuori, questa volta con la consapevolezza di essere e di rimanere al di fuori, con il distacco sia emotivo che razionale di chi osserva un mondo non suo... non simile al suo... neppure vagamente affine... il mondo di quelli che stanno provando, di quelli che ci credono che, forse, in qualche modo si realizzano o credono di realizzarsi... Come si reagisce di fronte a queste cose? ... E’ semplice... non si reagisce... ormai rappresentano il passato dello spirito... per altri invece sono il presente, sono un mondo da esplorare, pieno di promesse... ma col senno del poi quelle promesse non interessano più. Alla fine di un ciclo, direi psicologicamente alla fine di una vita, si ritorna alla monade, le proiezioni all’esterno di sé cedono spazio alla riconquista del sé, l’avventura della vita ha definitivamente smarrito il suo significato... le difficoltà, le impossibilità, le incomprensioni di principio non sono più cose contro le quali si lotta, sono ormai cose accettate, cose considerate regole generali senza eccezioni e qui nasce il senso della compassione, per sé e per gli altri, nella consapevolezza di un destino monadico contro il quale a nulla vale cercare di combattere. Allora si scrive senza destinatari, si scrive senza supporre che qualcuno legga, allora ci si rapporta con gli altri nel senso generico del termine. 

8/11/2007

LO SAPEVO

LO SAPEVO

- Oh! ... Finalmente ce l’abbiamo fatta... ti ho fatto aspettare... però ce l’abbiamo fatta... allora come va?

- Insomma... non c’è male... tu mi sembri in forma splendida...

- Non c’è male, non mi posso lamentare... insomma tutto nella norma... allora... che mi dici di bello?

- Eh... e che ti dico... mh... non lo so... che ti dico?

- Io ho fatto un bel po’ di cose interessanti... Il Canada, sai, è un posto bellissimo... al nord fa freddo pure d’estate... e poi il posto, la gente... proprio l’ebbrezza di un’altro mondo ho fatto un giro bellissimo ... sai perché si chiama Canada?

- No... veramente no...

- Beh, ci sono tante teorie... un esploratore francese Jacques Cartier utilizzò una parola indiana Kanata che significa villaggio pensando che fosse il nome della regione...

- Ah...

- Però... c’è un’altra teoria... forse ci arrivarono per primi gli spagnoli in cerca di oro... e tra loro si dicevano “aca nada” cioè qui non ci sta niente... oppure si dice che derivi dal fatto che ai primi coloni francesi era permesso bene un boccale di birra al giorno (a can a day)... però da dove venga non lo sa nessuno...

- Ah...

- E poi siamo stati a vedere le partite di lacrosse una cosa stranissima, ci sono le racchette come nel tennis ma si tira in porta come nel calcio... mh... mi sa che si annoiando con tutte queste storie... ma vedrai che prima o poi ci andiamo pure insieme...

- Eh... prima o poi...

- E tu che hai fatto?

- Beh... in pratica ho lavorato tutta l’estate...

- Proprio niente ferie?

- Una settimana l’avevo presa a Natale... quindi dieci giorni... gli altri me li devo tenere... non si sa mai...

- Eh be’... sì... un po’ di prudenza non fa mai male... e l’anno venturo che farai?

- Solita vita... più o meno...

- Io pensavo di andare negli Stati Uniti... ho avuto una proposta da un’università americana per un master lì... mi tenta molto... pagherebbero tutto loro... il master dura due anni ma poi dovrei rimanere lì per atri tre... e chiaro che poi quando torno un’esperienza come quella pesa... non so che fare... tu che dici? Era tanto tempio che te ne volevo parlare... ma non c’è stata mai l’occasione... sai come sono queste cose... per lettera non mi piace... ma tu che ne pensi?

- E che ti dico... devi fare quello che pensi sia meglio...

- Tanto noi non ci perdiamo di vista... c’è MSN... e poi l’estate mi vieni a trovare... lì l’estate è bello... tu sei una persona troppo importante io non ti voglio perdere... e poi ancora non ho deciso... non so nemmeno se ci vado... mi piacerebbe però non lo so...

- Quando parti?

- Penso il 15 settembre se non cambiano le cose, la prenotazione l’ho fatta per il 15 settembre... dai dimmi che pensi... non mi lasciare in sospeso...

- E che penso... se la cosa è importante non te la devi fare scappare... e che ti posso dire...

- Però poi ti devi fare sentire... hai capito... noi non ci dobbiamo perdere in effetti noi abbiamo un mondo in comune... scusa, tu lo sai benissimo... io non riuscirei proprio a fare a meno di te... scusa... il cellulare... Pronto... oh come stai? ... io benissimo... no, domenica no... eh no, mi dispiace... Lunedì? ... allora Lunedì... alle nove, alle nove... non mi fare alzare troppo presto... passi tu da me va bene... va bene, ciao... Scusa eh... sono amici, brave persone... veramente brave persone... vanno domenica in Abruzzo...  ma io domenica ho da fare... perché mi guardi così? Non devo fare cose strane domenica... vado a Verona a vedere il Nabucco all’Arena... ci vado con i miei... non pensare male.. ci vado con i miei... poi lunedì mattina sto di nuovo qui... non ti preoccupare, non scappo... che pensi? Perché fai quella faccia... dai dillo...

- Non lo so, proprio non lo so...

- Se voi possiamo andare a cena fuori ma prima di venerdì non posso proprio... però venerdì si può fare benissimo...

- Va bene, come vuoi tu... in linea di massima vada per venerdì... ma se non puoi non te ne preoccupare proprio...

. Beh... se non posso non posso... ma cercherò di esserci... così almeno ci facciamo una bella chiacchierata... mi manca tanto una bella chiacchierata con te... non mi sento affatto a disagio quando sto con te... però un rimprovero te lo devo fare... perché il cellulare ce l’hai pure tu e quando stavo in Canada lo potevi pure adoperare... eh...

- Beh.... pero pure tu...

- Mh... hai ragione... ma io avevo tante di quelle cose per la testa... e poi lo sai come sono... quando sto fuori di casa il mio cervello rinasce... a stare a Roma proprio non ci riesco... qui si sta bene ma io voglio andare in Canada e alla fine ci andrò... lo sento che la mia patria è quella... lo sento proprio... mi manca... è la seconda volta che vado in Canada e questa volta mi ha fatto proprio l’effetto di tornare a casa... le strade ... Toronto è una città meravigliosa... quando ti avvicini dal mare e vedi la National Tower resti a bocca aperta... è alta più di 550 metri... e poi la gente... nessuno si impiccia degli affari degli altri... massima libertà... tanto spazio e poca gente... un posto bello per viverci...

- Ma non ci fa freddo?

- Beh... che vuoi che sia, le case sono riscaldate... ci si può stare benissimo pure d’inverno e poi l’estate è bellissima, non c’è il caldo asfissiante che c’è qui...

- Senti, io ti volevo dire una cosa...

- Dai adesso usciamo, andiamo da qualche parte... non mi piace stare troppo tempo dentro casa... andiamo dove vuoi tu ma andiamo da qualche parte...

- Ok... allora andiamo a Villa Borghese...

- No, a Villa Borghese no... andiamo un po’ al centro... almeno c’è un po’ di gente...

- Va bene, io ti seguo...

