Antonio 的个人资料ESSERE IN DUE PER ESSERE...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


2007/8/21

IL POPOLO SENZA ORECCHIE

Dietro una parola che sembra dire tutto ti accorgi che c’è tutt’altro. La Babele delle lingue esiste anche tra quanti parlano la stessa lingua... e ti accorgi di non aver capito nulla perché le parole sono solo parole... ma solo il significato conta... non c’è nemmeno disappunto nel rendersi conto di non capire, la forza dell’abitudine traveste i fallimenti da ovvietà, da regola obbligata, o almeno da statistica probabile... Il dialogo? Un’altra invenzione della logica predatoria? o semplicemente l’utopia verbale di un popolo senza orecchie? 

2007/8/19

IL PASSATO DELLO SPIRITO

IL PASSATO DELLO SPIRITO

Questa lettera non ha destinatari specifici, la scrivo solo per parlare a chi vorrà leggere, e leggere è già una fatica. Di che cosa tratta questa lettera? ... in sostanza non tratta di nulla... non è nemmeno una storia... non c’è molto da raccontare... mi frullano ora per la testa alcune (pochissime) cose che vorrei dire a chi ha voglia di leggere. Una in primissimo luogo: le difficoltà esistono, le paure esistono, le impossibilità di principio esistono, le incomprensioni immotivate esistono... perché? Questo non lo sa nessuno. Di fronte a questa constatazione la prima reazione, la più immediata è di chiusura... se è così allora tanto vale rinunciare. Poi subentra un’altra osservazione: perché cercare una strada personale, illudersi di trovare un cammino individuale alternativo e, peggio ancora, di riuscire a governarlo? E’ più saggio guardarsi intorno con occhio meno critico rispetto ad altri modi di porsi... perché quelli sono pur sempre modi di porsi sperimentati, in ciò che esiste non c’è nulla di estemporaneo... in qualche modo l’esperienza collettiva conta più di quella individuale, non perché si impone su quella individuale ma perché è più saggia... Quante scelte che dal di fuori appaiono assurde sono in fondo dettate da una logica necessaria... quante cose che apparivano strane, col tempo, piano piano, cominciano a manifestare il loro aspetto serio, quello profondo che non avresti mai neppure immaginato. La prudenza nel giudizio, in fondo, prelude alla uniformità, ad una uniformità non passiva... direi alla consapevolezza, alla presa di coscienza che anche qui l’individualismo non paga... E’ così che si comincia ad amare ciò che per molto tempo si è considerato follia, che si comincia  capire il senso del collettivo, che si comincia a dismettere l’abito di scena del protagonista per assumere quello più realistico della comparsa... Consapevolezza significa adattamento? Mh... in un certo senso è inevitabile... una constatazione un po’ misera ma realistica... Torno alla pretesa di governare gli eventi, quelli intendo della vita privata... insana pretesa... anche le dimensioni più private della vita sono assolutamente casuali... siamo monadi e, a parte qualche momento di transitorio entusiasmo, che deriva da valutazioni errate, non abbiamo alcuna prospettiva di uscita dal fatto di essere monadi... Ci vorrebbe forse una dimensione d’amore di un altro livello, di un amore senza egoismo... ma questa appare più che altro come una ipotesi teorica, anche se fosse, sarebbe una rarissima eccezione... nella prospettiva dell’ordinario queste cose non esistono... l’egoismo, nel senso più nobile del termine, domina, e talvolta domina anche in senso molto meno nobile... è così che tutto diventa mercato, quando va bene, nel senso nobile del termine. Un do ut des dal quale non ci si libera. E qui, lo dico anzitutto a me stesso: attenzione alle parole! Mi spiego meglio: le parole non contano nulla! Solo i fatti contano... Le parole in genere precedono i fatti, li sostituiscono, ma i fatti finiscono poi per smentire le parole. Torno al punto: le difficoltà esistono... i miracoli no. Nel fluire casuale e ingovernabile degli eventi ci sono anche quelli favorevoli, o che sembrano tali, ma non sono miracoli, non sono destinati a noi, sono casuali, non rispondono alla nostra logica o ai nostri desideri... Le paure esistono, le impossibilità esistono ... a che serve allora pensare di superare queste cose? Cercare di dare un senso quasi finalistico e individuale a cose che con noi, nel senso serio del termine, non hanno nulla a che fare? Francamente non saprei che cosa rispondere... ma certo è che si fa, prima inconsciamente, poi con sempre maggiore consapevolezze e sempre minore entusiasmo... alla fine questi tentativi si archiviano... si prendono le distanze dal prossimo in modo più profondo e si riconquista il senso della monade... lo si rivive in modo positivo, cioè lo si riconosce come il modo normale della vita, direi quasi l’unico possibile. A quel punto, che prima o poi arriva, ci si guarda intorno, non per difendersi, perché in fondo, non c’è nulla da cui difendersi, semplicemente ci si guarda intorno e si vede il mondo degli altri, lo si osserva da di fuori, questa volta con la consapevolezza di essere e di rimanere al di fuori, con il distacco sia emotivo che razionale di chi osserva un mondo non suo... non simile al suo... neppure vagamente affine... il mondo di quelli che stanno provando, di quelli che ci credono che, forse, in qualche modo si realizzano o credono di realizzarsi... Come si reagisce di fronte a queste cose? ... E’ semplice... non si reagisce... ormai rappresentano il passato dello spirito... per altri invece sono il presente, sono un mondo da esplorare, pieno di promesse... ma col senno del poi quelle promesse non interessano più. Alla fine di un ciclo, direi psicologicamente alla fine di una vita, si ritorna alla monade, le proiezioni all’esterno di sé cedono spazio alla riconquista del sé, l’avventura della vita ha definitivamente smarrito il suo significato... le difficoltà, le impossibilità, le incomprensioni di principio non sono più cose contro le quali si lotta, sono ormai cose accettate, cose considerate regole generali senza eccezioni e qui nasce il senso della compassione, per sé e per gli altri, nella consapevolezza di un destino monadico contro il quale a nulla vale cercare di combattere. Allora si scrive senza destinatari, si scrive senza supporre che qualcuno legga, allora ci si rapporta con gli altri nel senso generico del termine. 

2007/8/11

LO SAPEVO

LO SAPEVO

- Oh! ... Finalmente ce l’abbiamo fatta... ti ho fatto aspettare... però ce l’abbiamo fatta... allora come va?

- Insomma... non c’è male... tu mi sembri in forma splendida...

- Non c’è male, non mi posso lamentare... insomma tutto nella norma... allora... che mi dici di bello?

- Eh... e che ti dico... mh... non lo so... che ti dico?

- Io ho fatto un bel po’ di cose interessanti... Il Canada, sai, è un posto bellissimo... al nord fa freddo pure d’estate... e poi il posto, la gente... proprio l’ebbrezza di un’altro mondo ho fatto un giro bellissimo ... sai perché si chiama Canada?

- No... veramente no...

- Beh, ci sono tante teorie... un esploratore francese Jacques Cartier utilizzò una parola indiana Kanata che significa villaggio pensando che fosse il nome della regione...

- Ah...

- Però... c’è un’altra teoria... forse ci arrivarono per primi gli spagnoli in cerca di oro... e tra loro si dicevano “aca nada” cioè qui non ci sta niente... oppure si dice che derivi dal fatto che ai primi coloni francesi era permesso bene un boccale di birra al giorno (a can a day)... però da dove venga non lo sa nessuno...

- Ah...

- E poi siamo stati a vedere le partite di lacrosse una cosa stranissima, ci sono le racchette come nel tennis ma si tira in porta come nel calcio... mh... mi sa che si annoiando con tutte queste storie... ma vedrai che prima o poi ci andiamo pure insieme...

- Eh... prima o poi...

- E tu che hai fatto?

- Beh... in pratica ho lavorato tutta l’estate...

- Proprio niente ferie?

- Una settimana l’avevo presa a Natale... quindi dieci giorni... gli altri me li devo tenere... non si sa mai...

- Eh be’... sì... un po’ di prudenza non fa mai male... e l’anno venturo che farai?

- Solita vita... più o meno...

- Io pensavo di andare negli Stati Uniti... ho avuto una proposta da un’università americana per un master lì... mi tenta molto... pagherebbero tutto loro... il master dura due anni ma poi dovrei rimanere lì per atri tre... e chiaro che poi quando torno un’esperienza come quella pesa... non so che fare... tu che dici? Era tanto tempio che te ne volevo parlare... ma non c’è stata mai l’occasione... sai come sono queste cose... per lettera non mi piace... ma tu che ne pensi?

- E che ti dico... devi fare quello che pensi sia meglio...

- Tanto noi non ci perdiamo di vista... c’è MSN... e poi l’estate mi vieni a trovare... lì l’estate è bello... tu sei una persona troppo importante io non ti voglio perdere... e poi ancora non ho deciso... non so nemmeno se ci vado... mi piacerebbe però non lo so...

- Quando parti?

- Penso il 15 settembre se non cambiano le cose, la prenotazione l’ho fatta per il 15 settembre... dai dimmi che pensi... non mi lasciare in sospeso...

- E che penso... se la cosa è importante non te la devi fare scappare... e che ti posso dire...

- Però poi ti devi fare sentire... hai capito... noi non ci dobbiamo perdere in effetti noi abbiamo un mondo in comune... scusa, tu lo sai benissimo... io non riuscirei proprio a fare a meno di te... scusa... il cellulare... Pronto... oh come stai? ... io benissimo... no, domenica no... eh no, mi dispiace... Lunedì? ... allora Lunedì... alle nove, alle nove... non mi fare alzare troppo presto... passi tu da me va bene... va bene, ciao... Scusa eh... sono amici, brave persone... veramente brave persone... vanno domenica in Abruzzo...  ma io domenica ho da fare... perché mi guardi così? Non devo fare cose strane domenica... vado a Verona a vedere il Nabucco all’Arena... ci vado con i miei... non pensare male.. ci vado con i miei... poi lunedì mattina sto di nuovo qui... non ti preoccupare, non scappo... che pensi? Perché fai quella faccia... dai dillo...

- Non lo so, proprio non lo so...

- Se voi possiamo andare a cena fuori ma prima di venerdì non posso proprio... però venerdì si può fare benissimo...

- Va bene, come vuoi tu... in linea di massima vada per venerdì... ma se non puoi non te ne preoccupare proprio...

. Beh... se non posso non posso... ma cercherò di esserci... così almeno ci facciamo una bella chiacchierata... mi manca tanto una bella chiacchierata con te... non mi sento affatto a disagio quando sto con te... però un rimprovero te lo devo fare... perché il cellulare ce l’hai pure tu e quando stavo in Canada lo potevi pure adoperare... eh...

- Beh.... pero pure tu...

- Mh... hai ragione... ma io avevo tante di quelle cose per la testa... e poi lo sai come sono... quando sto fuori di casa il mio cervello rinasce... a stare a Roma proprio non ci riesco... qui si sta bene ma io voglio andare in Canada e alla fine ci andrò... lo sento che la mia patria è quella... lo sento proprio... mi manca... è la seconda volta che vado in Canada e questa volta mi ha fatto proprio l’effetto di tornare a casa... le strade ... Toronto è una città meravigliosa... quando ti avvicini dal mare e vedi la National Tower resti a bocca aperta... è alta più di 550 metri... e poi la gente... nessuno si impiccia degli affari degli altri... massima libertà... tanto spazio e poca gente... un posto bello per viverci...

- Ma non ci fa freddo?

- Beh... che vuoi che sia, le case sono riscaldate... ci si può stare benissimo pure d’inverno e poi l’estate è bellissima, non c’è il caldo asfissiante che c’è qui...

- Senti, io ti volevo dire una cosa...

- Dai adesso usciamo, andiamo da qualche parte... non mi piace stare troppo tempo dentro casa... andiamo dove vuoi tu ma andiamo da qualche parte...

- Ok... allora andiamo a Villa Borghese...

- No, a Villa Borghese no... andiamo un po’ al centro... almeno c’è un po’ di gente...

- Va bene, io ti seguo...

- Che stavo dicendo? .. ah si, di Toronto... devi vedere che università che hanno... una cosa incredibile... ci sono degli edifici antichi bellissimi che sembra si stare a Oxford... proprio il tempio della cultura... però ci sono pure gli edifici moderni, quelli supertecnologici... è un mondo più inglese di quello dell’Inghilterra... più inglese nel senso tradizionale del termine... se me ne potessi andare lì invece che negli Stati Uniti credo che starei anche meglio... e poi lì si fa subito a fare amicizia... sono carucci... cose immediate, dirette, senza stupidaggini come da noi... con due ragazzi ci siamo scambiati i numeri di cellulare e ci siamo sentiti pure dopo... pure in chat... così posso pure perfezionare l’Inglese però non solo per quello perché ci si chiacchiera bene... che stavamo dicendo?

- Io volevo...

- Ma perché andiamo al centro? ... Dai, andiamo da qualche altra parte... che ne so, all’EUR... eh... che dici?

- Guarda, per me è del tutto indifferente...

- Mannaggia, ma sei una pappamolla! Tu non prendi mai posizione su nulla... se continui così finisce che ti mettono proprio sotto i piedi...

- Beh...

- No, vabbe’, dicevo per dire, lo so benissimo che non succede... e poi... se ti posso dire una cosa un po’ privata... ho una paura tremenda di andare in America... in California... devo andare in California... chissà come mi troverò... mh...

- Secondo me ti troverai benissimo...

- Perché lo dici?

- In effetti che cosa ti manca per stare perfettamente a tuo agio? ... La lingua la sai benissimo e dopotutto, se il master te lo hanno offerto vuol dire che a te ci tengono perché costa un sacco di soldi... secondo me tu in California ci resti...

- No! Questo non credo... e se poi succede vuol dire che ci vieni pure tu... tanto lì un lavoro si trova...

- I tuoi come l’hanno presa?

- Bene... perché?

- Be’, in sostanza è una cosa positiva ma si tratta pure di stare cinque anni fuori di casa se non di stabilirsi definitivamente lì...

- Sì... però lì ci vai a stare a un altro livello... insomma è un’opportunità... mio padre ci tiene moltissimo... c’ha pure qualche amico lì che mi può dare una mano... ma io gliel’ho detto: guarda che io non ho bisogno di nessuno... so stare benissimo per conto mio...

- Questo mi pare evidente...

- E allora dimmi in bocca al lupo!

- In bocca al lupo!

- Ma in modo più convinto!

- In bocca al lupo!!!

- Oh... finalmente un po’ di grinta... scusa... il cellulare... Pronto... oh... chi si sente... mi fa veramente piacere... un amico come te non si trova da nessuna parte... tu sei il meglio! ... No, no, dico veramente... dimmi, dimmi... le prove saranno venerdì dell’altra settimana... le passi, le passi... certo che le passi... ma di che hai paura... uno con un cervello come il tuo... No! Stai traquillo... se te lo dico io puoi stare tranquillo... va bene? Va bene? ... Ok... Niente, niente... ciao, ciao!

Mannaggia c’è certa gente che ti si attacca e che non te ne liberi più... questo è un cretino che deve fare un concorso che non passerà mai... ma, poveretto, non se ne rende proprio conto... io non gli posso mica dire: senti... tu non passerai mai! ... E che posso fare... tanto non capisce... pensa che io possa fare chissà che ma intanto io non poso fare niente e se potessi non lo farei... se ci sai arrivare con le tue gambe bene altrimenti ti attacchi! Vabbe’ che stavamo dicendo... non mi ricordo più... ah sì... che devi avere più grinta...  dimmi di no!