- Che stavo dicendo? .. ah si, di Toronto... devi vedere che università che hanno... una cosa incredibile... ci sono degli edifici antichi bellissimi che sembra si stare a Oxford... proprio il tempio della cultura... però ci sono pure gli edifici moderni, quelli supertecnologici... è un mondo più inglese di quello dell’Inghilterra... più inglese nel senso tradizionale del termine... se me ne potessi andare lì invece che negli Stati Uniti credo che starei anche meglio... e poi lì si fa subito a fare amicizia... sono carucci... cose immediate, dirette, senza stupidaggini come da noi... con due ragazzi ci siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo sentiti pure dopo... pure in chat... così posso pure perfezionare l’Inglese però non solo per quello perché ci si chiacchiera bene... che stavamo dicendo?

- Io volevo...

- Ma perché andiamo al centro? ... Dai, andiamo da qualche altra parte... che ne so, all’EUR... eh... che dici?

- Guarda, per me è del tutto indifferente...

- Mannaggia, ma sei una pappamolla! Tu non prendi mai posizione su nulla... se continui così finisce che ti mettono proprio sotto i piedi...

- Beh...

- No, vabbe’, dicevo per dire, lo so benissimo che non succede... e poi... se ti posso dire una cosa un po’ privata... ho una paura tremenda di andare in America... in California... devo andare in California... chissà come mi troverò... mh...

- Secondo me ti troverai benissimo...

- Perché lo dici?

- In effetti che cosa ti manca per stare perfettamente a tuo agio? ... La lingua la sai benissimo e dopotutto, se il master te lo hanno offerto vuol dire che a te ci tengono perché costa un sacco di soldi... secondo me tu in California ci resti...

- No! Questo non credo... e se poi succede vuol dire che ci vieni pure tu... tanto lì un lavoro si trova...

- I tuoi come l’hanno presa?

- Bene... perché?

- Be’, in sostanza è una cosa positiva ma si tratta pure di stare cinque anni fuori di casa se non di stabilirsi definitivamente lì...

- Sì... però lì ci vai a stare a un altro livello... insomma è un’opportunità... mio padre ci tiene moltissimo... c’ha pure qualche amico lì che mi può dare una mano... ma io gliel’ho detto: guarda che io non ho bisogno di nessuno... so stare benissimo per conto mio...

- Questo mi pare evidente...

- E allora dimmi in bocca al lupo!

- In bocca al lupo!

- Ma in modo più convinto!

- In bocca al lupo!!!

- Oh... finalmente un po’ di grinta... scusa... il cellulare... Pronto... oh... chi si sente... mi fa veramente piacere... un amico come te non si trova da nessuna parte... tu sei il meglio! ... No, no, dico veramente... dimmi, dimmi... le prove saranno venerdì dell’altra settimana... le passi, le passi... certo che le passi... ma di che hai paura... uno con un cervello come il tuo... No! Stai traquillo... se te lo dico io puoi stare tranquillo... va bene? Va bene? ... Ok... Niente, niente... ciao, ciao!

Mannaggia c’è certa gente che ti si attacca e che non te ne liberi più... questo è un cretino che deve fare un concorso che non passerà mai... ma, poveretto, non se ne rende proprio conto... io non gli posso mica dire: senti... tu non passerai mai! ... E che posso fare... tanto non capisce... pensa che io possa fare chissà che ma intanto io non poso fare niente e se potessi non lo farei... se ci sai arrivare con le tue gambe bene altrimenti ti attacchi! Vabbe’ che stavamo dicendo... non mi ricordo più... ah sì... che devi avere più grinta...  dimmi di no!

- No... forse hai ragione... però non è cosa per me...

- E invece tu potresti avere mille possibilità concrete e te le stai facendo sfuggire una dopo l’altra, tu ti accontenti, quando c’è un’occasione non la prendi a volo... ma pure alle feste... a quelle che contano... io ho provato a dirtelo tante volte ma tu niente!

- Però non hai mai voluto andarci con me...

- Ma in quei posti non ci si va in due... se mi vedono con te perdo la faccia... non ti offendere, non è una questione di svalutare o altro... è che se si sta in coppia aprire la conversazione è più difficile e lì ci si va per quello...

- E poi noi non siamo nemmeno una coppia...

- Ma perché dici così... non è vero... siamo una coppia eccome... quando penso a te io sto bene...

- ...

- Beh... che c’è? ... perché non rispondi?

- Sì, in certo senso siamo anche una coppia...

- Così va meglio... ma devi avere più grinta... se una cosa la pensi la devi dire!... la devi dire senza imbarazzo...

- Va bene...

- Ma guarda che schifo questa strada... qui non ci pulisce mai nessuno... Roma potrebbe essere una città bellissima e invece deve essere uno schifo... un giardino come questo che sembra un immondezzaio... tu vedessi a Toronto se trovi una carta per terra! Quella è proprio un’altra dimensione della vita... e pure quelli... ma io dico... se c’avete altro da fare statevene a casa... ma che bisogno c’è di venirsene qui a dare spettacolo...

- Ma si stanno solo dando un bacetto...

- Se fosse per te tutto sarebbe lecito... mentre ci vorrebbe un po’ di senso della misura e questi non ce l’hanno... sono un po’ come gli animaletti... mah... vabbe’, tanto su questo punto non ci capiremo mai... ci prendiamo un gelato... seduti però...

- Ok...

- Dentro, dentro, c’è una terrazza sul lago... ecco, qua, qua va bene... io voglio una coppa fragola limone e ananas... chiama il cameriere...

- Ma quello viene da sé, non c’è bisogno di chiamarlo...

- Ma se non lo chiami stiamo qui fino a domani... vabbe’... sta arrivando...

- Due coppe fragola limone e ananas... grazie...

- Questo posto sta peggiorando... qualche anno fa era bello... adesso sta scadendo di livello...

- Mi pare che il cameriere fosse perfetto...

- Ma non dico per il cameriere... è la gente... mamma mia ma ci sono certi attrezzi...  e non si fanno mica i cavoli loro... ma che stanno guardando! ...

- E tu non li guardare... lasciali perdere...

- Ma mi danno fastidio... e poi il servizio è lento... questo non arriva più...

- Perchè quando andavi a prendere il gelato a Toronto era diverso?

- Diverso? ... proprio un’altra dimensione! Soprattutto la gente! ... Qui in Italia siamo secoli indietro... arriva va’!

- ...

- Perché hai pagato subito?

- Perché così quando ce ne vogliamo andare non dobbiamo aspettare un’altra volta!

- Giusto! Hai fatto la cosa giusta! ... ma questo non è un gelato è un masso di ghiaccio del polo nord! E’ durissimo... in un posto come questo ti portano un gelato così... ma non sanno nemmeno regolare i frigoriferi...

- E no... probabilmente no... ma se lo lasci lì due minuti si scioglie da sé...

- Ma tu ti devi sempre adattare... tanto a te ti va tutto bene... e poi l’ananas pure pure...la fragola è coloratissima... e il limone è un pezzo di ghiaccio...

- A me non sembra così male...

- E certo... se una cosa non piace a me piace a te... ma lo so, lo so che è così... e poi te lo sei spolverato in due cucchiaiate... ma sembra che non hai mangiato da tre giorni...

- Ma che fai? ... perché poggi il cucchiaino?

- Non mi va... non mi piace... senti... andiamocene... qui tutta questa gente che guarda mi fa passare l’appetito...

- Ok... andiamo...

- Almeno qui non c’è gente che ti tiene gli occhi addosso... certo ci sono quelli che continuano a sbaciucchiarsi... ma almeno non si impicciano dei cavoli nostri...

- Hai fatto qualche foto in Canada?

- Sì... quasi mille, ce le ho tutte sul computer... se le vuoi te le mando...

- Beh... per posta mi sembra difficile.. ci vorrebbe un CD... ne dovresti fare uno...

- Ma non lo so fare...

- Come non lo sai fare? Col computer hai fatto miracoli... e non sai fare un CD?

- Vabbe’, lo so fare ma non mi va... facciamo così... vieni tu e te lo fai da te...

- Faremo anche questa... però io le foto le voglio vedere con te e tu me le devi commentare...

- Ma... che ti devo dire... un po’ le romanticherie mi piacciono però... no... ci vuole troppo tempo... te ne mando una decina...

- Va bene... e il commento?

- Ma non ti basta mai? ... Ma io ho pure altre cose da fare nella vita... non posso stare sempre appresso a te... che pensi? Perché mi guardi così?

- No... niente. ero sovrappensiero...

- No... tu stavi pensando a quello che stiamo dicendo... scusa... il cellulare... pronto... carissima! ... Ma no! Ma veramente? ... Accidenti se mi fa piacere! ... certo che lo conosco... sì siamo amici di vecchia data... che bella notizia che mi dai... e quando? ... Ancora un po’ di tempo c’è... sì... molto volentieri... quando vuoi tu... venerdì... va bene, si venerdì va benissimo, non c’è nessun problema... come no... certo, certo... carissima, auguroni... e ci vediamo venerdì... va bene e fai anche a lui tanti auguri da parte mia... Ciao cara, ciao! ... Scusa eh... questa proprio non me l’aspettavo... te la ricordi Milena?

- No... e tu te lo ricordi che venerdì dovevi uscire con me?

- Vabbe’... ma che dovevo fare Milena si sposa e mi dice se ci vediamo venerdì e io devo dire di no? Certe volte non so proprio come ragioni... vuol dire che noi ci vedremo un altro giorno...

- Ok, ok... insomma chi è questa Milena?

- Ma come... te l’ho presentata quando siamo andati insieme al Terminillo...

- Ma guarda che non siamo mai andati insieme al Terminillo...

- Vabbe’, forse non è stato con te... ma non fa niente... Milena è una caruccia, ma caruccia forte e si è messa con un broccolo... ma secondo me il motivo c’è... il broccolo deve essere uno broccolo ben dotato... non fare quella faccia sconvolta! ... non hai capito niente... voglio dire che deve avere un bel portafoglio...

- Ah...

- E Milena, secondo me ha sempre avuto la tendenza fare la mantenuta... a lei piace fare la signora... non lavorare... avere quelli che le tengono tutto a posto... hai capito il tipo... e così si è accomodata per il meglio... il marito dopo tutto non fa nemmeno tanto schifo... quindi ci va proprio a nozze... e poi lei aveva la mania di sposarsi presto... così si poteva accomodare subito... ma dico... ma bella mia... ma tu non hai neanche un po’ di dignità... sì, vai a fare la signora... ma non è roba tua è roba di tuo marito... e se poi non lo sopporti che fai? ... te lo tieni per forza?

- Adesso hai detto una cosa che mi è piaciuta...

- Solo adesso eh?

- Io ho detto adesso, non solo adesso...

- Vabbe’, ho capito ho capito, tanto con te faremo i conti un giorno o l’altro... e quale sarebbe la cosa che ti è piaciuta?

- Quella dell’indipendenza...

- Be’ quella mi pare il minimo... adesso, scusa, io con te ci sto... però ci sto perchè ci voglio stare... ma per forza non ci starei mai...

- Tu con me ci stai... insomma...

- Come insomma? E no eh! ... ci sto eccome!

- Sì, però noi non ci vediamo quasi mai... te ne vai via per mesi e non mi mandi nemmeno una e-mail... poi te ne vai in America per cinque anni...

- Ma non sparisco mica...

- Ma se ti chiedessi di non andare tu che faresti?

- Non facciamo ipotesi... tu me lo chiedi o no?

- No, non te lo chiedo, e lo sai benissimo...

- Perchè se tu me l’avessi chiesto per me sarebbe stata una situazione difficilissima...

- ... Ma avresti scelto di partire comunque...

- No... non è così facile... io faccio quello che mi pare perché tanto tu alla fine molli sempre ma se tu non facessi così io non farei quello che voglio io...

- Bel ragionamento... mh...

- Però il fiato te lo potevi fare uscire pure prima... adesso è tutto combinato... come cavolo faccio a uscirmene che non ci vado più... tu a me non mi conosci... tu a me non mi conosci, tu adesso mi stai mettendo alla prova ma tu a me non mi conosci... io della California me ne infischio... e di tutto il resto pure... tu vuoi che non ci vado? ... e io non ci vado... tanto qualche cosa da fare la trovo pure qui...

- Ti arrabbi se ti dico una cosa?

- Che cosa?

- Adesso non fare la scena madre... lo so benissimo che partirai... non c’è bisogno di recitare... vuoi sapere se può andare bene anche così? ... Al 100% non lo so... ma forse sì... penso che lo sopporterei lo stesso... infondo sono broccolo fino a questo punto... certe volte ti prenderei a schiaffi perché mi fai solo rabbia ma certe volte no... aspetta, non ho finito... non ti mollo perché mi fai anche un po’ pena... non nel senso di disprezzo che puoi pensare tu... proprio in un altro modo... secondo me tu stai perdendo il meglio e neanche lo capisci... mi fa pena l’idea che una persona come te si faccia plagiare dalle stupidaggini... certe volte non ti sopporto proprio ma certe volte penso che non ti posso mandare in malora... perché secondo me tu rischi di trovarti da qui a qualche anno con un pugno di mosche in mano, forse con un’ottima posizione e con un sacco di soldi... ma con un pugno di mosche sotto tanti altri punti di vista... adesso l’ho detta tutta... se vuoi ti riporto a casa...

- Mh... potresti non avere tutti i torti... lo so che è così... accidenti lo so benissimo che è così... ma che dovrei fare? ... mettiti nei miei panni! ...

- No! La scelta è la tua... non è una scelta che devi fare per me... è una scelta che devi fare per te... in fondo che quando tornerai, se tornerai, troverai sempre un broccolo qui ad aspettarti lo sai, non te lo devio ripetere... e poi se perdi me non perdi gran cosa...

- Adesso vattene! non ce l’ho con te... ti giuro che non ce l’ho con te... anzi... tu sei l’unica persona che mi parla in questo modo... ma adesso voglio stare per conto mio...

- Ti riporto a casa?

- No... vattene e basta... poi ti richiamo... lo faccio... ma adesso vattene... per favore!

- Scusami... forse ho caricato troppo la dose...

- Vattene via... ti prego vattene via!

- Ok... ma mi dispiace moltissimo... ti giuro che mi dispiace moltissimo...

 

L’indomani, ore 9.00

- Pronto... ciao... ho disdetto tutto... resto... e mi sento meglio... mi sento molto meglio... e adesso vieni qua e guai a te se non arrivi qui in cinque minuti!