- No... forse hai ragione... però non è cosa per me...

- E invece tu potresti avere mille possibilità concrete e te le stai facendo sfuggire una dopo l’altra, tu ti accontenti, quando c’è un’occasione non la prendi a volo... ma pure alle feste... a quelle che contano... io ho provato a dirtelo tante volte ma tu niente!

- Però non hai mai voluto andarci con me...

- Ma in quei posti non ci si va in due... se mi vedono con te perdo la faccia... non ti offendere, non è una questione di svalutare o altro... è che se si sta in coppia aprire la conversazione è più difficile e lì ci si va per quello...

- E poi noi non siamo nemmeno una coppia...

- Ma perché dici così... non è vero... siamo una coppia eccome... quando penso a te io sto bene...

- ...

- Beh... che c’è? ... perché non rispondi?

- Sì, in certo senso siamo anche una coppia...

- Così va meglio... ma devi avere più grinta... se una cosa la pensi la devi dire!... la devi dire senza imbarazzo...

- Va bene...

- Ma guarda che schifo questa strada... qui non ci pulisce mai nessuno... Roma potrebbe essere una città bellissima e invece deve essere uno schifo... un giardino come questo che sembra un immondezzaio... tu vedessi a Toronto se trovi una carta per terra! Quella è proprio un’altra dimensione della vita... e pure quelli... ma io dico... se c’avete altro da fare statevene a casa... ma che bisogno c’è di venirsene qui a dare spettacolo...

- Ma si stanno solo dando un bacetto...

- Se fosse per te tutto sarebbe lecito... mentre ci vorrebbe un po’ di senso della misura e questi non ce l’hanno... sono un po’ come gli animaletti... mah... vabbe’, tanto su questo punto non ci capiremo mai... ci prendiamo un gelato... seduti però...

- Ok...

- Dentro, dentro, c’è una terrazza sul lago... ecco, qua, qua va bene... io voglio una coppa fragola limone e ananas... chiama il cameriere...

- Ma quello viene da sé, non c’è bisogno di chiamarlo...

- Ma se non lo chiami stiamo qui fino a domani... vabbe’... sta arrivando...

- Due coppe fragola limone e ananas... grazie...

- Questo posto sta peggiorando... qualche anno fa era bello... adesso sta scadendo di livello...

- Mi pare che il cameriere fosse perfetto...

- Ma non dico per il cameriere... è la gente... mamma mia ma ci sono certi attrezzi...  e non si fanno mica i cavoli loro... ma che stanno guardando! ...

- E tu non li guardare... lasciali perdere...

- Ma mi danno fastidio... e poi il servizio è lento... questo non arriva più...

- Perchè quando andavi a prendere il gelato a Toronto era diverso?

- Diverso? ... proprio un’altra dimensione! Soprattutto la gente! ... Qui in Italia siamo secoli indietro... arriva va’!

- ...

- Perché hai pagato subito?

- Perché così quando ce ne vogliamo andare non dobbiamo aspettare un’altra volta!

- Giusto! Hai fatto la cosa giusta! ... ma questo non è un gelato è un masso di ghiaccio del polo nord! E’ durissimo... in un posto come questo ti portano un gelato così... ma non sanno nemmeno regolare i frigoriferi...

- E no... probabilmente no... ma se lo lasci lì due minuti si scioglie da sé...

- Ma tu ti devi sempre adattare... tanto a te ti va tutto bene... e poi l’ananas pure pure...la fragola è coloratissima... e il limone è un pezzo di ghiaccio...

- A me non sembra così male...

- E certo... se una cosa non piace a me piace a te... ma lo so, lo so che è così... e poi te lo sei spolverato in due cucchiaiate... ma sembra che non hai mangiato da tre giorni...

- Ma che fai? ... perché poggi il cucchiaino?

- Non mi va... non mi piace... senti... andiamocene... qui tutta questa gente che guarda mi fa passare l’appetito...

- Ok... andiamo...

- Almeno qui non c’è gente che ti tiene gli occhi addosso... certo ci sono quelli che continuano a sbaciucchiarsi... ma almeno non si impicciano dei cavoli nostri...

- Hai fatto qualche foto in Canada?

- Sì... quasi mille, ce le ho tutte sul computer... se le vuoi te le mando...

- Beh... per posta mi sembra difficile.. ci vorrebbe un CD... ne dovresti fare uno...

- Ma non lo so fare...

- Come non lo sai fare? Col computer hai fatto miracoli... e non sai fare un CD?

- Vabbe’, lo so fare ma non mi va... facciamo così... vieni tu e te lo fai da te...

- Faremo anche questa... però io le foto le voglio vedere con te e tu me le devi commentare...

- Ma... che ti devo dire... un po’ le romanticherie mi piacciono però... no... ci vuole troppo tempo... te ne mando una decina...

- Va bene... e il commento?

- Ma non ti basta mai? ... Ma io ho pure altre cose da fare nella vita... non posso stare sempre appresso a te... che pensi? Perché mi guardi così?

- No... niente. ero sovrappensiero...

- No... tu stavi pensando a quello che stiamo dicendo... scusa... il cellulare... pronto... carissima! ... Ma no! Ma veramente? ... Accidenti se mi fa piacere! ... certo che lo conosco... sì siamo amici di vecchia data... che bella notizia che mi dai... e quando? ... Ancora un po’ di tempo c’è... sì... molto volentieri... quando vuoi tu... venerdì... va bene, si venerdì va benissimo, non c’è nessun problema... come no... certo, certo... carissima, auguroni... e ci vediamo venerdì... va bene e fai anche a lui tanti auguri da parte mia... Ciao cara, ciao! ... Scusa eh... questa proprio non me l’aspettavo... te la ricordi Milena?

- No... e tu te lo ricordi che venerdì dovevi uscire con me?

- Vabbe’... ma che dovevo fare Milena si sposa e mi dice se ci vediamo venerdì e io devo dire di no? Certe volte non so proprio come ragioni... vuol dire che noi ci vedremo un altro giorno...

- Ok, ok... insomma chi è questa Milena?

- Ma come... te l’ho presentata quando siamo andati insieme al Terminillo...

- Ma guarda che non siamo mai andati insieme al Terminillo...

- Vabbe’, forse non è stato con te... ma non fa niente... Milena è una caruccia, ma caruccia forte e si è messa con un broccolo... ma secondo me il motivo c’è... il broccolo deve essere uno broccolo ben dotato... non fare quella faccia sconvolta! ... non hai capito niente... voglio dire che deve avere un bel portafoglio...

- Ah...

- E Milena, secondo me ha sempre avuto la tendenza fare la mantenuta... a lei piace fare la signora... non lavorare... avere quelli che le tengono tutto a posto... hai capito il tipo... e così si è accomodata per il meglio... il marito dopo tutto non fa nemmeno tanto schifo... quindi ci va proprio a nozze... e poi lei aveva la mania di sposarsi presto... così si poteva accomodare subito... ma dico... ma bella mia... ma tu non hai neanche un po’ di dignità... sì, vai a fare la signora... ma non è roba tua è roba di tuo marito... e se poi non lo sopporti che fai? ... te lo tieni per forza?

- Adesso hai detto una cosa che mi è piaciuta...

- Solo adesso eh?

- Io ho detto adesso, non solo adesso...

- Vabbe’, ho capito ho capito, tanto con te faremo i conti un giorno o l’altro... e quale sarebbe la cosa che ti è piaciuta?

- Quella dell’indipendenza...

- Be’ quella mi pare il minimo... adesso, scusa, io con te ci sto... però ci sto perchè ci voglio stare... ma per forza non ci starei mai...

- Tu con me ci stai... insomma...

- Come insomma? E no eh! ... ci sto eccome!

- Sì, però noi non ci vediamo quasi mai... te ne vai via per mesi e non mi mandi nemmeno una e-mail... poi te ne vai in America per cinque anni...

- Ma non sparisco mica...

- Ma se ti chiedessi di non andare tu che faresti?

- Non facciamo ipotesi... tu me lo chiedi o no?

- No, non te lo chiedo, e lo sai benissimo...

- Perchè se tu me l’avessi chiesto per me sarebbe stata una situazione difficilissima...

- ... Ma avresti scelto di partire comunque...

- No... non è così facile... io faccio quello che mi pare perché tanto tu alla fine molli sempre ma se tu non facessi così io non farei quello che voglio io...

- Bel ragionamento... mh...

- Però il fiato te lo potevi fare uscire pure prima... adesso è tutto combinato... come cavolo faccio a uscirmene che non ci vado più... tu a me non mi conosci... tu a me non mi conosci, tu adesso mi stai mettendo alla prova ma tu a me non mi conosci... io della California me ne infischio... e di tutto il resto pure... tu vuoi che non ci vado? ... e io non ci vado... tanto qualche cosa da fare la trovo pure qui...

- Ti arrabbi se ti dico una cosa?

- Che cosa?

- Adesso non fare la scena madre... lo so benissimo che partirai... non c’è bisogno di recitare... vuoi sapere se può andare bene anche così? ... Al 100% non lo so... ma forse sì... penso che lo sopporterei lo stesso... infondo sono broccolo fino a questo punto... certe volte ti prenderei a schiaffi perché mi fai solo rabbia ma certe volte no... aspetta, non ho finito... non ti mollo perché mi fai anche un po’ pena... non nel senso di disprezzo che puoi pensare tu... proprio in un altro modo... secondo me tu stai perdendo il meglio e neanche lo capisci... mi fa pena l’idea che una persona come te si faccia plagiare dalle stupidaggini... certe volte non ti sopporto proprio ma certe volte penso che non ti posso mandare in malora... perché secondo me tu rischi di trovarti da qui a qualche anno con un pugno di mosche in mano, forse con un’ottima posizione e con un sacco di soldi... ma con un pugno di mosche sotto tanti altri punti di vista... adesso l’ho detta tutta... se vuoi ti riporto a casa...

- Mh... potresti non avere tutti i torti... lo so che è così... accidenti lo so benissimo che è così... ma che dovrei fare? ... mettiti nei miei panni! ...

- No! La scelta è la tua... non è una scelta che devi fare per me... è una scelta che devi fare per te... in fondo che quando tornerai, se tornerai, troverai sempre un broccolo qui ad aspettarti lo sai, non te lo devio ripetere... e poi se perdi me non perdi gran cosa...

- Adesso vattene! non ce l’ho con te... ti giuro che non ce l’ho con te... anzi... tu sei l’unica persona che mi parla in questo modo... ma adesso voglio stare per conto mio...

- Ti riporto a casa?

- No... vattene e basta... poi ti richiamo... lo faccio... ma adesso vattene... per favore!

- Scusami... forse ho caricato troppo la dose...

- Vattene via... ti prego vattene via!

- Ok... ma mi dispiace moltissimo... ti giuro che mi dispiace moltissimo...

 

L’indomani, ore 9.00

- Pronto... ciao... ho disdetto tutto... resto... e mi sento meglio... mi sento molto meglio... e adesso vieni qua e guai a te se non arrivi qui in cinque minuti!

- Arrivo! Arrivo! ... Ma io lo sapevo che finiva così! ... io lo sapevo! 

I RAGAZZI DEI BLOG

I RAGAZZI DEI BLOG

Ho fatto oggi un lungo viaggio attraverso i blog... come in una caccia al tesoro, parto da A, che mi rimanda a B, C, D. e così via e poi via ad esplorare tutto questo dedalo intricato... e che ci trovo? ... ci trovo un mondo giovane, con qualche cosa di affascinante. Certo non ne viene fuori il ritratto dei giovani d’oggi, perché le persone che scrivono un blog, e dico scrivono, e non lo riempiono solo di foto o di banalità, sono un campione ristrettissimo e molto selezionato verso l’alto... ma anche con queste premesse il discorso è interessante. Naturalmente io vedo le cose da lontano, con gli occhi di chi non si ricorda nemmeno di avere avuto vent’anni, ma certe letture, lo devo dire, non mi lasciano indifferente. La prima cosa sconcertante che trovo è la libertà, una libertà ai miei tempi inusitata, una libertà tale che mi chiedo se ho capito a che velocità il mondo sta cambiando... e devo dire che probabilmente non l’ho capito. In questi blog c’è poco di ideologico e c’è molto di privato... e questo è il loro fascino, alcuni sono molto meglio di un romanzo o di un libro di poesie. Il blog sta diventando un genere letterario, cui si dovrebbe riconoscere dignità di letteratura alta e in fondo un blog dice molto di una persona quando non è ideologico, quando non è standardizzato... e di blog di questo tipo ce ne sono tanti. Sono una valvola di sfogo e nello stesso tempo un mezzo per cercare amici... e al di là di tutte le sciocchezze che si leggono, o meglio si leggevano, in proposito, non sono affatto pericolosi perché aggregano effettivamente gente affine e sono blog gestiti da ragazzi intelligenti che distinguono moto bene le cose serie dalle stupidaggini. La capacità aggregativa di un blog è limitata, anche per ragioni tecniche, perché quando il numero dei blog aumenta la loro visibilità immancabilmente diminuisce... ma la capacità di aggregazione c’è, i commenti si selezionano, i gruppi di amici si selezionano e diventano stabili... e hanno una loro funzione... creano una forma di supporto personale vero in un tessuto sociale dove queste cose mancano del tutto. La rete dei collegamenti, dei link o dei cosiddetti blog amici è complessa quanto e più della rete delle amicizie del mondo ordinario. Il non conoscersi personalmente favorisce il colloquio, non lo limita... quello che ne viene fuori è che questi mezzi, in mano a persone di qualità, non degenerano e non vengono abbandonati e aggiungono alla rete un senso profondo... di tipo non telematico ma schiettamente umano. Un impedimento esiste ed è purtroppo difficile da superare: i blog non costituiscono una sola rete, ma tante reti sconnesse... ognuna ha i suoi blog, i suoi iscritti... l’obbligo della registrazione, che riduce indubbiamente il rischio spam, finisce per creare un certo isolamento, ciascuna rete e un universo a sé e questi universi non sono nemmeno simili, ciascuno di essi ha la sua utenza che finisce, inevitabilmente per selezionarsi da sé ... una vera e propria selezione ambientale... ma torno all’aspetto più affascinante... puoi scoprire sui blog un mondo vero, delle persone vere, con un insieme di valori forti... leggi e rimani incantato e ti dici: allora il mondo non è poi così male... allora il mondo qualche possibilità di non essere uno schifo ce l’ha! ... Mi piacerebbe conoscerli questi ragazzi dei blog... qualcuno lo conosco... il mondo dopo di me potrà essere un mondo dignitoso... mi sarebbe piaciuto essere giovane nel XXI secolo!  