- Arrivo! Arrivo! ... Ma io lo sapevo che finiva così! ... io lo sapevo! 

I RAGAZZI DEI BLOG

I RAGAZZI DEI BLOG

Ho fatto oggi un lungo viaggio attraverso i blog... come in una caccia al tesoro, parto da A, che mi rimanda a B, C, D. e così via e poi via ad esplorare tutto questo dedalo intricato... e che ci trovo? ... ci trovo un mondo giovane, con qualche cosa di affascinante. Certo non ne viene fuori il ritratto dei giovani d’oggi, perché le persone che scrivono un blog, e dico scrivono, e non lo riempiono solo di foto o di banalità, sono un campione ristrettissimo e molto selezionato verso l’alto... ma anche con queste premesse il discorso è interessante. Naturalmente io vedo le cose da lontano, con gli occhi di chi non si ricorda nemmeno di avere avuto vent’anni, ma certe letture, lo devo dire, non mi lasciano indifferente. La prima cosa sconcertante che trovo è la libertà, una libertà ai miei tempi inusitata, una libertà tale che mi chiedo se ho capito a che velocità il mondo sta cambiando... e devo dire che probabilmente non l’ho capito. In questi blog c’è poco di ideologico e c’è molto di privato... e questo è il loro fascino, alcuni sono molto meglio di un romanzo o di un libro di poesie. Il blog sta diventando un genere letterario, cui si dovrebbe riconoscere dignità di letteratura alta e in fondo un blog dice molto di una persona quando non è ideologico, quando non è standardizzato... e di blog di questo tipo ce ne sono tanti. Sono una valvola di sfogo e nello stesso tempo un mezzo per cercare amici... e al di là di tutte le sciocchezze che si leggono, o meglio si leggevano, in proposito, non sono affatto pericolosi perché aggregano effettivamente gente affine e sono blog gestiti da ragazzi intelligenti che distinguono moto bene le cose serie dalle stupidaggini. La capacità aggregativa di un blog è limitata, anche per ragioni tecniche, perché quando il numero dei blog aumenta la loro visibilità immancabilmente diminuisce... ma la capacità di aggregazione c’è, i commenti si selezionano, i gruppi di amici si selezionano e diventano stabili... e hanno una loro funzione... creano una forma di supporto personale vero in un tessuto sociale dove queste cose mancano del tutto. La rete dei collegamenti, dei link o dei cosiddetti blog amici è complessa quanto e più della rete delle amicizie del mondo ordinario. Il non conoscersi personalmente favorisce il colloquio, non lo limita... quello che ne viene fuori è che questi mezzi, in mano a persone di qualità, non degenerano e non vengono abbandonati e aggiungono alla rete un senso profondo... di tipo non telematico ma schiettamente umano. Un impedimento esiste ed è purtroppo difficile da superare: i blog non costituiscono una sola rete, ma tante reti sconnesse... ognuna ha i suoi blog, i suoi iscritti... l’obbligo della registrazione, che riduce indubbiamente il rischio spam, finisce per creare un certo isolamento, ciascuna rete e un universo a sé e questi universi non sono nemmeno simili, ciascuno di essi ha la sua utenza che finisce, inevitabilmente per selezionarsi da sé ... una vera e propria selezione ambientale... ma torno all’aspetto più affascinante... puoi scoprire sui blog un mondo vero, delle persone vere, con un insieme di valori forti... leggi e rimani incantato e ti dici: allora il mondo non è poi così male... allora il mondo qualche possibilità di non essere uno schifo ce l’ha! ... Mi piacerebbe conoscerli questi ragazzi dei blog... qualcuno lo conosco... il mondo dopo di me potrà essere un mondo dignitoso... mi sarebbe piaciuto essere giovane nel XXI secolo!  

PAUSE DI RIFLESSIONE

PAUSE DI RIFLESSIONE

Spesso si sente usare l’espressione “pausa di riflessione” per indicare la premessa necessaria della fine di un rapporto interpersonale... in questo senso non si tratta di una pausa di riflessione ma di una pausa necessaria all’ulteriore raffreddamento del rapporto prima di una rottura o, talora, si tratta di una semplice minaccia. Ma la pausa di riflessione è una cosa seria a livello personale profondo. In genere tra la prima reazione, quella cosiddetta a caldo, dove prevalgono gli aspetti più immediati ed emotivi e la reazione meditata, che interviene dopo un congruo periodo di tempo, c’è una notevole differenza fino al punto che le due reazioni possono essere opposte... i meccanismi mentali che presiedono ai due tipi di reazioni sono sostanzialmente diversi: il primo è sintetico, schematico, automatico, il secondo è critico, comparativo, analitico. Diversi sono i sistemi di elaborazione della risposta, diverse sono le risposte... in alcune situazioni la lentezza giova alla costruzione o alla stabilizzazione del rapporto, in altre lo distrugge, ma la lentezza è di per sé una difficoltà perché non permette la risposta immediatamente propositiva e toglie comunque l’immediatezza che è la caratteristica più stimolante di un contatto interpersonale. A seconda della durata della pausa la risposta può differire, specialmente se i tempi sono brevi... oltre un certo punto la pausa ha esaurito il suo compito e l’ulteriore dilazione è sentita solo come perdita di tempo, in sostanza la decisione non è più in fase elaborativa... è stata già archiviata. Durante la pausa di riflessione il cervello si allontana dall’immediatezza della reazione a caldo ed esplora tutti i dati che vede pertinenti, parte dalla dimensione storica dei fatti, che viene smitizzata e ricondotta a termini più oggettivi, e si proietta verso il futuro anche qui in chiave più realistica. In buona sostanza in questa fase gli schemi mentali automatici cedono il passo all’oggettivazione, alla presa di distanza e la valutazione si fa più distaccata, il vaglio delle possibili ipotesi alternative si delinea più nettamente e, direi, la presa di coscienza dei dati reali diviene più profonda. Al termine decisione o reazione, che denota la risoluzione che conclude la fase elaborativa si può annettere solo un significato relativo, la fine di un rapporto a due deve essere accettata da entrambe le parti e lo spazio per un recupero o per un ripensamento resta comunque aperto. La pausa di riflessione non può concludere un rapporto, può favorirne la maturazione in un senso o dell’altro ma non può realmente concluderlo, porta invece una delle due parti, quella che ha usato la pausa come vero momento di riflessione, a determinare una specie di programma del proprio comportamento, una strategia... in questo senso tutto il rapporto finisce per essere condizionato da questa strategia. La scelta di una strategia, in pratica, frena la reazione immediata e il coinvolgimento più direttamente emotivo, con il risultato di richiedere all’altra parte un surplus di sforzo per riguadagnare posizioni e, in qualche modo, è proprio questa la finalità della pausa di riflessione: creare nell’altro uno stress, una difficoltà che serva a testare la volontà di andare avanti, in assenza di reazione positiva a questo stress il rapporto si raffredda rapidamente, in presenza di una reazione di tipo chiaramente propositivo il rapporto in genere riparte ma con un maggior vigore dovuto proprio al superamento della pausa di riflessione e di tutti i condizionamenti che essa di fatto ha creato. La presenza di pause di riflessione è un elemento fisiologico nell’ambito dei rapporti umani che non possono comunque essere ridotti a linearità in nessun caso. 