PAUSE DI RIFLESSIONE

PAUSE DI RIFLESSIONE

Spesso si sente usare l’espressione “pausa di riflessione” per indicare la premessa necessaria della fine di un rapporto interpersonale... in questo senso non si tratta di una pausa di riflessione ma di una pausa necessaria all’ulteriore raffreddamento del rapporto prima di una rottura o, talora, si tratta di una semplice minaccia. Ma la pausa di riflessione è una cosa seria a livello personale profondo. In genere tra la prima reazione, quella cosiddetta a caldo, dove prevalgono gli aspetti più immediati ed emotivi e la reazione meditata, che interviene dopo un congruo periodo di tempo, c’è una notevole differenza fino al punto che le due reazioni possono essere opposte... i meccanismi mentali che presiedono ai due tipi di reazioni sono sostanzialmente diversi: il primo è sintetico, schematico, automatico, il secondo è critico, comparativo, analitico. Diversi sono i sistemi di elaborazione della risposta, diverse sono le risposte... in alcune situazioni la lentezza giova alla costruzione o alla stabilizzazione del rapporto, in altre lo distrugge, ma la lentezza è di per sé una difficoltà perché non permette la risposta immediatamente propositiva e toglie comunque l’immediatezza che è la caratteristica più stimolante di un contatto interpersonale. A seconda della durata della pausa la risposta può differire, specialmente se i tempi sono brevi... oltre un certo punto la pausa ha esaurito il suo compito e l’ulteriore dilazione è sentita solo come perdita di tempo, in sostanza la decisione non è più in fase elaborativa... è stata già archiviata. Durante la pausa di riflessione il cervello si allontana dall’immediatezza della reazione a caldo ed esplora tutti i dati che vede pertinenti, parte dalla dimensione storica dei fatti, che viene smitizzata e ricondotta a termini più oggettivi, e si proietta verso il futuro anche qui in chiave più realistica. In buona sostanza in questa fase gli schemi mentali automatici cedono il passo all’oggettivazione, alla presa di distanza e la valutazione si fa più distaccata, il vaglio delle possibili ipotesi alternative si delinea più nettamente e, direi, la presa di coscienza dei dati reali diviene più profonda. Al termine decisione o reazione, che denota la risoluzione che conclude la fase elaborativa si può annettere solo un significato relativo, la fine di un rapporto a due deve essere accettata da entrambe le parti e lo spazio per un recupero o per un ripensamento resta comunque aperto. La pausa di riflessione non può concludere un rapporto, può favorirne la maturazione in un senso o dell’altro ma non può realmente concluderlo, porta invece una delle due parti, quella che ha usato la pausa come vero momento di riflessione, a determinare una specie di programma del proprio comportamento, una strategia... in questo senso tutto il rapporto finisce per essere condizionato da questa strategia. La scelta di una strategia, in pratica, frena la reazione immediata e il coinvolgimento più direttamente emotivo, con il risultato di richiedere all’altra parte un surplus di sforzo per riguadagnare posizioni e, in qualche modo, è proprio questa la finalità della pausa di riflessione: creare nell’altro uno stress, una difficoltà che serva a testare la volontà di andare avanti, in assenza di reazione positiva a questo stress il rapporto si raffredda rapidamente, in presenza di una reazione di tipo chiaramente propositivo il rapporto in genere riparte ma con un maggior vigore dovuto proprio al superamento della pausa di riflessione e di tutti i condizionamenti che essa di fatto ha creato. La presenza di pause di riflessione è un elemento fisiologico nell’ambito dei rapporti umani che non possono comunque essere ridotti a linearità in nessun caso. 

2007/8/10

interazione come reciprocità

INTERAZIONE COME RECIPROCITA’

A partire dal precedente post mi fermerò qui a sviluppare il concetto di reciprocità. Premesso, come detto sopra che indagare le ragioni “a priori” delle reciprocità significherebbe cercare le condizioni di un rapporto al di fuori del rapporto stesso, cosa che potrebbe avere senso solo se non fosse effettuata in astratto per categorie generali, ma rispetto allo specifico vissuto individuale e cioè sulla base di una conoscenza molto seria dell’altro, messo da parte il discorso sulle cause della reciprocità mi soffermerò sulla fenomenologia. Col l’espressione ruolo psicologico di coppia intendo individuare esclusivamente due distinti comportamenti limite: il ruolo propositivo e il ruolo di risposta. Ovviamente in nessuna coppia reale i ruoli si identificano in modo fisso con le persone e le persone quando assumono uno dei due ruoli lo fanno in modo relativo, in un certo senso appaiono più disposte a proporre che a rispondere o vice versa, premesso ciò, bisogna ulteriormente chiarire che questi ruoli non hanno nulla a che vedere altri ruoli socialmente o altrimenti determinati come il ruolo del marito o della moglie.

Se in un rapporto di coppia i ruoli tendono a divenire fissi, ossia c’è una parte che propone e l’altra che si limita a rispondere, il rapporto finirà per logorarsi ... si tratta di un rapporto a ruoli fissi che individua una parte attiva e una parte passiva, cosa che poco si concilia con una vera vita di coppia che richiede una assoluta parità. In sostanza la vita di coppia, ma con questa espressione intendo anche lo scambio di un sorriso tra sconosciuti che diviene disponibilità ad un colloquio anche minimo, perde senso quando ci si nasconde dietro i ruoli fissi... Proporre significa rischiare, rispondere significa avere in pugno le sorti del rapporto che può essere distrutto da una reazione negativa o anche solo fredda. Se c’è una parte che non accetta di rischiare questa forma di non coinvolgimento è avvertita e logora il rapporto, lo limita ad aspetti prevalentemente formali. Vedere l’interesse dall’altro, la sua disponibilità a rischiare significa sentirsi valorizzati e motivati ad una risposta che sia essa stessa propositiva e non solo passiva... è il cosiddetto gioco del rilancio... La risposta propositiva consiste nell’immediato scambio di ruoli e costituisce la risposta più gratificante perché manifesta una disponibilità più profonda. 

ESSENZIALE

ESSENZIALE

Che cos’è l’essenziale? In teoria è la condizione senza la quale un fatto non si pone, la condizione determinante, con una formula latina la “condicio sine qua non”. Le altre condizioni non sono invece determinanti, possono essere o non essere ma la cosa è indifferente. In fondo sia la condizione essenziale che le altre sono tutte aleatorie, ossia casuali, non prevedibili se non in termini statistici. La definizione dell’essenziale in situazioni concrete è convenzionale, formale, legale. Nei rapporti interpersonali non formali l’uso della categoria dell’essenziale è una indebita semplificazione dei problemi. Perché un matrimonio funzioni bene è essenziale che ci si voglia bene... sì, una formula del genere sembra assolutamente sensata, l’amore è in questo senso la condizione essenziale, o almeno tale appare, ma in realtà il discorso è più complesso e la riduzione del discorso “all’essenziale” è quanto meno indebita perché la condizione essenziale non è neppure valutabile. Tra il dire che per andare in pensione è essenziale avere maturato i requisiti richiesti dalla legge e il dire che l’amore è essenziale alla buona riuscita di un matrimonio c’è una differenza enorme, le categorie del primo esempio sono formali e sono compatibili con la definizione formale di essenziale, quelle del secondo sono indefinibili perché né dell’amore, condizione essenziale, né del buon andamento di un matrimonio, evento condizionato, si può offrire alcun concetto univoco. Tuttavia l’uso non formale della categoria dell’essenziale è cosa molto comune e rappresenta un criterio di economia mentale, una semplificazione indebita, un tentativo di risolvere la complessità in formula, di ridurre le categorie del mondo affettivo a quelle della logica. Spesso, come nel caso indicato del matrimonio, non solo l’essenziale rappresenta una condizione astratta, cioè indefinibile, ma appare come condizione di un evento altrettanto astratto o indefinibile, in sostanza “ragionare” di rapporti interpersonali significa ragionare di astrazioni, individuare una connessione astratta di concetti, quello che si chiama schema concettuale. La funzione di una educazione o di una cultura si può identificare proprio nel fornire schemi concettuali, ossia modelli astratti di comportamento che tentano indebitamente, per ragioni di economia mentale e aggiungerei di uniformità, di schematizzare, di fornire modelli di comportamento. Una volta assimilate queste categorie, ci si rende conto che esse agiscono in modo automatico e che la riduzione dei rapporti umani alla logica troppo spesso non è nemmeno messa in discussione, la semplificazione concettuale domina il campo. Porto un esempio concreto. Tra un film di Antonioni o un romanzo di Tolsotoj  e una soap opera il pubblico percepisce una differenza: in una soap opera i caratteri sono standardizzati, i comportamenti sono costruiti sulla base di schemi concettuali semplici e prevedono che tutti i protagonisti applichino gli stessi schemi, un film di Antonioni o un romanzo di Tolstoj presentano invece visioni meno semplificatorie e schematiche e per questo suscitano nel lettore, anche inconsapevolmente, un interesse maggiore, perché appaiono più affini alla vita reale, si presentano meno “logici” e più “complessi”, in una parola: meno schematici. Tra l’altro il dialogo, che è l’espressione tipica della logica, in opere di quel genere appare minimizzato a vantaggio delle categorie indefinibili, ma non per questo meno determinanti, che si esprimono in silenzi, in accostamenti, in suggestioni significative. Dopo avere appreso le categorie del linguaggio logico e gli schemi concettuali che ne derivano ci si trova a dover demolire quegli stessi schemi per fare spazio alla complessità del reale e alla sua plurivocità e qui, lentamente la categoria dell’essenziale svanisce. In sostanza dopo avere appresso è necessario demolire quello che si è appreso perché lo si avverte come limitante e falso.

Si aggiunge il problema ulteriore connesso alle categorie astratte che si incarnano per ciascuno nella propria esperienza personale e che, quindi, danno solo l’impressione che in un discorso i due interlocutori che usano gli stessi concetti parlino della stessa cosa perché il effetti, per ciascuno di essi l’unica regola possibile è riferirsi alla propria esperienza. Che cosa significa pensionato è chiaro a tutti, è una condizione oggettiva e formale facilmente individuabile... che cosa vuol dire coppia felice è invece quanto mai vago e, al di là della parola, un’espressione del genere rinvia alla dimensione dell’esperienza individuale. Chi crede vi aver vissuto un matrimonio felice individua dietro questa espressione la sua esperienza, chi non crede di aver vissuto un matrimonio felice individua il concetto per confronto in rapporto alla propria esperienza... ma resta il fatto che due individui che ritengono di aver vissuto un matrimonio felice si riferiscono di fatto a due esperienze che possono essere  anche radicalmente diverse... Fuori dai discorsi eminentemente logici, nella vita reale, che cos’è che fa scattare la scintilla che rende un’altra persona interessante nel senso profondo del termine? Premesso che non mi sento, dopo quanto detto prima, di individuare che cosa sia essenziale tra le condizioni a priori rispetto al rapporto, provo ad abbozzare una risposta in altri termini. Ogni contatto umano non formale, dallo scambio di un sorriso alla stretta di mano, fino alla dichiarazione d’amore esplicita si compone di una proposta (sorridere le primi, porgere la mano, fare la dichiarazione) e da una risposta, ciò che realmente, a mio parere, porta a giudicare una persona importante per noi a livello individuale è la costanza di segno delle risposte e il frequente scambio di ruoli tra chi propone e chi risponde, in altri termini direi che un ruolo essenziale non può essere assegnato ad alcuna condizione personale “a priori” rispetto al rapporto che si sta costruendo, perché ciò che conta effettivamente è proprio l’interazione che si sta creando. La sensazione della non condivisione è la condizione risolutiva di un rapporto, la sensazione di condivisione è l’unico cemento di un rapporto interpersonale. Chiedersi che cosa sia essenziale nel determinare la condivisione (età, sesso...) è privo di senso perché nuovamente cerca di individuare le precondizioni di un rapporto al di fuori del rapporto stesso. L’esperienza insegna che rapporti che dovrebbero essere ottimamente fondati di fatto non durano, mentre rapporti astrattamente assolutamente improbabili presentano una incredibile solidità. Se dovessi riassumere in una massima il mio pensiero direi che se vogliamo una risposta seria non dobbiamo rivolgerci alle persone che crediamo a noi affini in termini astratti, ma alle persone che ci cercano, anche se la cosa può sembrare assolutamente non motivata, perché quelle persone hanno manifestato verso di noi un interesse concreto e hanno dato l’avvio al quel susseguirsi ininterrotto di proposte e risposte che costituisce un dialogo interpersonale serio.

  

2007/8/8

OSCILLAZIONI

OSCILLAZIONI

Cari lettori, avevo scritto un post interessante oggi, ma in questo post era indispensabile presentare  un semplicissimo disegno, una cosa veramente minima, senza la quale però il post sarebbe diventato troppo astratto... ebbene ho passato l’intero pomeriggio a cercare un modo di pubblicare un disegno realizzato con word su un blog (anche diverso da MSN)... risultato ZERO! ... Mentre sul mio sito “ESSERE IN DUE” sono riuscito a pubblicare testo e disegno in una pagina specifica... che dire? Rinviarvi al mio sito “ESSERE IN DUE” poteva avere il sapore di un puro pretesto... no! ho scritto e pubblicato la sola pagina che contiene il post nel link riportato qui sotto, cliccate e la pagina contenente il post si aprirà... però attendete qualche secondo il caricamento del disegno e allargate completamente la pagina a pieno schermo!  Una osservazione: i Blog sono comodi perché i motori di ricerca li indicizzano integralmente ma sono rigidi! Un sito vero HTML offre mille possibilità in più!  E adesso a voi il link dell’articolo

OSCILLAZIONI

 BUONA LETTURA! 

2007/8/7

Fase transitoria

FASE TRANSITORIA

Senso del limite... sì o no?  E’ una cosa positiva? Entro che limiti? E qui non sto parlando del senso del limite nei rapporti pubblici ma in quelli privati... in teoria la paura del sociale è forte e quella del privato non esiste... ma in realtà una molteplicità sociale disattenta e disinteressata è completamente spersonalizzata... e l’investimento affettivo che si fa sulle reazioni sociali è, in fondo, piuttosto limitato. La realtà dei rapporti personali a due, a qualunque livello, è esposta invece ad interazioni di tipo privato sulle quali si punta molto... In altri termini la delusione sociale è sì una delusione ma ferisce meno... mentre una delusione affettiva ferisce in modo profondo... in realtà la dimensione sociale come quella privata sono delle categorie limite, in ogni rapporto essenzialmente sociale possono esistere anche meccanismi privati e personali e nessun rapporto è mai completamente privato, ne consegue che per evitare il rischio del privato, che è un rischio affettivo consistente, si può solo annacquare quel rapporto privato stemperandolo in una dimensione più pubblica... è, in fondo, un meccanismo automatico: accordare una confidenza maggiore significa aumentare la dimensione privata, lasciare i discorsi sul tono di chiacchiera disinvolta significa frenare la deriva verso il personale. Il tipo di colloquio sostenibile in condizioni di equilibrio è l’indice sintomatico della natura più o meno privata di un rapporto interpersonale. In ogni caso le volontà dei singoli si compongono tra loro per dare l’esito reale delle cose. Se si è in due e a partire da una posizione di equilibrio uno dei due intende alzare la temperatura del rapporto, cioè renderlo più personale, sarà necessario che egli faccia i conti con l’altra persona, se le due intenzioni vanno nello steso senso il rapporto cambierà velocemente, con un cambiamento che potrebbe essere instabile ma è veloce, se le intenzioni sono contrastanti prevale comunque quella al raffreddamento... Il colloquio è un modo di verificare la disponibilità dell’altra parte, se si verifica anche dall’altra parte la presenza di una tendenza alla maggiore privatizzazione del rapporto, la spinta è forte... in caso contrario, chi desiderando una maggiore privatizzazione del rapporto si sente rispondere in modo negativo, o anche solo tiepido... prova la sensazione netta dell’abbassamento della temperatura del rapporto. Se dovessi rappresentare il concetto in termini matematici scriverei:

(+ 1) + (+1)  = +3 (intensificazione del rapporto)

(+1) + (-1)   = -1 (deterioramento del rapporto)

Non ho usato una condizione neutra, uno zero, perché la risposta neutra è intesa come una riposta negativa. Può sembrare una strana aritmetica ma nel mondo delle relazioni interpersonali ha un senso.

Data questa legge di combinazione, che cosa può fare chi vorrebbe intensificare (privatizzare) un rapporto, se teme una risposta negativa? Tra l’esigenza di approfondire il rapporto e il rischio di deterioralo o di distruggerlo prevale la soluzione neutra, cioè si evita il confronto quando c’è rischio concreto di essere congelati... il ragionamento è puramente quantitativo, anche se poi a livello profondo non soddisfa e a un confronto “rischioso” ci si arriva lo stesso... mi trovo ad avere già dato la risposta alla mia domanda... la prudenza è una fase transitoria! 

2007/8/6

PAUSE LUNGHE

PAUSE LUNGHE

Come sono terribili queste pause lunghe i ritmi non sono quasi più nemmeno umani... oggi non sto molto bene e il cervello si mette in modo... come si fa a fermare la fantasia nera? ... quella che bisognerebbe proprio fermare, ma quando il corpo duole vuol dire che c’è veramente qualcosa che non va nei ritmi essenziali dell’esistenza... come faccio a raccontarti quello che mi passa per la testa? ... non sono cose buone... ma è meglio che le tenga per me... forse domani sarà un giorno migliore... forse... domani... Ho cominciato a scrivere per esorcizzare i pensieri neri... speriamo che riesca... ed è ovvio che il pensiero corre a te... un tempo, quando non stavo male veramente, un pensiero del genere mi rimetteva di buon umore... adesso mi tiene la mente occupata ma quando i dolori si fanno sentire  strillano così forte che distrarsi è impossibile... però ancora non ho veramente grossi motivi di preoccupazione... è vero che con gli anni la sensazione di essere dei sopravvissuti incalza... ma non sempre... basta non guardarsi allo specchio, non ascoltare troppo i propri dolori, intendo chiaramente quelli fisici... è la vacanza? ... che cos’è la vacanza? Un po’ di tempo libero tra fiato corto, mal di testa, artrosi e mille altri malanni... Beata gioventù! ... è per questo che bisogna godersela... e tu che fai? ... non riesco nemmeno a immaginare quale possa essere la tua giornata... mille cose da fare... ecc. ecc. ... ma alla fine c’è una soddisfazione vera? Non so perché ma credo che la tua vacanza possa essere soprattutto un più o meno convincente modo di riempire il tempo... fai quello che vuoi? ... Non credo... in linea teorica potresti fare tutto quello che vuoi, in linea pratica non è così... Ho letto una frase che mi ha colpito: i miei  amici ora sono più amici di prima... e francamente la cosa mi sembra paradossale e probabilmente lo è... un rapporto affettivo, qualunque esso sia, deriva dall’incontro di due volontà o di due interessi, se prendiamo questo termine in senso lato... mi chiedo allora perché ora più di prima? Per istinto consolatorio? la cosa mi lasca perplesso... anche se poi i cosiddetti amici sono in realtà una categoria assolutamente eterogenea e tra di essi alcuni potrebbero avere motivi molto seri, cioè meno apparentemente altruistici... e poi, a parte il fatto che non capisco che ci sia da consolare... ma questi, chiamiamoli così, tentativi di essere più amici di prima a che servono? Cioè... se tu troverai quello che stai cercando allora dimenticherai le difficoltà e le malinconie ma se non troverai quello che cerchi o peggio se lo troverai a metà... non potrai consolarti con le belle parole di chi vuole essere più amico di prima... in genere parto da un teorema: se un rapporto cambia in modo serio c’è dietro un interesse personale non generico di tutte e due le parti... in caso contrario le belle parole e i complimenti finiranno abbastanza rapidamente con un’eclisse più o meno veloce... Mi chiedo... e io perché sto qui a meditare sempre sulle stesse cose? ... lo faccio perché ho le mie ragioni... che potrebbero anche non avere nulla a che vedere con le tue o addirittura potrebbero essere incompatibili... ma l’interesse è il mio... è realmente il mio... mi sono trovato qualche volta in situazioni apparentemente simili ma le reazioni sono state diverse e non ho cercato affatto di essere più amico di prima... anzi ho lasciato che una lenta eclisse mi portasse via... il tutto senza rimpianti... e non escludo che possa accedere lo stesso anche con te... ma le motivazioni troppo nobili mi sembrano sempre piuttosto false... in effetti le spinte di fondo che muovono le persone a fare o a non fare le loro scelte sono spinte molto concrete... più concreta è la motivazione più seria è la scelta... è anche per questo che ti ammiro... hai fatto una cosa estremamente intelligente... non hai cercato di trovare false motivazioni, non hai detto eccelse stupidaggini... che in cose del genere si sprecano... quello che vorresti non è una sublimazione ma una persona concreta... anche se di questa persona in effetti non vedi nemmeno parzialmente definiti i tratti caratteristici... Per le scelte sublimate tutto è possibile, non escludono nulla... per il tuo modo di procedere invece non è così e in fondo sembra che tu ponga delle condizioni a priori... e dico sembra perché non riesco a capire quanto di ciò che è accaduto sia stato voluto consapevolmente e quanto invece derivi dalla volontà di fare una scelta di principio... parola che in genere temo molto perché dietro di essa si nasconde talvolta l’impossibilità di prevedere in concreto le conseguenze. Faccio un esempio dissacrante: chi vede una persona che sta affogando e si getta in mare nella piena convinzione di poter risolvere il problema e poi, invece, affoga, non è realmente un eroe, la sua scelta apparentemente eroica derivava da un errore di calcolo, da una incapacità di prevedere... cose di questo genere sono possibili... non sto cercando di diminuire il valore di quello che hai fatto ma solo di riportarlo a una dimensione più realistica... meno mitica. In certi momenti mi tornano dei dolori più forti e il cervello per qualche minuto ti abbandona e si rimette a girare sui pensieri neri... dopo qualche minuto passa... ma sono una presenza che in background  rimane...  vorrei tornare a parlare di te ma devo fare una sosta... mi stenderò un po’ sul letto... speriamo che serva almeno a cambiare posizione. Se il cervello resterà sufficientemente libero cercherò anche di riordinare le idee su di te... anche se sono elucubrazioni assurde e cinque minuti di colloquio diretto sarebbero cento volte più utili... Eccomi... mi rimetto al computer ancora per qualche minuto... i dolori ci sono e ci restano... ma devo cercare di usare il cervello anche per altre cose... allora... che fai di bello? Non è una domanda generica... vorrei proprio sapere se quello che fai è veramente quello che vuoi o è un anestetico, pensandoci bene l’eroismo lo escluderei ma una motivazione seria credo che ci sia... cerco di richiamare alla mente le cose che hai detto e che hai fatto di recente... in effetti in qualche cosa ho avuto l’impressione che tu sottovalutassi il rischio... il che per un verso è positivo perché non mi sembri proprio una perda facile di ansie e di preoccupazioni... per l’altro verso c’è però il pericolo concreto che consiste proprio nel sottovalutare il rischio... in effetti non è la prima volta che fai cose del genere, l’autocontrollo agisce su di te più che come un freno, come un peso che carica una molla... a un certo punto la molla scatta... e allora non ti fermi più, c’è quasi un limite oltre il quale eviti anche di ragionare, sopravviene una specie di reazione istintiva incontrollabile... cosa che chi non ti consoce non si aspetterebbe... ma che, superato il punto di rottura avviene... Non riesco nemmeno a stare seduto... figurati tu se riesco a ragionare in modo lucido... no... devo fare un’altra pausa... ne ho assoluta necessità... spero che almeno possa stare bene tu... sarebbe una cosa ingiusta se non succedesse... anche se certe volte può succedere... purtroppo può succedere ... come sarebbe bello pensare alle vacanze... sì, anche a tante altre cose... ma stare bene, essere fisicamente padroni si sé... è una sensazione confortante la fiducia fisica in sé... ma piano piano questa sensazione ti abbandona... adesso pausa... ecco torno al mio computer, un po’ meno peggio di prima... e un’altra riflessione mi è venuta in mente... tu hai diversi modi di parlare... le parole, le immagini e, direi, l’associazione di immagini e parole. Per capire quello che puoi avere in mente più che leggere bisogna ascoltare e osservare, suoni o immagini sono per te rappresentazioni immediate di sentimenti ... dal di fuori non è facile decifrare il senso esatto di tutto questo ma il senso almeno si intravede... quanto poi alle immagini e alle associazioni di immagini e parole la cosa è ancora più evidente... e, direi, la simbologia non è astratta, non è fatta per non essere capita... ma anzi proprio per offrire una chiave di lettura senza troppi arzigogoli... un parlare per metafore, anche nelle immagini, sperando che qualcuno sappia leggere quelle immagini, leggerle come simbolo, come simbolo concreto di sensazioni, l’idea della fine di qualcosa, quella dell’inizio di qualcosa di nuovo, quella del non sapere dove si sta andando. L’associazione di parole e immagini dice molto... va letta nei particolari... con attenzione... Se avremo l’occasione di incontrarci che cosa mi risponderai? Quante cose ti chiederai senza neppure dirmelo e forse nessuna... ora semplicemente non lo so ... Ho letto diverse cose scritte da te... le tue lettere, le cose che hai pubblicato... ma ce ne sono alcune che non hai pubblicato, ogni tanto, quasi distrattamente hai fatto riferimento a una cosa che stavi scrivendo... poi passavi ad altro e l’argomento cadeva... quello che ho letto sembra nascondere un certo imbarazzo nei confronti del discorso a due... nonostante tu abbia mille volte cercato di accreditare il contrario... quando scrivi invece cose di tipo più lirico, letteratura da single, scrivi cose così belle che mi sono fermato più volte a rileggerle e ogni volta con emozioni nuove... sembra quasi che la dimensione dei sogni e dei simboli sia quella che tu preferisci... questo discorso è coerente con quello sugli amici... almeno così sembra... quello che mi chiedo è che cosa ci sia in quello che non hai pubblicato e perché non lo hai pubblicato... e qui il ragionamento non è teorico, perché anch’io ho pubblicato alcune cose ma non altre e quelle che più amo sono quelle che non ho pubblicato... In fondo alla gente puoi dare solo quello che è capace di capire, il resto sarebbe sprecato, il resto è privato... riprenderai il progetto? Ma perché? Per trasformare quello che hai scritto e farne una cosa banale (anche se una cosa che viene da te non può essere banale) oppure per finirlo... per perfezionarlo per te, prima di tutto per te... forse non solo per te ma certo non per il pubblico e non ti nascondo che vorrei tanto leggere quello scritto inedito perché in fondo vorrei che tu leggessi i miei inediti... Quando ci capiterà di trovarci faccia a faccia mi troverò in un imbarazzo tremendo... questo lo so già... in fondo temo il tuo giudizio e soprattutto la tua indifferenza... Perché incontrarsi se poi le nostre strade si divideranno immancabilmente? ... Forse per vedere che cosa ci potrebbe rimanere... è il problema del dopo... ci si incontra, forse capiterà anche a noi... un pomeriggio quasi incredibile, un gelato, una pizza... ma l’indomani che cosa rimarrà? Riuscirò a dire quello che ho da dire? Ti distrarrai pensando ad altro? ... anche se tutto andasse nel migliore dei modi che cosa rimarrebbe l’indomani? L’idea che possa non rimanerci niente quasi non l’ammetto... perché non dovrebbe rimanerci nulla? ... Poco... va bene... posso pure accettarlo ... ma niente non lo accetto... ho appena aperto la posta... Niente! ... Ma questo è diverso... questo non mi spaventa... Allora... che cosa resterà? Io penso che qualcosa resterà... sì, probabilmente qualcosa resterà se non avrai paura e se non avrò paura... perché, e tu lo sai benissimo, sognare è facile... ma costruire cose vere è difficile... Non ti dico che mi piacerebbe molto incontrarti un bel giorno per la strada e vedere che il tuo sogno si è realizzato... ma non te lo dico per una sola ragione... perché significherebbe che fino a quel giorno ho perso i contati con te... mi piacerebbe vederla nascere la tua felicità, per carità, stando a rispettosa distanza, certo, ma mi piacerebbe vederti sorridere in un altro modo... avresti realizzato insieme il tuo sogno ma anche il mio... perché la felicità si contagia... A questo punto dovrei cancellare tutto quello che ho scritto perché esprimere i propri desideri può avere il fine non dichiarato di condizionare psicologicamente ... e allora dovrei cancellare tutto... ma perché? No, la verità ha i suoi diritti... in fondo hai anche diritto di capire... e che problema poi questo del capire! Chissà se io posso capire... chissà se tu puoi capire... ma certo che puoi capire... Adesso per fortuna i miei dolori stanno diminuendo e riesco a stare seduto quasi senza sforzo... in fondo mi fai da analgesico... in effetti è così: sei una medicina per sopportare i dolori ... Che attese! ... Ma perché non è successo tutto subito... sarebbe stato meglio... e invece no! pause... attese... attese logoranti... be’ non esageriamo.. diciamo solo attese ma niente di tragico in fondo credo che qualcosa da dirsi ci sia veramente... ma una valutazione del genere non trasforma un’ipotesi in realtà... Mi ritorna in mente quando ho ricevuto le tue prime lettere... mi hanno spiazzato, non me le aspettavo... mi hanno fatto veramente piacere... in fondo è inusuale ricevere corrispondenza da una persona che ti ha colpito... allora la cosa è stata gradita ma onestamente non davo troppa importanza a queste cose... mi chiedevo come mai tu avessi preso una iniziativa del genere... chissà, forse anche tu hai passato un po’ di tempo a interrogarti su di me... eppure ci si conosceva pochissimo, direi quasi per niente... poche o pochissime parole scambiate... una certa reciproca condiscendenza... questo sì... mai il tentativo di prevalere, né da parte mia né da parte tua, talvolta quasi il piacere di cedere, di lasciare spazio sorridendo... e anche questo mi colpisce perché è venuto tutto spontaneamente e in modo piuttosto simmetrico... E poi, un'altra cosa che mi colpisce e un po' mi preoccupa: la leggerezza... che ha certamente un fascino, proprio perché alleggerisce, toglie l’odore di drammatico... dove non ci deve essere... però quella leggerezza mi preoccupa pure... e l’ho già detto... non voglio ripeterlo... in fondo sentire una persona che sorride, che ride, che dice battute è coinvolgente...  anche se certe volte sembra quasi che quelle cose siano un po’ un modo di mandare tutto a rotoli in allegria... Mi chiedo talvolta come siano i tuoi momenti depressi, i momenti neri, quelli nei quali domina la solitudine o il senso del non realizzato... francamente non riesco a immaginarti triste... dici che di momenti neri ne hai vissuti tanti... eppure non mi è mai capitato di vederti in uno di quei momenti neri... proprio mai... in qualche momento sembravi essere sul punto di perdere la pazienza ma non è mai successo... quando hai avuto le tue critiche da fare le hai fatte e senza pesare troppo le parole... però non mi è mai capitato di vederti triste... è vero che in fondo ci conosciamo poco e che, tra l’altro, ci siamo sempre incontrati quando c’era altra gente... tante volte avrei voluto tirarti fuori dalla folla... ma non è stato mai possibile, avrei voluto avere quindici minuti, non dico di più, solo quindici minuti per parlare con te... ma non è mai accaduto... Qual’è la mia più grande paura? ... no... non poso dirtelo, se queste cose non le scopri da te non ha senso dirle... Riapro la posta... Niente! ... Parola d’orine. Pazienza! ... ma “pazienza!” in questo caso non vuol dire: “dobbiamo adattarci e tanto vale che facciamo finta che va bene lo stesso”... No! Pazienza! Significa solo che ci vuole la pazienza di aspettare una cosa che probabilmente accadrà... Oggi è solo lunedì, la settimana è appena cominciata... lo so che puoi avere cose molto più interessanti da fare (e te lo auguro sinceramente) ... però qualche minuto per me trovalo! ... perché aspettare va bene... ma la pazienza ha un limite! (anche se quel limite è lontanissimo). 