8/10/2007

interazione come reciprocità

INTERAZIONE COME RECIPROCITA’

A partire dal precedente post mi fermerò qui a sviluppare il concetto di reciprocità. Premesso, come detto sopra che indagare le ragioni “a priori” delle reciprocità significherebbe cercare le condizioni di un rapporto al di fuori del rapporto stesso, cosa che potrebbe avere senso solo se non fosse effettuata in astratto per categorie generali, ma rispetto allo specifico vissuto individuale e cioè sulla base di una conoscenza molto seria dell’altro, messo da parte il discorso sulle cause della reciprocità mi soffermerò sulla fenomenologia. Col l’espressione ruolo psicologico di coppia intendo individuare esclusivamente due distinti comportamenti limite: il ruolo propositivo e il ruolo di risposta. Ovviamente in nessuna coppia reale i ruoli si identificano in modo fisso con le persone e le persone quando assumono uno dei due ruoli lo fanno in modo relativo, in un certo senso appaiono più disposte a proporre che a rispondere o vice versa, premesso ciò, bisogna ulteriormente chiarire che questi ruoli non hanno nulla a che vedere altri ruoli socialmente o altrimenti determinati come il ruolo del marito o della moglie.

Se in un rapporto di coppia i ruoli tendono a divenire fissi, ossia c’è una parte che propone e l’altra che si limita a rispondere, il rapporto finirà per logorarsi ... si tratta di un rapporto a ruoli fissi che individua una parte attiva e una parte passiva, cosa che poco si concilia con una vera vita di coppia che richiede una assoluta parità. In sostanza la vita di coppia, ma con questa espressione intendo anche lo scambio di un sorriso tra sconosciuti che diviene disponibilità ad un colloquio anche minimo, perde senso quando ci si nasconde dietro i ruoli fissi... Proporre significa rischiare, rispondere significa avere in pugno le sorti del rapporto che può essere distrutto da una reazione negativa o anche solo fredda. Se c’è una parte che non accetta di rischiare questa forma di non coinvolgimento è avvertita e logora il rapporto, lo limita ad aspetti prevalentemente formali. Vedere l’interesse dall’altro, la sua disponibilità a rischiare significa sentirsi valorizzati e motivati ad una risposta che sia essa stessa propositiva e non solo passiva... è il cosiddetto gioco del rilancio... La risposta propositiva consiste nell’immediato scambio di ruoli e costituisce la risposta più gratificante perché manifesta una disponibilità più profonda. 

ESSENZIALE

ESSENZIALE

Che cos’è l’essenziale? In teoria è la condizione senza la quale un fatto non si pone, la condizione determinante, con una formula latina la “condicio sine qua non”. Le altre condizioni non sono invece determinanti, possono essere o non essere ma la cosa è indifferente. In fondo sia la condizione essenziale che le altre sono tutte aleatorie, ossia casuali, non prevedibili se non in termini statistici. La definizione dell’essenziale in situazioni concrete è convenzionale, formale, legale. Nei rapporti interpersonali non formali l’uso della categoria dell’essenziale è una indebita semplificazione dei problemi. Perché un matrimonio funzioni bene è essenziale che ci si voglia bene... sì, una formula del genere sembra assolutamente sensata, l’amore è in questo senso la condizione essenziale, o almeno tale appare, ma in realtà il discorso è più complesso e la riduzione del discorso “all’essenziale” è quanto meno indebita perché la condizione essenziale non è neppure valutabile. Tra il dire che per andare in pensione è essenziale avere maturato i requisiti richiesti dalla legge e il dire che l’amore è essenziale alla buona riuscita di un matrimonio c’è una differenza enorme, le categorie del primo esempio sono formali e sono compatibili con la definizione formale di essenziale, quelle del secondo sono indefinibili perché né dell’amore, condizione essenziale, né del buon andamento di un matrimonio, evento condizionato, si può offrire alcun concetto univoco. Tuttavia l’uso non formale della categoria dell’essenziale è cosa molto comune e rappresenta un criterio di economia mentale, una semplificazione indebita, un tentativo di risolvere la complessità in formula, di ridurre le categorie del mondo affettivo a quelle della logica. Spesso, come nel caso indicato del matrimonio, non solo l’essenziale rappresenta una condizione astratta, cioè indefinibile, ma appare come condizione di un evento altrettanto astratto o indefinibile, in sostanza “ragionare” di rapporti interpersonali significa ragionare di astrazioni, individuare una connessione astratta di concetti, quello che si chiama schema concettuale. La funzione di una educazione o di una cultura si può identificare proprio nel fornire schemi concettuali, ossia modelli astratti di comportamento che tentano indebitamente, per ragioni di economia mentale e aggiungerei di uniformità, di schematizzare, di fornire modelli di comportamento. Una volta assimilate queste categorie, ci si rende conto che esse agiscono in modo automatico e che la riduzione dei rapporti umani alla logica troppo spesso non è nemmeno messa in discussione, la semplificazione concettuale domina il campo. Porto un esempio concreto. Tra un film di Antonioni o un romanzo di Tolsotoj  e una soap opera il pubblico percepisce una differenza: in una soap opera i caratteri sono standardizzati, i comportamenti sono costruiti sulla base di schemi concettuali semplici e prevedono che tutti i protagonisti applichino gli stessi schemi, un film di Antonioni o un romanzo di Tolstoj presentano invece visioni meno semplificatorie e schematiche e per questo suscitano nel lettore, anche inconsapevolmente, un interesse maggiore, perché appaiono più affini alla vita reale, si presentano meno “logici” e più “complessi”, in una parola: meno schematici. Tra l’altro il dialogo, che è l’espressione tipica della logica, in opere di quel genere appare minimizzato a vantaggio delle categorie indefinibili, ma non per questo meno determinanti, che si esprimono in silenzi, in accostamenti, in suggestioni significative. Dopo avere appreso le categorie del linguaggio logico e gli schemi concettuali che ne derivano ci si trova a dover demolire quegli stessi schemi per fare spazio alla complessità del reale e alla sua plurivocità e qui, lentamente la categoria dell’essenziale svanisce. In sostanza dopo avere appresso è necessario demolire quello che si è appreso perché lo si avverte come limitante e falso.