2007/8/5

LETTERA APERTA... E CHIUSA

LETTERA APERTA... E CHIUSA

No... questo non vuole essere un manuale di sopravvivenza all’università o nella vita sociale ordinaria e nemmeno una specie di compendio di catechismo (ogni riferimento a quello ben più famoso è assolutamente casuale)... Qui non ci sono cose del genere... chi legge sa che chi scrive ha già cambiato opinione diverse volte e probabilmente lo farà ancora. In questo senso sono graditi i buoni consigli. E allora di che si tratta? ... si tratta di altre riflessioni... apertissime, come è ovvio.

La prima è sull’associazionismo... mi dirai: ma perché su un argomento del genere? ... Dai, lo sai benissimo, non fare finta di non capire! ... ma tu non fai finta di non capire... che ti posso dire... ho visto che il tuo nome fa parte di un gruppo piuttosto noto e, a scanso di equivoci, lo dico subito, piuttosto serio... anzi, diciamola tutta... avete un bel sito, un sito serio, quando ci capito mi fermo a leggere e l’impressione che ne ho riportato fino ad ora è stata sempre più che positiva... quindi non ho nulla da dire sulla cosa in sé... Io non devo né mettere in guardia (e nel caso specifico non ce n’è bisogno) né incoraggiare... voglio solo cercare di capire perché senti il bisogno di insertirti in un gruppo... Devo dire in partenza che tra le possibili alternative hai fatto una scelta di ottimo livello... ma perché associarsi? E’ questo che vorrei capire... Bando alle risposte banali e generali... qui la sociologia non c’entra o almeno c’entra poco... ma perché associarsi? ... O meglio perché tu hai fatto una scelta di questo genere? Me lo chiedo realmente... perché io non lo farei... bada bene non per senso di superiorità o per disinteresse... non è questo il problema... in buona sostanza ho paura dei vincoli, anche solo mentali, che me ne potrebbero derivare, dei vincoli in termini di identità... no... non è vero... sono solo stupidaggini... comunque istintivamente non lo farei anche se non riesco a trovare una ragione seria... cioè io ho fatto una scelta senza una ragione seria, tu hai fatto la scelta opposta e presumo che tu una motivazione possa averla... in fondo la stessa che potrei avere anch’io... solo che a me non basta...a te invece basta. Tra l’altro anche l’adesione è in sostanza una cosa che non ti mette realmente in contatto con persone in carne e ossa, potrebbe accadere ma è un’eventualità remora... avere una tessera serve a rafforzare un’identità? Probabilmente sì... è in fondo il vecchio bisogno di bandiera e di patria che torna sotto altre forme... Vorrei capire il perché della tua scelta ma non ci riesco... forse per fare una scelta non serve realmente nessun motivo o forse un perché c’è realmente.

Seconda questione: qui il discorso diventa apparentemente più aggressivo... la butto lì come mi viene... ma per carità non è una critica... mi chiedo: ma c’era bisogno dei mezzi di comunicazione di massa? ... in fondo anche un blog come questo non è “erga omnes” non è destinato alla generalità del pubblico... nessuna creazione personale è per tutti... in rete pubblico significa pubblico per modo di dire... anche questo blog ha i suoi destinatari, pochi, sempre quelli, gli altri aprono e non leggono nemmeno una riga, per capire bisogna voler capire e poter capite e capita molto raramente... il linguaggio poi, è in sostanza un linguaggio cifrato che parla ai veri destinatari in un modo e a tutti gli altri in un altro.... ma torniamo al concreto... ma perché la dimensione privata ti sta stretta? Perché preferisci relazionarti con gli altri in termini di “altri” e non di Tizio, Caio e Sempronio? Non mi chiedo tanto perché ti piaccia la dimensione collettiva, anche se è una cosa astratta, molto astratta e forse per questo non è realmente collettiva... quanto se questa dimensione finisca per sostituire quella privata e per esserne quasi un surrogato... in effetti ci conosciamo ancora poco, dico ancora perché mi piacerebbe che le cose non finissero qua, ma mi chiedo in che cosa consistano realmente le amicizie alle quali dai un grandissimo valore... non mi permetterei mai di dire che non ne hanno, per carità, penso anzi il contrario... mi chiedo invece in che cosa consistono in termini concreti... cerco di spiegarmi meglio... no! ... no! basta! Primo principio: non invadere... o almeno non ragionare a voce alta... 

THE DAY AFTER - IL GIORNO DOPO

THE DAY AFTER

This story is a work of fiction.
SCROLL DOWN FOR THE ITALIAN TEXT

 

The day after, I could call these thoughts this way... the day after... Before: calling on prudence, incertitude, enthusiasms... up to feel really involved in something else you can’t even deal with. After: thinking about what you just did, good or bad it could be, no more enthusiasm, that time is over, just started reality time... The day after, something new is going to start that you are completely unaware of. What I can understand in your next letter is something like you where asking yourself about what you just did in order to take the future under control, not to let it go you don’t even know where... And what about your letter? ... because I got your letter yesterday... a fairly pleasant letter... but not exactly what I was waiting for, something more formal, more like respecting duty and rules... nevertheless without being offish or uninvolved at all. I can’t even imagine how you could take what I wrote to you... somehow I’m not in your shoes... I tried to speak sincerely but my attempts could even look strange, you could take it as something I must do, or at least I think I have to do because of politeness or something... perhaps it could look like that... but what I did has nothing to do with politeness... nothing at all... I know very well, sometimes informal writing can be mistaken for the best of rhetoric... nevertheless when I wrote back I used a much more informal style... I have to keep this way... no matter, for now, if you can misunderstand. Another question I have to answer myself: how do you see me? And this is a big question a crucial question. Can you really understand who I am and how I’m behaving... or you can’t at all... because of a lot of reasons ... but you can’t at all? Perhaps did I scare you? It could even be eventually... nothing too much strange... Perhaps you don’t know how to deal with such a situation and you are in a big confusion... just because you are in the day after... and you think that everything people do toward you is something like overreacting, no matter if in good or in bad way, but always overreacting, just like if it were something to overreact to. Are you now aware of what is really going on? I think not, or at least not completely... Probably you are classifying people reactions in categories according to their behaviour toward you... Friends are friends... and you trust in them a lot... good, this is the first and more important category... then there are people that don’t like you  (and clearly you don’t like them)... and theoretically it isn’t difficult to classify such people... but, and I underline but... there is another category much more complicated to classify because of its variability... they aren’t friends or at least you don’t consider them this way... and they aren’t even against you... they lay in a not trusted zone, in a risk zone... I consider myself in this doubtful and problematic zone from your point of view. Trust me or don’t trust me? It’s not so an easy question to answer. Yes, certainly, you could also be relatively at ease with me, you could also take my letters with respect exactly as you did, write back to each one of them but this has nothing to do with trusting me... It’s very difficult to discuss serious questions  only exchanging letters. And now another sort of incommunicability seams to come out of the blue... like we were all the same in different worlds... like nothing really notable had happened... and when you begin to think the incommunicability is over, it comes back to the surface another way... when things begin to seam suitable you realize that it isn’t true... you think you have crossed the border but it only moved ahead and you realize you didn’t cross it at all, or at least not yet. It’s the perpetual problem of border line... and the other person is always across the border... that’s why to get really in touch, to be really two is so difficult... it could happen but it doesn’t really... it seams to happen and you realize that your thoughts are unreal, something that belong only to the wishes and to the dreams world... It’s hard to try to build a real being two... even at a lower level... it’s what I’m searching for but I realize it’s something perhaps no one can manage... what happens happens... you have nothing to do with that. Is it possible to cross the border, to become less formal, lo learn to trust each other? I would never say to love each other... because I think this word is too much important to fit to something that has to keep a low level position... but I would really say to love each other... Love sometimes isn’t a sex related thing and I think that to trust each other means somehow to love each other... Am I only dreaming? ...  Is it possible to cross the boundary? If it’s I’ll try to cross it... more and more... I know that being two is needed to cross the boundary and to let someone else cross the boundary... and such things are always far out from the immediate reality... like being two could be something abstract or at least something you can’t manage at all... something extraordinary... because in love affairs or in trusting each other problems everything seams to be dominated by chance and it seams you can’t help it at all... nevertheless I’ll try... I have to, I must... no, not to look right-minded but just because I can’t help it... That’s all... that’s all.

I’m trying to deal with all that problems assuming that somehow I can do something positive... I’d never be involved and end up feeling in the wrong place... and it’s not about myself because I felt uncomfortable a lot of times... it’s about you, because I would never you to get into trouble because of me or because of what you think about me... better keeping out than put you in trouble... and at the end... could I be able to understand you really... to get into problems like you do yourself? Our problems don’t look so much different... but they probably are... perhaps the difference isn’t only in the object, it could be also in the subjects... Two different persons could relate with the same problems in different ways... they are dealing with the same problems but they seam to each other like coming from another world just because they deal with problems in different ways... because they are really different, no matter whether or not they deal or better  they seam to deal with the same problems... something much more important than the problem itself pulls them apart. And the differences are enormous from every point of view... What is really necessary to be really two, or at least, to speak al lower level, to trust each other? ... Is there something really fundamental to tell that trusting each other is possible? And what’s this? Sometimes people think that something is fundamental, as I do myself, but the most important differences are hidden somewhere else... it happens like what seams fundamental and what doesn’t could switch the roles... so that you can’t even understand whether or not trusting each other is really something possible... The day after could mean something new to cross the border but till now... nothing really new happened... what does it mean? Is it impossible or just I have to let you take your time to be aware... because you couldn’t even be aware that something happened... yeah... it’s possible... you couldn’t have found out what the real meaning was... and it wasn’t really that easy... But I’m not interested in chatting about you... non at all... what am I interested in? ... get in touch... yes, keep in touch... yes... and then? What else? Starting something more important more personal, something that needs us to trust each other... What else? ... and this is the big deal... because I must set an end, find a role, and such things belongs not to the each one of us but to us as being two, if we can somehow be two... what is very far form being taken for granted... now we are only at the beginning of the story, we are just at the day after... and everything must be built on the right basement... but what’s the right basement? ... I don’t know at all... perhaps you too don’t know at all and we can’t even get really in touch... out of any boundary of formality... I’d like to have a lot of time to spend with you, in order to let you know, to get to the core of the problem, to let you cast aside whatever can scare you... because there is nothing to be scared about... Sometimes you look brave... but I think that really things are very different... you are searching for something, for something very important, I’m speaking about love... and that really weakens you... urges you to make hard choices, to risk, the same time to assume that someone somewhere is waiting for you to break the solitude, to start again, to leave toward something new... something better... at least something else, to feel how could be sweet to walk off somewhere together... that’s your weakness because they who need love have to face weakness and a lot of disillusions... What could I wish you? To be happy... right! But what does it mean? To fulfil all and every wish of yours? ... right! But what are your wishes? And first of all... can you really fulfil your wishes? I’d like yes... but I don’t know... But I have to take my doubts without letting them to scare you... you are another person... another person... and it’s really difficult to get in touch with another person... I never did such things really and I eventually didn’t even try for years... it wasn’t worth trying... now something is different, is really different... I analysed every word, every single word of your next letter in order to catch something new, to understand something else, as if catching something new or understanding something else could help... but I didn’t find out anything new, and perhaps what wasn’t new sounded somehow rhetoric... just a little, clearly... but a little rhetoric... or perhaps I can’t understand at all and I keep going on putting thoughts over thoughts... searching for something new, for something better or just for something else just like you do... but we are probably searching for different things. Words haven’t even the same meaning for me and for you... perhaps we use the same words in different meanings, that’s why we can’t even understand each other... But am I sure we can’t understand each other? ... Not exactly, perhaps it’s not an impossibility... because to understand, you have first to know and now probably you don’t... The time to come is going to answer the question... is it possible? I hope so, I hope so. How can a little word upset our plans and put us in such a complicated situation, upsetting really the rules of life, distressing souls, letting trouble invade our life, but this little word can also open a new life... can open not really opens a new life... but right it could open it, could help to open a new life, the life to come... Rules, boundaries, limits... for me, for you, if it could be for us, even if at lower lever... never feeling free, never letting words or other languages overcome rules, or cross boundaries or limits... everything under restraint... nevertheless it’s hard to keep soul under restraint... Never let philosophy invade the real life, never let thoughts become more important than words or words more important than actions, sweep away false reasoning, wishes, dreams and be open only toward what is going to come, there is nothing here to understand, there’s everything to accept... This sentence is really the golden rule of the love... then I have to accept everything and I’ll do really no matter whether or not according to my wishes or to my dreams... wishes and dreams are worthless things... I have to accept your life nothing else, noting more, nothing less, you real life not what I could assume your life to be, but just your real life, I have to wait for you, for your letters for whatever you would like to send me, never imagine, never foresee, never let fantasy replace reality, just listen attentively, answer honestly... everything to accept... everything... never assume I’m really important... and accepting something or someone just like they are is a love problem... I’m not here to wait for you to change in order to fulfil my wishes or my dreams... that would be a miserable purpose, neither I’m here to get or to give something... no... I’m here just to accept everything, everything real that comes from you, I can’t even assume I could help, it could sound like pomposity... And now to look at my reality... what am I doing? ... I’m just waiting... I answered your letter yesterday... and I have to avoid posting a new one today... now I only have to wait...                          

 

  

IL GIORNO DOPO

Il giorno dopo, potrei chiamare questi pensieri in questo modo... il giorno dopo... Prima: appelli alla prudenza, incertezze, entusiasmi... fino a coinvolgersi realmente in qualcosa di diverso che non sai nemmeno come affrontare. Dopo: pensare quello che hai appena fatto, buono o cattivo che sia, non più entusiasmo, quel momento ormai è passato, è appena cominciato il tempo della realtà. Il giorno dopo, qualcosa di nuovo sta per cominciare e ne sei completamente inconsapevole. Da quello che posso vedere nella tua ultima lettera è come se tu ti stessi interrogando su quello che hai appena fatto per cercare di tenere il futuro sotto controllo, per cercare di non farlo andare non sai nemmeno tu dove... E quanto alla tua lettera? ... perché io l’ho ricevuta ieri... una lettera abbastanza carina, ma non esattamente quello che stavo aspettando, qualcosa di più formale, come se si dovessero rispettare regole e doveri... e tuttavia senza note di indifferenza o di totale non coinvolgimento. Non posso nemmeno immaginare come tu possa aver preso le cose che ti ho scritto, in un certo senso non sono nei tuoi panni. Ho provato a parlare sinceramente ma i mie tentativi potrebbero anche sembrare strani, potresti considerali come qualcosa che io devo fare o almeno che io credo di dover fare per educazione o qualcosa di simile, forse potrebbe sembrare così... ma quello che ho fatto non ha nulla a che vedere con l’educazione... assolutamente nulla. So molto bene che qualche volta uno scritto informale può essere erroneamente considerato la massima espressione della retorica... nonostante tutto, quando ti ho riposto ho usato un linguaggio ancora più informale... e devo continuare in questo modo... non importa, per il momento, che tu possa fraintendermi. Un’altra domanda alla quale devo rispondere da me: come mi vedi? E questa è una domanda importante, una domanda cruciale. Puoi capire veramente chi sono e come mi sto comportando? ... o non puoi assolutamente per una quantità di ragioni... ma proprio non puoi? Forse ti ho fatto paura? In fondo potrebbe anche essere... niente di troppo strano. Forse non sai come comportarti in questa situazione e ti trovi in una grande confusione proprio perché è il giorno dopo... e tu pensi che tutto quello che le gente fa nei tuoi confronti sia qualcosa di troppo sottolineato, non ha importanza se in bene o in male ma comunque troppo sottolineato, come se ci fosse qualche cosa da sottolineare. Ti rendi conto di quello che sta accadendo veramente? Io credo di no, o almeno non completamente. probabilmente tu stai classificando le reazioni della gente in categorie, secondo il loro comportamento nei tuoi confronti. Gli amici sono amici... e in loro confidi molto, bene, questa è la prima categoria e la più importante, poi ci sono le persone alle quali tu non piaci (e chiaramente non ti piacciono)... e teoricamente non è difficile classificare questa gente... ma, e sottolineo ma... c’è un’altra categoria molto più complicata da classificare per la sua variabilità... non sono amici o almeno tu non li consideri tali... e non sono nemmeno contro di te, si trovano in una zona non verificata, in una zona a rischio... Io dal tuo punto di vista mi considero in questa zona incerta e problematica. Fidarti di me o non fidarti di me? Non è una domanda così facile a cui rispondere. Sì, certo, puoi anche trovarti relativamente a tuo agio con me, potresti anche considerare le mie lettere con rispetto esattamente come hai fatto, e rispondere a ciascuna di esse, ma questo non ha nulla a che vedere col fidarti di me. E’ molto difficile discutere problemi seri solo per lettera. E adesso un altro tipo di incomunicabilità sembra venire fuori dal nulla... come se noi fossimo ugualmente in mondi differenti, come se nulla di significativo fosse realmente accaduto, e quando cominci a pensare che l’incomunicabilità sia superata, ritorna in superficie in un altro modo, quando le cose cominciano a sembrare accettabili capisci che non è vero... pensi di aver superato il confine ma il confine si è solo spostato più avanti e capisci che non lo hai affatto superato, o almeno non ancora. E’ il problema eterno della linea di confine... e l’altra persona è sempre al di là del confine, è per questo che mettersi veramente in contatto, che essere veramente in due è così difficile, potrebbe succedere ma di fatto non succede, sembra che succeda ma tu capisci che i tuoi pensieri sono irreali, qualcosa che appartiene solo al mondo dei sogni e dei desideri... E’ difficile cercare di costruire un vero essere in due, anche al livello più basso, è quello che sto cercando di fare ma capisco che è qualcosa che nessuno riesce a governare, quello che accade accade e non ci si più far nulla. E’ possibile passare il confine, diventare meno formali, imparare a fidarsi l’uno dell’altro? Io non vorrei mai dire ad amarsi l’un l’altro perché penso che questa parola sia troppo importante per essere adattata a qualcosa che deve mantenere una posizione di basso profilo... ma io vorrei veramente dire amarsi l’un l’altro... L’amore qualche volta non riguarda il sesso e credo che fidarsi l’uno dell’altro significhi amarsi.... Sto solo sognando? ... E’ possibile passare il limite? Se lo è, continuerò senza sosta a cercare di superarlo... So che essere in due è necessario per passare il limite e per consentire a qualche altro di passare il limite... e che queste cose sono sempre molto lontane dalla realtà immediata... come l’essere in due potrebbe essere qualcosa di astratto o almeno qualcosa che non riesci assolutamente a immaginare... qualcosa di straordinario... perché nelle questioni d’amore o in quelle di fiducia reciproca tutto sembra essere dominato dal caso e sembra che non ci si possa fare assolutamente nulla... comunque proverò, devo, devo, ma non per sembrare una persona bendisposta ma solo perché non riesco a farne a meno... E’ tutto... è tutto. Sto cercando di affrontare tutti questi problemi dando per scontato che in qualche modo posso fare qualcosa di positivo, non vorrei mai essere coinvolto e provare poi la sensazione di essere nel posto sbagliato e non per una questione mia, perché mi sono sentito a disagio molte volte... è per te, perché non vorrei mai che tu finissi nei guai a causa mia o a causa di quello che pensi di me... meglio stare fuori che metterti nei problemi... e alla fine io potrei essere capace di capirti, di entrate nei problemi come fai tu da te? I nostri problemi non sembrano poi così diversi... ma probabilmente lo sono... probabilmente la differenza non sta solo nell’oggetto, potrebbe essere anche nei soggetti. Due persone diverse possono rapportarsi con gli stessi problemi in modi diversi... stanno affrontando gli stessi problemi ma ciascuno pensa che l’altro venga da un altro mondo solo perché affrontano i problemi in modi diversi... perché sono realmente persone diverse e non ha nessuna importanza che affrontino, o dall’esterno sembrino affrontare, gli stessi problemi, qualcosa molto più importante del problema in sé li tiene separati. E le differenze sono enormi da tutti i punti di vista... Che cosa è veramente necessario per essere veramente in due, o almeno, per parlare al più basso libello, per fidarsi l’uno dell’altro? C’è qualcosa di veramente fondamentale per dire che fidarsi l’uno dell’altro è possibile? E che cos’è? Qualche volta la gente pensa che qualcosa sia fondamentale, come faccio anch’io, ma le differenze più profonde sono nascoste da qualche altra parte... in qualche modo quello che sembra fondamentale e quello che non lo sembra si scambino i ruoli... in modo che non puoi più nemmeno capire se fidarsi l’uno dell’altro sia realmente una cosa possibile o meno. Il giorno dopo dovrebbe comportare qualcosa di nuovo per passare il confine ma fino ad ora nulla di veramente nuovo è accaduto... che significa? E’ impossibile o devo solo lasciare che tu abbia il tuo tempo per renderti conto... potresti anche non aver capito che qualcosa è accaduto... sì, è possibile, potresti non aver trovato il vero significato...e  non era nemmeno molto facile... Ma non mi interessa chiacchierare di te, proprio no... e allora che cosa mi interessa? ... mettersi in contatto... sì, restare in contatto... sì... e poi? Che altro? Avviare qualcosa di più importante e di più personale... qualcosa che richieda tra noi una fiducia reciproca... E che altro? ... e questo il problema più grosso... perché io devo stabilire un termine, trovare un ruolo e queste cose non competono a ciascuno di noi separatamente ma a noi in quanto siamo due, se noi possiamo in qualche modo essere in due... cosa che è molto lontana dall’essere data per scontata... adesso siamo solo all’inizio della storia, siamo solo al giorno dopo... e tutto deve essere costruito sulle giuste basi... ma quali sono le giuste basi?... Proprio non lo so e forse non lo sai nemmeno tu e noi non possiamo nemmeno metterci veramente in contatto al di fuori dei limiti della formalità... Mi piacerebbe avere molto tempo da passare con te, per farti capire, per farti arrivare al nocciolo del problema, per farti mettere da parte tutto quello che ti spaventa... perché non c’è nulla di cui spaventarsi. Qualche volta sembra che tu abbia coraggio, ma credo che le cose stiamo realmente in modo molto diverso... stai cercando qualcosa, qualcosa di moto importante, sto parlando dell’amore... e questo veramente ti rende più debole... ti spinge a fare scelte difficili,  a rischiare e nello stesso tempo a dare per scontato che qualcuno da qualche parte stia aspettando proprio te, per distruggere la solitudine, per ricominciare, per partire verso qualcosa di nuovo, qualcosa di meglio o almeno qualcosa di diverso, per sentire come potrebbe essere dolce andarsene insieme da qualche parte... questa è la tua debolezza perché quelli che hanno bisogno d’amore devono fronteggiare la debolezza e tante disillusioni... Che cosa ti potrei augurare? Di essere felice... certo! Ma che significa? Di realizzare ogni e qualsiasi tuo desiderio? ... certo! Ma quali sono i tuoi desideri? Ma prima di tutto... puoi realizzare veramente i tuoi desideri? Mi piacerebbe che fosse così... ma non lo so... ma devo tenermi i miei dubbi evitando che ti spaventino... tu sei un’altra persona... un’altra persona... ed è veramente difficile entrare in contatto con un’altra persona... Non ho fatto mai veramente cose del genere e alla fine non ho nemmeno provato per anni... non valeva la pena di provare... adesso qualcosa è diverso, è veramente diverso... Ho analizzato ogni parola, ogni singola parola della tua ultima lettera, per trovarci qualcosa di nuovo, per capire qualche altra cosa come se trovare qualcosa di nuovo o capire qualche altra cosa potesse essere utile ma non ho trovato nulla di nuovo e forse quello che non era nuovo in qualche modo sembrava retorico... solo un po’, è chiaro, ma sembrava un po’ retorico... o forse io non posso assolutamente capire e continuo ad andare avanti sovrapponendo pensieri a pensieri, cercando cose nuove, cose migliori o soltanto altre cose proprio come fai tu, ma noi stiamo probabilmente cercando cose diverse. Le parole non hanno nemmeno lo stesso significato per me e per te... forse usiamo veramente le stesse parole con significati diversi, ecco perché non possiamo nemmeno capirci. Ma sono sicuro che non possiamo capirci?... Non proprio, forse non è un’impossibilità, perché per capire devi prima sapere e adesso probabilmente questo non accade.

Il tempo che verrà risponderà alla domanda... è possibile? Spero di sì, spero di sì. Come può una piccola parola sconvolgere i nostri progetti e metterci in una situazione così complicata, sconvolgendo realmente le regole della vita, affaticando lo spirito, permettendo alla preoccupazione di invadere la nostra vita, ma questa piccola parola può anche aprire una nuova vita... può aprirla, non la apre realmente, ma certo la può aprire, può aiutare ad aprire una nuova vita, la vita che verrà... Regole... confini, limiti... per me, per te, se fosse possibile per noi, anche se al più basso livello... mai sentirsi liberi, mai lasciare che le parole o altri linguaggi vadano oltre le regole o passino i confini o i limiti... tutto sotto controllo... ma comunque è difficile tenere l’anima sotto controllo... mai lasciare che la filosofia invada la vita reale o lasciare che i pensieri diventino più importanti delle parole o le parole più importanti delle azioni, spazzare via i falsi ragionamenti, i desideri, i sogni ed essere aperti solo verso quello che succederà, qui non c’è nulla da capire, c’è tutto da accettare. Questa frase è veramente la regola base  dell’amore... quindi io devo accettare tutto e lo farò certamente non ha importanza se in accordo o meno con i miei desideri e i miei sogni... desideri e sogni sono cose senza valore. Io devo accettare la tua vita, nient’altro, nulla di più e nulla di meno, la tua vita reale non quello che io presumo possa essere la tua vita, ma solo la tua vita reale, io devo aspettarti, aspettare le tue lettere, tutto quello che vorrai mandarmi, mai immaginare, mai prevedere mai lasciare che la fantasia prenda il posto della realtà, solo ascoltare attentamente, rispondere onestamente... tutto da accettare... tutto... mai credere di essere veramente importante... e poi accettare qualcosa o qualcuno esattamente come sono è una questione d’amore... Io non sto qui per aspettare che tu cambi per realizzare i miei desideri o i miei sogni, sarebbe una finalità miserabile e nemmeno sto qui per dare o per prendere qualcosa... no... io sto qui solo per accettare tutto, qualunque cosa reale che venga da te e non devo nemmeno presumere di essere utile, saprebbe di orgoglio... E adesso per guardare alla mia realtà... che sto facendo? ... Sto solo aspettando. Ho risposto ieri alla tua lettera... e devo evitare di mandarne una nuova oggi... oggi devo solo aspettare...

 

  

2007/8/3

UN MISERABILE MONOLOGO

UN MISERABILE MONOLOGO

Ho riletto... ho riletto tutto, ho rimesso in ordine ogni traccia, ogni elemento, anche quelli apparentemente più banali... la coerenza è assoluta, non ci sono stati tentennamenti... il percorso procede per tappe, dal poco al molto. Torna spesso l’immagine della solitudine, quella dell’inizio, quella della svolta, del prima e del dopo, l’idea della speranza... la ricerca di un dialogo. Gli elementi che ho a disposizione non sono molti ma non sono generici. Ho cercato di seguire il tuo percorso mentale, sarebbe meglio chiamarlo affettivo e trovo che ha un senso profondo... ha una logica interna che non si smentisce... in tutto questo ti ammiro, ma questa parola è riduttiva. In fondo i tuoi criteri sono, almeno in apparenza, opposti ai miei, sono morali, mentre i miei sono utilitaristici, nel senso buono, forse, ma niente di più. Mi fermo a pensare al dopo... perché le scelte radicali hanno un prima e un dopo, sono liberatorie, in un certo senso, ma creano difficoltà che possono essere oggettivamente enormi, cosa che probabilmente hai già sperimentato. Ho provato a capire le tue motivazioni... moralità, certo... ma anche, e forse soprattutto, un tentativo di rompere una solitudine sostanziale che non si sopporta... in un certo senso, alla base di tutto questo c’è un bisogno d’amore... non è una parola grossa, penso che sia proprio così... ho pensato ai possibili scenari alternativi... ma, in fondo, con i se i con i ma non si costruisce nulla... non ha alcun senso chiedersi come sarebbe stato se... ha senso chiedersi come sarà... perché adesso ci sono dei punti fermi... mettiamo da parte il discorso degli amici, dell’ambiente sociale... che sono, in fondo, tutte cose molto relative... e lo sono di fatto perché sono state messe coscientemente a rischio per dare priorità ad un bisogno d’amore che appariva più profondo... ed è questo bisogno d’amore il nodo della questione... hai fatto il primo passo, forse il più difficile... ma questo non risolve il problema, per volersi bene bisogna essere in due... bisogna essere veramente in due... da qui in poi ci saranno altre cose da fare e da capire e non saranno né facili né, spesso, soddisfacenti... la strada è tutta in salita e ciò che posso sperare è che la tua ricerca della felicità si realizzi, arrivi al suo scopo... te lo auguro con tutta l’anima... ma mi è difficile credere che una cosa del genere possa realmente accadere, o almeno che possa accedere in modo indolore e rapido...  che dirti? ... Che scelte fare? ... Dove andare? Di chi fidarsi? Fino a che punto pensare che la felicità sia una cosa reale? ... e una parola che ti piace molto... fino a che punto mantenere un ottimismo di principio verso le persone, tutte le persone, anche quelle dalle quali, in teoria, potresti aspettarti una presenza seria e affettuosa? ... non ti nascondo che tutte queste cose mi creano una certa ansia... perché la delusione che viene dopo le scelte difficili è ancora peggiore perché dopo non si sa nemmeno in che cosa sperare. Una cosa forse mi sentirei di dirti... certo è discutibile e relativa... ma può avere un senso... le persone contano nella loro singolarità e potresti stare bene dove meno te lo aspetti, come potresti non trovare assolutamente quello che vai cercando là dove potresti credere invece di trovarlo... voglio dire che, anche nella chiarezza radicale che ti contraddistingue... la prudenza, almeno una certa prudenza, non va mai messa da parte... e che capire di chi ci si può fidare è la cosa più difficile di un dialogo...  perché anche per creare un dialogo serio bisogna essere in due... bisogna veramente essere in due. Ho visto persone che hanno cercato di uscire dalla solitudine come stai cercando di fare tu... qualcuno, pochissimi in verità, ci sono riusciti, ma più di qualcuno, dopo le prime esperienze, ha finito per tornare indietro e scegliere quella solitudine come il male minore... Un vero rischio consiste nel considerare le persone simili a sé... è il rischio del proiettarsi negli altri credendo di capire i meccanismi della loro coscienza... non posso certo darti consigli, anche perché fare esattamente il contrario di quello che posso consigliarti io potrebbe essere in assoluto la scelta migliore e di questo ho piena consapevolezza... mi piacerebbe parlare con te, scrivere non ha molto senso, è solo un insieme di dichiarazioni astratte, è lasciare correre la mente sulle sue strade, ma questo non è un dialogo... è un miserabile monologo che manca dell’essenziale essere in due... è per questo che pongo fine a questo post... verranno tempi in cui sarà possibile un dialogo vero, io aspetto quei giorni. 