Si aggiunge il problema ulteriore connesso alle categorie astratte che si incarnano per ciascuno nella propria esperienza personale e che, quindi, danno solo l’impressione che in un discorso i due interlocutori che usano gli stessi concetti parlino della stessa cosa perché il effetti, per ciascuno di essi l’unica regola possibile è riferirsi alla propria esperienza. Che cosa significa pensionato è chiaro a tutti, è una condizione oggettiva e formale facilmente individuabile... che cosa vuol dire coppia felice è invece quanto mai vago e, al di là della parola, un’espressione del genere rinvia alla dimensione dell’esperienza individuale. Chi crede vi aver vissuto un matrimonio felice individua dietro questa espressione la sua esperienza, chi non crede di aver vissuto un matrimonio felice individua il concetto per confronto in rapporto alla propria esperienza... ma resta il fatto che due individui che ritengono di aver vissuto un matrimonio felice si riferiscono di fatto a due esperienze che possono essere  anche radicalmente diverse... Fuori dai discorsi eminentemente logici, nella vita reale, che cos’è che fa scattare la scintilla che rende un’altra persona interessante nel senso profondo del termine? Premesso che non mi sento, dopo quanto detto prima, di individuare che cosa sia essenziale tra le condizioni a priori rispetto al rapporto, provo ad abbozzare una risposta in altri termini. Ogni contatto umano non formale, dallo scambio di un sorriso alla stretta di mano, fino alla dichiarazione d’amore esplicita si compone di una proposta (sorridere le primi, porgere la mano, fare la dichiarazione) e da una risposta, ciò che realmente, a mio parere, porta a giudicare una persona importante per noi a livello individuale è la costanza di segno delle risposte e il frequente scambio di ruoli tra chi propone e chi risponde, in altri termini direi che un ruolo essenziale non può essere assegnato ad alcuna condizione personale “a priori” rispetto al rapporto che si sta costruendo, perché ciò che conta effettivamente è proprio l’interazione che si sta creando. La sensazione della non condivisione è la condizione risolutiva di un rapporto, la sensazione di condivisione è l’unico cemento di un rapporto interpersonale. Chiedersi che cosa sia essenziale nel determinare la condivisione (età, sesso...) è privo di senso perché nuovamente cerca di individuare le precondizioni di un rapporto al di fuori del rapporto stesso. L’esperienza insegna che rapporti che dovrebbero essere ottimamente fondati di fatto non durano, mentre rapporti astrattamente assolutamente improbabili presentano una incredibile solidità. Se dovessi riassumere in una massima il mio pensiero direi che se vogliamo una risposta seria non dobbiamo rivolgerci alle persone che crediamo a noi affini in termini astratti, ma alle persone che ci cercano, anche se la cosa può sembrare assolutamente non motivata, perché quelle persone hanno manifestato verso di noi un interesse concreto e hanno dato l’avvio al quel susseguirsi ininterrotto di proposte e risposte che costituisce un dialogo interpersonale serio.

  

8/8/2007

OSCILLAZIONI

OSCILLAZIONI

Cari lettori, avevo scritto un post interessante oggi, ma in questo post era indispensabile presentare  un semplicissimo disegno, una cosa veramente minima, senza la quale però il post sarebbe diventato troppo astratto... ebbene ho passato l’intero pomeriggio a cercare un modo di pubblicare un disegno realizzato con word su un blog (anche diverso da MSN)... risultato ZERO! ... Mentre sul mio sito “ESSERE IN DUE” sono riuscito a pubblicare testo e disegno in una pagina specifica... che dire? Rinviarvi al mio sito “ESSERE IN DUE” poteva avere il sapore di un puro pretesto... no! ho scritto e pubblicato la sola pagina che contiene il post nel link riportato qui sotto, cliccate e la pagina contenente il post si aprirà... però attendete qualche secondo il caricamento del disegno e allargate completamente la pagina a pieno schermo!  Una osservazione: i Blog sono comodi perché i motori di ricerca li indicizzano integralmente ma sono rigidi! Un sito vero HTML offre mille possibilità in più!  E adesso a voi il link dell’articolo

OSCILLAZIONI

 BUONA LETTURA! 

8/7/2007

Fase transitoria

FASE TRANSITORIA

Senso del limite... sì o no?  E’ una cosa positiva? Entro che limiti? E qui non sto parlando del senso del limite nei rapporti pubblici ma in quelli privati... in teoria la paura del sociale è forte e quella del privato non esiste... ma in realtà una molteplicità sociale disattenta e disinteressata è completamente spersonalizzata... e l’investimento affettivo che si fa sulle reazioni sociali è, in fondo, piuttosto limitato. La realtà dei rapporti personali a due, a qualunque livello, è esposta invece ad interazioni di tipo privato sulle quali si punta molto... In altri termini la delusione sociale è sì una delusione ma ferisce meno... mentre una delusione affettiva ferisce in modo profondo... in realtà la dimensione sociale come quella privata sono delle categorie limite, in ogni rapporto essenzialmente sociale possono esistere anche meccanismi privati e personali e nessun rapporto è mai completamente privato, ne consegue che per evitare il rischio del privato, che è un rischio affettivo consistente, si può solo annacquare quel rapporto privato stemperandolo in una dimensione più pubblica... è, in fondo, un meccanismo automatico: accordare una confidenza maggiore significa aumentare la dimensione privata, lasciare i discorsi sul tono di chiacchiera disinvolta significa frenare la deriva verso il personale. Il tipo di colloquio sostenibile in condizioni di equilibrio è l’indice sintomatico della natura più o meno privata di un rapporto interpersonale. In ogni caso le volontà dei singoli si compongono tra loro per dare l’esito reale delle cose. Se si è in due e a partire da una posizione di equilibrio uno dei due intende alzare la temperatura del rapporto, cioè renderlo più personale, sarà necessario che egli faccia i conti con l’altra persona, se le due intenzioni vanno nello steso senso il rapporto cambierà velocemente, con un cambiamento che potrebbe essere instabile ma è veloce, se le intenzioni sono contrastanti prevale comunque quella al raffreddamento... Il colloquio è un modo di verificare la disponibilità dell’altra parte, se si verifica anche dall’altra parte la presenza di una tendenza alla maggiore privatizzazione del rapporto, la spinta è forte... in caso contrario, chi desiderando una maggiore privatizzazione del rapporto si sente rispondere in modo negativo, o anche solo tiepido... prova la sensazione netta dell’abbassamento della temperatura del rapporto. Se dovessi rappresentare il concetto in termini matematici scriverei:

(+ 1) + (+1)  = +3 (intensificazione del rapporto)

(+1) + (-1)   = -1 (deterioramento del rapporto)

Non ho usato una condizione neutra, uno zero, perché la risposta neutra è intesa come una riposta negativa. Può sembrare una strana aritmetica ma nel mondo delle relazioni interpersonali ha un senso.

Data questa legge di combinazione, che cosa può fare chi vorrebbe intensificare (privatizzare) un rapporto, se teme una risposta negativa? Tra l’esigenza di approfondire il rapporto e il rischio di deterioralo o di distruggerlo prevale la soluzione neutra, cioè si evita il confronto quando c’è rischio concreto di essere congelati... il ragionamento è puramente quantitativo, anche se poi a livello profondo non soddisfa e a un confronto “rischioso” ci si arriva lo stesso... mi trovo ad avere già dato la risposta alla mia domanda... la prudenza è una fase transitoria! 