2007/8/1

RUOLI

RUOLI

Mi manda una e-mail... “Ci sentiamo prestissimo!” ... e io ci credo... e certo che ci credo... e aspetto! E sì, aspetto... e sì che di cose da dire ce ne sarebbero tantissime... ma, dico, lo sai che sto aspettando... va bene che è estate e che d’estate tutto prende altri ritmi, ma per me non prende affatto altri ritmi... e poi... adesso di cosa veramente importante ce n’è una sola... almeno per me... quale? ... ma è ovvio: sentirti! ... Chissà che ti passa per la testa... magari adesso stai facendo chissà che cosa... ma secondo me non stai facendo un granché ... forse sì... oddio, lo spero per te... però, mannaggia, se tu non stessi facendo niente di serio e ti dimenticassi di me mi dispiacerebbe... Insomma... ti decidi o no? ... vabbe’... lo so benissimo che è pure giusto che tu abbia il tuo tempo per te... ci mancherebbe... e forse non hai nemmeno la possibilità di farti sentire... lo so che è così... almeno che forse è così... ma poi questo “prestissimo” quando sarebbe? tra una settimana? Due? Tre? ... perché chi aspetta aspetta... mi cominciano a venire in mente tutti i ragionamenti che potrei farti, poi vado a fare una passeggiata, immaginando che tu sia con me e cercando di prevedere le cose che ti direi... ma mi sembrano tutte cose molto cretine... più ci penso più cretine mi sembrano... e sì che dovrei avere capito ormai che la via da seguire e un’altra... Come ti vedo? ... Una meteora? No! L’ennesima cosa stupida e poi non vera... perché quello che vorrei è che non fosse affatto una meteora... una cosa meno stupida m’è venuta in mente cercando di definire quello che vorrei da te... vorrei un cantuccio della tua anima, un posto non importante, in disparte e vorrei restare lì, non vorrei tramontare nel tuo orizzonte... quando andrai incontro a quello che la vita ti riserverà e che ti auguro con tutta l’anima di trovare, perché te lo meriti..., allora vorrei esserci anch’io, vorrei potere farti un sorriso dal cantuccio riparato della tua anima per dirti: vai avanti! Senza paura! Senza mai paura! Io sto qui... e ci resterò, se lo vorrai... se vuoi bene a una persona le auguri la felicità, quella vera, quella profonda... ma speri che in quell’orizzonte di felicità ci possa essere un angolino anche per te... in fondo non chiedo tanto... mi basta non uscire del tutto dal tuo orizzonte... Che penso di te? ... non lo so nemmeno dire, quello che vedo è che mi hai dato giorni di felicità, qualche volta cerco di prenderti come esempio, un esempio irraggiungibile ma reale... poi penso al futuro, per un verso tutto farebbe pensare che il futuro sarà un futuro in cui ci perderemo di vista... questa sarebbe la logica ordinaria delle cose, per l’altro verso ho invece l’impressione che la realtà sarà diversa, anche sostanzialmente diversa... e che la logica ordinaria in questo caso lascerà spazio alle eccezioni... perché in effetti quello che fai tu è eccezionale... quindi, in un certo senso non temo nemmeno questo futuro che sta per venire perché penso che non ti porterà via e nello stesso tempo ti potrà permettere di cercare seriamente la felicità... ed è con una nota di tristezza che dico solo di cercare e non di trovare... anche nella costituzione americana si dice che ciascuno ha diritto alla ricerca delle felicità... non alla felicità... ma già poterla cercare in modo serio, quella felicità, è la condizione indispensabile per poterla trovare... Una cosa forse ancora più malinconica mi passa per la testa: la felicità, quella vera, non basta meritarla, e tu la meriti al 100%, purtroppo la felicità vera non si può conquistare, si può solo ricevere in dono da chi può darcela e non è detto che si trovi la persona giusta al momento giusto... e francamente mi deluderebbe vedere la tua ricerca della felicità perdersi in una marea di casualità mancate, di condizioni non realizzate... sarebbe orribile vederti bruciare il tempo in attese vane... non lo sopporterei, mi sembrerebbe una cosa assurda e ingiusta... se non hai tu il diritto alla felicità chi lo può avere? Anche se essere in questo mondo significa vivere di incertezza. Poi mi dico... e se quel cantuccio per me non ci fosse? ... beh... certo mi dispiacerebbe... però continuerei a considerare la tua felicità un valore assoluto... perché quello è l’obiettivo primario, non solo il tuo ma anche il mio... perché, per strano che possa sembrare la felicità si trasmette, si contagia, come avviene in questi giorni e come vorrei che avvenisse anche in futuro... prima o poi accanto a te ci starà la persona giusta e vedere la tua felicità sarà la mia felicità... Quando nelle cose che scrivi colgo qualche nota di tristezza vorrei essere vicino a te, ci vorrei essere, così, per me, più che per te... perché so benissimo che la mia presenza non è necessaria... ma quella nota di malinconia si trasmette e resta... almeno per un po’ resta... Ti vedo un po’ come l’immagine del mondo che cammina, che procede... e mi chiedo se posso avere una funzione, quale non importa, ma una funzione vera... ma darsi da sé una risposta non è soddisfacente... aspetto la tua... che è l’unica che conta... Allora... che fai? ... e soprattutto... come stai? Che pensi? E’ assurdo quanto si possa rivivere o almeno pensare di rivivere in un’altra persona, però è reale... certe volte quando certe persone ti colpiscono, finisci per andare a caccia di analogie, vorresti che ce ne fossero e vorresti che fossero analogie forti... ma è una cosa che non succede quasi mai... , in fondo, più scavi e più ti rendi conto che le differenze sono enormi, che i modi di vedere il mondo sono enormemente diversi... in pratica più vai a fondo più trovi che non c’è niente da dirsi, perché manca quel quid che motiva un dialogo serio, cioè un dialogo senza fraintendimenti e senza distrazioni, ti rendi conto che l’esigenza di verità deve cedere ad altre impossibilità, che, in sostanza, un dialogo vero non è possibile... e quindi, dopo aver cercato inutilmente dei punti di contatto, arrivi alla conclusione che non ce ne sono... ma tutto questo ragionamento per te non vale e questa è la cosa assolutamente sconvolgente e unica... non c’è niente da scavare... no... il tipico gioco della esplorazione psicologica che è la conseguenza e spesso la causa dell’interesse per un’altra persona, con te non ha senso, ci hai tenuto a mettere in chiaro le cose fin dall’inizio, cosa più unica che rara, hai voluto, perché lo hai voluto, un dialogo forte.... chiaro, senza incertezze... quindi, quella fase di indagine che caratterizza i rapporti umani e spesso li conclude, con te non è necessaria e per di più l’immagine che hai dato di te è, dal mio punto vi vista, assolutamente unica... perché in pratica nessuno aveva mai fatto quello che hai fatto tu... Quanto a me, una situazione simile non mi era mai capitata... dico mai... non solo perché solo rarissimamente le esplorazioni psicologiche di altre persone hanno portato, alla fine un risultato positivo... e in un certo senso hanno messo in evidenza una possibilità di dialogo comunque relativa, ... ma perchè, in sostanza, le cose che per me erano fondamentali, per quelle persone potevano essere accettabili, al massimo parzialmente condivisibili, ma non sarebbero mai state il centro del loro mondo... Con te, prima, avvertivo un certo senso di disagio, una reazione che non avevo mai sperimentato... la sensazione tipica del capirsi... come se non avesse nessun senso distinguere tra il detto e il non detto... perché non c’è bisogno di dire... e ci si capisce lo stesso a un altro livello... e qualche volta ho avuto la sensazione netta che una reazione simile la provassi anche tu ... che anche tu vivessi un momento di imbarazzo quando ci si ritrovava insieme... da lì, almeno da parte mia, è derivata una scelta di prudenza, una scelta che mi è costata molto ma che pensavo fosse necessaria... il principio di non invasività! ... Mai insistere, rispondere ma non chiedere... ecc. ecc. diciamo così la scelta del basso profilo... che in fondo non è solo basso profilo nelle azioni ma anche nelle motivazioni perché alla base c’è solo la paura di eccedere... In questo modo, lentamente, avrei seguito, nonostante tutto, anche nei tuoi confronti, la stessa strada che ho sempre seguito in situazioni apparentemente simili... in sostanza la strada del disimpegno, della passività... e in omaggio a questi sacri e nello stesso tempo assurdi (ora la vedo così) principi ho evitato ogni partecipazione troppo diretta, ho dato alle lettere che ti ho mandato una vernice più formale... in fondo, per dare a te la possibilità di dimenticarti tranquillamente di me... il che è comunque una vigliaccheria perché, pur non defilandomi in modo sostanziale e definitivo, lasciavo a te la possibilità di farlo, non per generosità ma solo per potermi poi dire che non era colpa mia e che le cose non sarebbero mai potute andare in un altro modo... il metodo non ha funzionato... per la seconda volta i meccanismi psicologici che uso tradizionalmente per non farmi coinvolgere non hanno funzionato... tu hai preso l’iniziativa... apparentemente in modo debole, ma in sostanza le cose erano ben diverse... tu, in fondo, sapevi quello che facevi, e sapevi di non sbagliare... e non hai sbagliato... nelle cose che dicevi c’era un senso preciso... in sostanza, come in fondo è tua caratteristica, non hai tenuto un piede in due scarpe... e di fronte a cose del genere io ho risposto, non ai livelli di chiarezza che ti sono soliti, ma certo a livelli molto al di sopra dei miei usuali... in qualche modo ho rischiato anch’io... ed ho avuto paura... tanto che poi ho cominciato a chiedermi se avevo fatto bene... il che è l’ennesima prova di meschinità... pensavo addirittura di avere sbagliato tutto, di avere frainteso tutto... come se una cosa del genere fosse possibile! ... La reazione che ne è seguita è stata di forte incertezza e nella sostanza di silenzio... come se non facessi altro che aspettare da te un segnale per superare le dimensione delle formalità, nella quale, in fondo per mia colpa, si stava lentamente scivolando di nuovo... quello che c’è stato dopo lo sai meglio di me... e, in effetti, sono ormai diversi giorni che ci sto pensando, che non riesco a pensare ad altro... vado a dormire tardissimo e non prendo sonno perché il cervello si mette a girare intorno all’idea... la mattina quando mi sveglio ricomincio a pensarci... e soprattutto mi dispiace della mia stupidità... del mio fare giochi psicologici senza senso anche quando queste cose possono fare male... pensa, stavo scrivendo “molto male” ma poi ho tolto il “molto” per paura di esagerare... da questo puoi capire chi sono io... ma in fondo lo sai... Adesso non vedo l’ora di ricevere la tua risposta... ti scriverei un’altra volta, ma interviene il senso del limite che mi trattiene e in fondo, sento di nuovo operare il principio di non invasività... che ha anche dei lati positivi, dico positivi, non utilitaristici... Una categoria ho bene incisa nella mente ed è per me una razione assolutamente spontanea... quella del totale rispetto, direi di più, dell’affetto nei tuoi confronti, ho anche paura a scrivere una parola simile... è una parola seria e, per carità, non vorrei mai che fosse fraintesa... e anche scrivere una precisazione simile è in fondo assurdo! Adesso capisco (ma forse lo capivo anche prima) il senso preciso dei tuoi discorsi... del chiedersi se ci sarà qualcuno anche per te... e ci sarà! Sicuramente ci sarà! Come vorrei che questo qualcuno ci fosse e che fosse esattamente conforme a i tuoi desideri! Vedere la tua felicità realizzata è la mia felicità! Non so se ti sembrerebbe strano tutto questo... in fondo penso di no... perché in effetti abbiamo un mondo in comune e lo abbiamo veramente... Ti ricordi quando ti parlavo delle scelte di fondo? Del progetto complessivo della vita? Del mondo affettivo come assoluta priorità? ... Ecco, da quello che vedo, hai fatto proprio quello che andava fatto... cioè hai fatto delle scelte radicali sulla base di un autentico progetto di vita. In effetti hai fatto le tue scelte sulla base dei criteri che averi adottato anch’io... quando ci penso provo una soddisfazione grandissima, il senso di affinità di fondo, che in sostanza non ho mai provato prima, con te è l’esperienza quotidiana, ci sarebbe un mondo di cose da dirsi... perché ci sarebbe? No! ... devo dire ci sarà! Ci sarà un mondo di cose da dirsi... non che io abbia niente da insegnare in questo campo... anzi! Però almeno avrei la possibilità di parlare a chi è in grado di capire, di parlare chiaro, di parlare apertamente... cioè di creare un colloquio in cui è possibile essere se stessi... fuori dalla recita quotidiana e senza i limiti che il buon senso, bene o male, impone in tutte le altre situazioni... e di che cosa parlerei? ... Intanto niente teoria, niente chiacchiere filosofiche... solo fatti, solo quello che è accaduto e quello che accade e solo in dimensione strettamente personale... niente generalizzazioni ... questo finalmente l’ho imparato... devo parlare di me... perché parlare di me potrebbe avere un senso... è la prima volta che mi capita di pensare che parlare di me in termini autentici potrebbe avere un senso costruttivo, questo significa sentirsi importanti, significa trovare un senso anche al di fuori di sé, e questo non pensavo sarebbe mai accaduto, ci mancava un presupposto di fondo, ma adesso il presupposto c’è... adesso anch’io posso avere un senso ed avere un senso è una cosa grande... In effetti trovare persone a cui interessasse veramente della mia vita, intendo dire del mio vissuto, della mia storia personale, non mi è mai accaduto... adesso invece potrà succedere... questo è straordinario e non me lo aspettavo... certo sto cominciando a pensare che tutto questo in effetti non sarà facile, non sarà facile per niente... qui ci sarà bisogno di prudenza... non per viltà ma per rispetto... prudenza senza inganni... quasi un ossimoro... quali limiti? Quali tempi? Tutto da decidere sul momento, tutto da verificare... e sempre tenendo presente un altro principio di fondo... la non invasività... so benissimo che hai il tuo mondo che per te è fondamentale e che la mia posizione è comunque marginale ma la cosa non mi scoraggia, quello che c’è è già moltissimo, il mio problema è trovare il mio ruolo... e non sarà facile... anche se certamente lo troverò... che sarà difficile l’ho sperimentato già nello scriverti le ultime lettere, che, anche se erano volutamente formali, non sono state affatto una cosa spontanea, le ho scritte, lette, rilette, corrette, cancellate del tutto, riscritte... la ricerca di una forma adatta è stata estenuante... forse dall’esterno non si vede ma è così. Non sapevo come incominciare... chiamarti per nome, certo... ma usare solo il nome, metterci qualche espressine che indica interesse? ... ma fino a che punto? ... e poi penso ad un’altra cosa... quando ci vedremo, perché prima o poi ci vedremo... questo lo so... come dobbiamo salutarci? ... a distanza, senza darci nemmeno la mano? Io in genere faccio così per non creare troppe complicazioni... oppure dovremo darci la mano? Sembra una stupidaggine ma non è... ci sono tanti modi di darsi la mano... alla fine penso che ti dirò solo ciao a distanza... ma, per carità, non vorrei mai che una cosa simile fosse presa come una reazione fredda... la cosa mi dispiacerebbe moltissimo e creerebbe un certo imbarazzo, in un certo senso farebbe perdere tempo, impedirebbe alla conversazione di carburare subito... il tempo dei convenevoli si allargherebbe ed è una cosa che non vorrei assolutamente... Insomma... ci sei? ... ma perché non rispondi? Ho aperto adesso la posta per la centesima volta... niente! ... hai detto venti giorni... ma venti giorni sono tantissimi... un’attesa di venti giorni è snervante... e va bene... venti giorni... ma non di più, ma non di più, per carità... non mi piacerebbe proprio entrare nel meccanismo delle attese... ma non ho molta paura che possa succedere, sarebbe un po’ la contraddizione del tuo modo di essere... io penso che non saranno nemmeno venti! ... Certe volte mi chiedo perché aspetto... e che cosa aspetto... perché non è molto chiaro nemmeno per me... però un clima di attesa lo sento... non so esattamente attesa di che cosa... potrebbe essere una delusione? Francamente non lo credo... no... le premesse sono tali per cui non può finire tutto in una bolla di sapone... in un certo senso so che sarà una cosa seria... non so che cosa aspettarmi... ma che non sarà una cosa banale lo sento... lo sento proprio in modo forte... è per questo che il senso dell’attesa si percepisce a questo livello... in fondo... un dialogo serio è una cosa più unica che rara... ci sarà... io credo che ci sarà... io voglio credere che ci sarà... perché i presupposti ci sono e ci sono veramente, non lo penso io, ci sono in termini oggettivi... e per passare dal mondo delle ipotesi, il mio mondo usuale, al mondo delle certezze... il passo è lunghissimo... è proprio un salto in un’altra dimensione... in una dimensione insolita... quella che si sogna sempre e che non si realizza mai... o meglio quella che ho sempre sognato e che adesso in qualche modo, non so ancora esattamente quale, ma alla fine si realizzerà... cioè il mondo della fantasia farà spazio a un mondo reale, per me è una cosa talmente insolita che non riesco nemmeno a immaginarla... ho pensato anche altre cose... potrai leggere quello che ho scritto prima di incontrarti e potrà essere una cosa sensata anche per te... ho scritto migliaia di pagine di diari, in fondo era la vita immaginata che sostituiva la vita reale e forse potrai anche capire il perché delle mie scelte... delle scelte in qualche modo lontane dalle tue... ma solo in qualche modo, delle scelte che non sono state tali perché mancavano del requisito minimo della liberà... mi accorgo di avere scritto un’altra delle mie cretinate... devo dire le cose come stanno... erano scelte di comodo, se si può dire così... perché in effetti il requisito della libertà nella scelta non lo avevi nemmeno tu... anche se alla fine hai scelto e hai scelto in modo netto... quindi non posso cercare scuse... vedi a che cosa serve potersi confrontare! Serve ad avere di sè una visione meno falsata dalla necessità di mettersi sull’altare... io, diciamo la verità, ho scelto di non scegliere... la scelta degli ipocriti... alla fine non mi è andata tanto male... ma non certo per merito mio però... Insomma potresti capire qualcosa di autentico anche su di me... non so se potrà esserti utile ma penso di sì... E adesso, se fossi qui ti farei una domanda: ti è mai capitato di provare la sensazione della più radicale estraneità anche rispetto alle persone che conosci meglio e paradossalmente anche di fronte a quelle che rispetti e che ami? Ti direi di pensarci prima di rispondere perché io, istintivamente direi di no, ma se non mi faccio portare da valutazioni superficiali troppo positive, per buonismo o per falso entusiasmo, ti devo dire che a me è capitato... la reazione che provo in questi casi è di perplessità, non mi sento di buttare via tutto quello che di buono c’è nelle persone che non mi capiscono, perché in fondo non hanno nemmeno la possibilità di capirmi, ma il senso della delusione c’è ed è distruttivo, devo lottare contro quel senso di delusione per evitare di reagire d’impulso... certe volte provo la netta sensazione che con alcune persone, anche quando si tratta di persone per me molto importanti, sia possibile solo un dialogo parziale, a campi limitati, fuori da quei campi, ormai tradizionalmente definiti, più per abitudine che per altro, non si va, non si può andare... non si trova una reazione negativa... no, non è questo il problema... semplicemente non si trova un’attenzione vera... ti rendi conto che le cose che per te sono essenziali ad altre persone non dicono nulla... che ciascuno è chiuso completamente nel suo mondo... e, se quel mondo non è comune, non c’è nessuna possibilità di capirsi... direi che in certi casi esistono delle forme di “reciproca tolleranza”  che assumono le forme del dialogo... all’apparenza si tratta di un dialogo, c’è educazione, rispetto reciproco, entro certi limiti anche affetto... ma non c’è condivisione, si prova la tipica sensazione del dialogo con gli extraterrestri, ci può essere qualcosa di comune, ma solo qualcosa... e guai a cercare di superare la linea di confine tra i due mondi... alla fine si prova a dare valore ad una condizione di dialogo limitato, di accettazione senza condivisione, di parzialità perché in effetti si vive in dimensioni diverse... a tutte queste cose ho cercato spesso anch’io di dare un valore e credo tuttora che ce l’abbiano... ma adesso comincio a vedere le cose da un altro punto di vista, comincio a pensare che si possa anche stare meglio di così... cioè che ci possa essere un dialogo che significa autentica comprensione di fondo, direi totale comprensione, o almeno non così nettamente parziale... Ho sempre cercato di creare un terreno comune e fino a un certo punto questa operazione mi è riuscita... ma comincio a pensare che sia più sensato operare una selezione a priori con condizioni più restrittive... in altri termini ha più senso rivolgersi a persone con le quali un terreno comune esiste in partenza piuttosto che cercare di costruire un terreno comune a posteriori... e quest’idea l’ho presa da te. Il punto di partenza è diverso da mio punto di partenza tradizionale.  Secondo le mie precedenti abitudini mentali qualunque tipo di disponibilità era a priori bene accetto e su quella base avviavo un mio percorso di adattamento mentale, di ricerca di compatibilità, sulla base di una flessibilità che in partenza doveva essere larghissima... con un sistema del genere ho ottenuto anche dei risultati notevoli ma, in effetti, ho delegato tutto al caso, non ho scelto, non ho agito, non ho fatto nulla al di là di accogliere la disponibilità che incontravo... tutto sommato il mio metodo, chiamiamolo così, mi aveva pure dato dei risultati significativi... poi ho incontrato te, all’inizio non ti conoscevo affatto: una brava persona... anche ottima... ma in effetti all’inizio sembrava che tutto finisse lì... poi ho visto il tuo modo di procedere: chiarezza, immediatezza... carte in tavola dal primo momento, l’hai fatto con le altre persone e l’hai fatto anche con me... tanto che c’è stato per me un certo imbarazzo nel rispondere mantenendomi al tuo livello... quale è stato il risultato di tutto questo? Secondo me una rapida selezione... è come dire: io sono qua, voi sapete bene chi sono... se mi cercate sto qua... per favore niente equivoci! ... francamente credo che sia una cosa estremamente intelligente anche se molto difficile da mettere in pratica... ma tu non spaventi nemmeno del diavolo. Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è il tuo discorso sugli amici che in fondo hai deciso di mettere alla prova, forse non lo ha deciso ma li hai messi alla prova lo stesso e, secondo me, la selezione si opera da sé... anche se non è del tutto indolore... Non riesco a immaginare quanto drastica possa essere questa selezione... certo c’è chi non si sente più... e a questo livello il conto è facile... ma quanti degli amici finiranno per mantenere un rapporto di apparente amicizia solo perché è politically correct? o perché le persone intelligenti non possono che comportarsi così perché altrimenti rischiano di non apparire intelligenti... e c’è un meccanismo ancora più perfido che finisce per allontanare anche le persone che con te potrebbero avere veramente un contatto serio... ed è la paura dello stigma sociale... in altri termini mantenere un rapporto con te per certe persone, meno forti di te, potrebbe essere socialmente rischioso... queste persone sono chiamate o a mollare te evitando il rischio, o a mantenere contati con te cacciandosi in situazioni potenzialmente pericolose a livello sociale e la scelta non è poi così semplice e così indolore. Quanti dei tuoi amici terranno un piede in due scarpe? In sostanza quanti diranno a te una cosa e agli altri un’altra? E soprattutto con quanti il contatto si restringerà solo a pochi contenuti sperimentati? Nella sostanza in un procedimento di selezione drastica, il rischio della solitudine esiste... ed è il rischio che tu stai correndo adesso... come andrà a finire? Francamente penso che tu abbia fatto la cosa giusta, quella morale nel senso alto del termine, anche se è quella più rischiosa... tu hai avuto coraggio e chi vuole starti vicino senza riserve deve avere coraggio... forse la diaspora degli amici è una cosa utile... anzi penso che lo sia... perché alla fine trovare anche una sola persona con la quale si ha veramente un orizzonte comune è preferibile a molti dialoghi parziali che alla fine lasciano sempre agli interessati la sensazione di essere estranei bene educati  e di non avere nulla da dire... Hai puntato sull’idea della chiarezza e, francamente, in un senso o nell’altro, questa scelta è liberatoria, per te e per gli altri... quanto alla solitudine... be’, vorrei che non ci fosse... perché se c’è un terreno sul quale potresti avere una debolezza è proprio questo... non hai l’abitudine alla solitudine... forse a quella sostanziale sì... ma a quella che consiste nel non stare materialmente con gli altri non credo tu abbia un vero allenamento... e di ritrovarti, almeno per un po’, in un piccolo deserto ti potrebbe capitare... francamente il problema della selezione drastica delle amicizie a me, personalmente, non sembra affatto un problema... nel senso che non sparirò certamente e, se mai, avrò un motivo in più per starti vicino, se e quando lo vorrai... Adesso fammi ricontrollare la posta! ... No! maledizione non c’è nulla nemmeno questa volta... ma prima o poi la tua risposta arriverà... lo so che arriverà... timori non ne ho, so benissimo che ci sentiremo prestissimo!