8/6/2007

PAUSE LUNGHE

PAUSE LUNGHE

Come sono terribili queste pause lunghe i ritmi non sono quasi più nemmeno umani... oggi non sto molto bene e il cervello si mette in modo... come si fa a fermare la fantasia nera? ... quella che bisognerebbe proprio fermare, ma quando il corpo duole vuol dire che c’è veramente qualcosa che non va nei ritmi essenziali dell’esistenza... come faccio a raccontarti quello che mi passa per la testa? ... non sono cose buone... ma è meglio che le tenga per me... forse domani sarà un giorno migliore... forse... domani... Ho cominciato a scrivere per esorcizzare i pensieri neri... speriamo che riesca... ed è ovvio che il pensiero corre a te... un tempo, quando non stavo male veramente, un pensiero del genere mi rimetteva di buon umore... adesso mi tiene la mente occupata ma quando i dolori si fanno sentire  strillano così forte che distrarsi è impossibile... però ancora non ho veramente grossi motivi di preoccupazione... è vero che con gli anni la sensazione di essere dei sopravvissuti incalza... ma non sempre... basta non guardarsi allo specchio, non ascoltare troppo i propri dolori, intendo chiaramente quelli fisici... è la vacanza? ... che cos’è la vacanza? Un po’ di tempo libero tra fiato corto, mal di testa, artrosi e mille altri malanni... Beata gioventù! ... è per questo che bisogna godersela... e tu che fai? ... non riesco nemmeno a immaginare quale possa essere la tua giornata... mille cose da fare... ecc. ecc. ... ma alla fine c’è una soddisfazione vera? Non so perché ma credo che la tua vacanza possa essere soprattutto un più o meno convincente modo di riempire il tempo... fai quello che vuoi? ... Non credo... in linea teorica potresti fare tutto quello che vuoi, in linea pratica non è così... Ho letto una frase che mi ha colpito: i miei  amici ora sono più amici di prima... e francamente la cosa mi sembra paradossale e probabilmente lo è... un rapporto affettivo, qualunque esso sia, deriva dall’incontro di due volontà o di due interessi, se prendiamo questo termine in senso lato... mi chiedo allora perché ora più di prima? Per istinto consolatorio? la cosa mi lasca perplesso... anche se poi i cosiddetti amici sono in realtà una categoria assolutamente eterogenea e tra di essi alcuni potrebbero avere motivi molto seri, cioè meno apparentemente altruistici... e poi, a parte il fatto che non capisco che ci sia da consolare... ma questi, chiamiamoli così, tentativi di essere più amici di prima a che servono? Cioè... se tu troverai quello che stai cercando allora dimenticherai le difficoltà e le malinconie ma se non troverai quello che cerchi o peggio se lo troverai a metà... non potrai consolarti con le belle parole di chi vuole essere più amico di prima... in genere parto da un teorema: se un rapporto cambia in modo serio c’è dietro un interesse personale non generico di tutte e due le parti... in caso contrario le belle parole e i complimenti finiranno abbastanza rapidamente con un’eclisse più o meno veloce... Mi chiedo... e io perché sto qui a meditare sempre sulle stesse cose? ... lo faccio perché ho le mie ragioni... che potrebbero anche non avere nulla a che vedere con le tue o addirittura potrebbero essere incompatibili... ma l’interesse è il mio... è realmente il mio... mi sono trovato qualche volta in situazioni apparentemente simili ma le reazioni sono state diverse e non ho cercato affatto di essere più amico di prima... anzi ho lasciato che una lenta eclisse mi portasse via... il tutto senza rimpianti... e non escludo che possa accedere lo stesso anche con te... ma le motivazioni troppo nobili mi sembrano sempre piuttosto false... in effetti le spinte di fondo che muovono le persone a fare o a non fare le loro scelte sono spinte molto concrete... più concreta è la motivazione più seria è la scelta... è anche per questo che ti ammiro... hai fatto una cosa estremamente intelligente... non hai cercato di trovare false motivazioni, non hai detto eccelse stupidaggini... che in cose del genere si sprecano... quello che vorresti non è una sublimazione ma una persona concreta... anche se di questa persona in effetti non vedi nemmeno parzialmente definiti i tratti caratteristici... Per le scelte sublimate tutto è possibile, non escludono nulla... per il tuo modo di procedere invece non è così e in fondo sembra che tu ponga delle condizioni a priori... e dico sembra perché non riesco a capire quanto di ciò che è accaduto sia stato voluto consapevolmente e quanto invece derivi dalla volontà di fare una scelta di principio... parola che in genere temo molto perché dietro di essa si nasconde talvolta l’impossibilità di prevedere in concreto le conseguenze. Faccio un esempio dissacrante: chi vede una persona che sta affogando e si getta in mare nella piena convinzione di poter risolvere il problema e poi, invece, affoga, non è realmente un eroe, la sua scelta apparentemente eroica derivava da un errore di calcolo, da una incapacità di prevedere... cose di questo genere sono possibili... non sto cercando di diminuire il valore di quello che hai fatto ma solo di riportarlo a una dimensione più realistica... meno mitica. In certi momenti mi tornano dei dolori più forti e il cervello per qualche minuto ti abbandona e si rimette a girare sui pensieri neri... dopo qualche minuto passa... ma sono una presenza che in background  rimane...  vorrei tornare a parlare di te ma devo fare una sosta... mi stenderò un po’ sul letto... speriamo che serva almeno a cambiare posizione. Se il cervello resterà sufficientemente libero cercherò anche di riordinare le idee su di te... anche se sono elucubrazioni assurde e cinque minuti di colloquio diretto sarebbero cento volte più utili... Eccomi... mi rimetto al computer ancora per qualche minuto... i dolori ci sono e ci restano... ma devo cercare di usare il cervello anche per altre cose... allora... che fai di bello? Non è una domanda generica... vorrei proprio sapere se quello che fai è veramente quello che vuoi o è un anestetico, pensandoci bene l’eroismo lo escluderei ma una motivazione seria credo che ci sia... cerco di richiamare alla mente le cose che hai detto e che hai fatto di recente... in effetti in qualche cosa ho avuto l’impressione che tu sottovalutassi il rischio... il che per un verso è positivo perché non mi sembri proprio una perda facile di ansie e di preoccupazioni... per l’altro verso c’è però il pericolo concreto che consiste proprio nel sottovalutare il rischio... in effetti non è la prima volta che fai cose del genere, l’autocontrollo agisce su di te più che come un freno, come un peso che carica una molla... a un certo punto la molla scatta... e allora non ti fermi più, c’è quasi un limite oltre il quale eviti anche di ragionare, sopravviene una specie di reazione istintiva incontrollabile... cosa che chi non ti consoce non si aspetterebbe... ma che, superato il punto di rottura avviene... Non riesco nemmeno a stare seduto... figurati tu se riesco a ragionare in modo lucido... no... devo fare un’altra pausa... ne ho assoluta necessità... spero che almeno possa stare bene tu... sarebbe una cosa ingiusta se non succedesse... anche se certe volte può succedere... purtroppo può succedere ... come sarebbe bello pensare alle vacanze... sì, anche a tante altre cose... ma stare bene, essere fisicamente padroni si sé... è una sensazione confortante la fiducia fisica in sé... ma piano piano questa sensazione ti abbandona... adesso pausa... ecco torno al mio computer, un po’ meno peggio di prima... e un’altra riflessione mi è venuta in mente... tu hai diversi modi di parlare... le parole, le immagini e, direi, l’associazione di immagini e parole. Per capire quello che puoi avere in mente più che leggere bisogna ascoltare e osservare, suoni o immagini sono per te rappresentazioni immediate di sentimenti ... dal di fuori non è facile decifrare il senso esatto di tutto questo ma il senso almeno si intravede... quanto poi alle immagini e alle associazioni di immagini e parole la cosa è ancora più evidente... e, direi, la simbologia non è astratta, non è fatta per non essere capita... ma anzi proprio per offrire una chiave di lettura senza troppi arzigogoli... un parlare per metafore, anche nelle immagini, sperando che qualcuno sappia leggere quelle immagini, leggerle come simbolo, come simbolo concreto di sensazioni, l’idea della fine di qualcosa, quella dell’inizio di qualcosa di nuovo, quella del non sapere dove si sta andando. L’associazione di parole e immagini dice molto... va letta nei particolari... con attenzione... Se avremo l’occasione di incontrarci che cosa mi risponderai? Quante cose ti chiederai senza neppure dirmelo e forse nessuna... ora semplicemente non lo so ... Ho letto diverse cose scritte da te... le tue lettere, le cose che hai pubblicato... ma ce ne sono alcune che non hai pubblicato, ogni tanto, quasi distrattamente hai fatto riferimento a una cosa che stavi scrivendo... poi passavi ad altro e l’argomento cadeva... quello che ho letto sembra nascondere un certo imbarazzo nei confronti del discorso a due... nonostante tu abbia mille volte cercato di accreditare il contrario... quando scrivi invece cose di tipo più lirico, letteratura da single, scrivi cose così belle che mi sono fermato più volte a rileggerle e ogni volta con emozioni nuove... sembra quasi che la dimensione dei sogni e dei simboli sia quella che tu preferisci... questo discorso è coerente con quello sugli amici... almeno così sembra... quello che mi chiedo è che cosa ci sia in quello che non hai pubblicato e perché non lo hai pubblicato... e qui il ragionamento non è teorico, perché anch’io ho pubblicato alcune cose ma non altre e quelle che più amo sono quelle che non ho pubblicato... In fondo alla gente puoi dare solo quello che è capace di capire, il resto sarebbe sprecato, il resto è privato... riprenderai il progetto? Ma perché? Per trasformare quello che hai scritto e farne una cosa banale (anche se una cosa che viene da te non può essere banale) oppure per finirlo... per perfezionarlo per te, prima di tutto per te... forse non solo per te ma certo non per il pubblico e non ti nascondo che vorrei tanto leggere quello scritto inedito perché in fondo vorrei che tu leggessi i miei inediti... Quando ci capiterà di trovarci faccia a faccia mi troverò in un imbarazzo tremendo... questo lo so già... in fondo temo il tuo giudizio e soprattutto la tua indifferenza... Perché incontrarsi se poi le nostre strade si divideranno immancabilmente? ... Forse per vedere che cosa ci potrebbe rimanere... è il problema del dopo... ci si incontra, forse capiterà anche a noi... un pomeriggio quasi incredibile, un gelato, una pizza... ma l’indomani che cosa rimarrà? Riuscirò a dire quello che ho da dire? Ti distrarrai pensando ad altro? ... anche se tutto andasse nel migliore dei modi che cosa rimarrebbe l’indomani? L’idea che possa non rimanerci niente quasi non l’ammetto... perché non dovrebbe rimanerci nulla? ... Poco... va bene... posso pure accettarlo ... ma niente non lo accetto... ho appena aperto la posta... Niente! ... Ma questo è diverso... questo non mi spaventa... Allora... che cosa resterà? Io penso che qualcosa resterà... sì, probabilmente qualcosa resterà se non avrai paura e se non avrò paura... perché, e tu lo sai benissimo, sognare è facile... ma costruire cose vere è difficile... Non ti dico che mi piacerebbe molto incontrarti un bel giorno per la strada e vedere che il tuo sogno si è realizzato... ma non te lo dico per una sola ragione... perché significherebbe che fino a quel giorno ho perso i contati con te... mi piacerebbe vederla nascere la tua felicità, per carità, stando a rispettosa distanza, certo, ma mi piacerebbe vederti sorridere in un altro modo... avresti realizzato insieme il tuo sogno ma anche il mio... perché la felicità si contagia... A questo punto dovrei cancellare tutto quello che ho scritto perché esprimere i propri desideri può avere il fine non dichiarato di condizionare psicologicamente ... e allora dovrei cancellare tutto... ma perché? No, la verità ha i suoi diritti... in fondo hai anche diritto di capire... e che problema poi questo del capire! Chissà se io posso capire... chissà se tu puoi capire... ma certo che puoi capire... Adesso per fortuna i miei dolori stanno diminuendo e riesco a stare seduto quasi senza sforzo... in fondo mi fai da analgesico... in effetti è così: sei una medicina per sopportare i dolori ... Che attese! ... Ma perché non è successo tutto subito... sarebbe stato meglio... e invece no! pause... attese... attese logoranti... be’ non esageriamo.. diciamo solo attese ma niente di tragico in fondo credo che qualcosa da dirsi ci sia veramente... ma una valutazione del genere non trasforma un’ipotesi in realtà... Mi ritorna in mente quando ho ricevuto le tue prime lettere... mi hanno spiazzato, non me le aspettavo... mi hanno fatto veramente piacere... in fondo è inusuale ricevere corrispondenza da una persona che ti ha colpito... allora la cosa è stata gradita ma onestamente non davo troppa importanza a queste cose... mi chiedevo come mai tu avessi preso una iniziativa del genere... chissà, forse anche tu hai passato un po’ di tempo a interrogarti su di me... eppure ci si conosceva pochissimo, direi quasi per niente... poche o pochissime parole scambiate... una certa reciproca condiscendenza... questo sì... mai il tentativo di prevalere, né da parte mia né da parte tua, talvolta quasi il piacere di cedere, di lasciare spazio sorridendo... e anche questo mi colpisce perché è venuto tutto spontaneamente e in modo piuttosto simmetrico... E poi, un'altra cosa che mi colpisce e un po' mi preoccupa: la leggerezza... che ha certamente un fascino, proprio perché alleggerisce, toglie l’odore di drammatico... dove non ci deve essere... però quella leggerezza mi preoccupa pure... e l’ho già detto... non voglio ripeterlo... in fondo sentire una persona che sorride, che ride, che dice battute è coinvolgente...  anche se certe volte sembra quasi che quelle cose siano un po’ un modo di mandare tutto a rotoli in allegria... Mi chiedo talvolta come siano i tuoi momenti depressi, i momenti neri, quelli nei quali domina la solitudine o il senso del non realizzato... francamente non riesco a immaginarti triste... dici che di momenti neri ne hai vissuti tanti... eppure non mi è mai capitato di vederti in uno di quei momenti neri... proprio mai... in qualche momento sembravi essere sul punto di perdere la pazienza ma non è mai successo... quando hai avuto le tue critiche da fare le hai fatte e senza pesare troppo le parole... però non mi è mai capitato di vederti triste... è vero che in fondo ci conosciamo poco e che, tra l’altro, ci siamo sempre incontrati quando c’era altra gente... tante volte avrei voluto tirarti fuori dalla folla... ma non è stato mai possibile, avrei voluto avere quindici minuti, non dico di più, solo quindici minuti per parlare con te... ma non è mai accaduto... Qual’è la mia più grande paura? ... no... non poso dirtelo, se queste cose non le scopri da te non ha senso dirle... Riapro la posta... Niente! ... Parola d’orine. Pazienza! ... ma “pazienza!” in questo caso non vuol dire: “dobbiamo adattarci e tanto vale che facciamo finta che va bene lo stesso”... No! Pazienza! Significa solo che ci vuole la pazienza di aspettare una cosa che probabilmente accadrà... Oggi è solo lunedì, la settimana è appena cominciata... lo so che puoi avere cose molto più interessanti da fare (e te lo auguro sinceramente) ... però qualche minuto per me trovalo! ... perché aspettare va bene... ma la pazienza ha un limite! (anche se quel limite è lontanissimo).