 

2007/7/31

CONTRADDIRSI

CONTRADDIRSI

E’ bello contraddirsi, spaccare quella gabbia che ci siamo costruiti intorno, il contraddirsi ci dà l’esatta misura della nostra stupidità... in fondo perché ti contraddici? ... Perché il presente prevale sul passato... ma perché il presente prevale sul passato? Che cosa è cambiato? E’ cambiato il mondo o ne è cambiata la rappresentazione? Se il mondo cambia... e cambia... non è certo da un giorno all’altro mentre il contraddirsi è un fenomeno improvviso... qualcosa di nuovo è intervenuto e la rappresentazione del mondo, o almeno di una sua parte, è cambiata... quindi il nuovo esiste, quindi le rappresentazioni del mondo sono destinate a diventare vecchie quindi la verità dell’oggi non è la verità, ma soltanto la verità dell’oggi... domani potrebbe essere contraddetta... ma sai che non sarà probabilmente così, sai che in una conquista mentale indietro non si torna... quando si è capito non si può più, coscientemente, far finta di non capire... al passo dopo passo dell’esperienza ripugna il passo indietro... Contraddirsi significa prendere atto che qualcosa è cambiato... che il cervello ha fatto un altro passo, che l’esperienza ha trovato una sistemazione nuova... ma significa anche altro, significa che il pensiero e prima di esso l’esperienza che lo guida è una sostanza plastica... e che la nostra stessa essenza è una somma casuale di una enorme quantità di esperienze... Perché ho cambiato idea? Sarei portato a dare una risposta differente... più ontologica... perché conosco meglio me stesso... non perché ho aggiunto altri elementi ma perché ho rimosso gli elementi estranei... è, in fondo, un problema difficilissimo l’identificazione del sé... se di quel sé si vuol dare una qualche spiegazione... E’ su questo che mi sono fermato a riflettere, sul chi sono, che nasconde un tentativo di identificazione, forse più che di identificazione di tratta di razionalizzazione, di sistemazione razionale, di un tentativo di dare ordine razionale all’anarchia dell’esperienza, un po’ la deformazione professionale del cervello... è possibile una identificazione del sé? E’ possibile conoscersi al punto di definirsi? Istintivamente sarei portato a dire di no a partire dal fatto che ogni definizione nega in radice la plasticità dell’io. Semplicisticamente, cioè in termini solo logici, la questione sembra superata... ma l’io non vive di logica... e tra le tante identificazioni, tutte per sé limitanti, l’esperienza stessa riconosce una differenza enorme... intanto quanto più una identità è rigida, tanto più è destinata ad essere una identità condannata all’esteriorità... ma non è neppure questo il punto... tra le tante identità flessibili e quindi teoricamente possibili, alcune sono identificate come mere ipotesi... ad altre si riconosce invece una consistenza, in altri termini, non solo le identità esistono ma tra di esse le differenze sono enormi... alcune ci appaiono affini, altre le rifiutiamo almeno in apparenza in modo istintivo. Perché dunque si adotta un orientamento identitario? Perché si sente il bisogno di identità? Anche se, a ben guardare il bisogno di identità non è una categoria generale della mente, o almeno non lo è a livello cosciente. Provo a partire da un ragionamento di tipo sociologico: l’identità costruisce il gruppo, esorcizza la solitudine, in qualche modo mette il singolo a parte di una forza collettiva, in questo però più che le identità individualmente assunte contano le identità intese come aggregazione, le organizzazioni. Essere tifoso di una squadra di calcio e andare con gli altri tifosi a vedere le partite, in effetti, è un fenomeno concretamente sociale... e non è su questo che vorrei fermarmi... Le identità che possiamo chiamare leggere, come quelle sportive, quelle di campanile... possono essere realmente derivate dalla dimensione sociale che ne consegue... ma le identità scomode? Quelle che anziché inserire emarginano? Perché si accetta una identità forte? una identità controcorrente? Qui non solo non sussiste il meccanismo del premio sociale, ma addirittura esiste il meccanismo inverso... qui, in sostanza, le giustificazioni classicamente sociologiche reggono meno... Qui, la scelta non è mediata della collettività, è strettamente individuale, si tratta in qualche caso di scelte difficili... se dunque si esclude la spinta di tipo sociale, perché queste identità, in qualche caso almeno, finiscono per essere così forti? Al livello più superficiale si potrebbe pensare che queste identità forti facciano appello a zone più profonde della coscienza... a una dimensione di identità individuale prima che sociale e di identità individuale tanto forte da poter resistere alla spinta sociale contraria. L’assunzione di una identità forte si realizza anche senza collaborazione sociale e addirittura contro la pressione sociale... si trasforma talvolta in attivismo, la “causa” è profondamente identificata col “sé”. Tutto questo nasconde un rischio, che se è piccolo nelle identità meno forti, è enorme e potenzialmente distruttivo nelle identità più forti... ed è il rischio della falsa identificazione. Questo almeno in teoria, la realtà sembra andare in un’altra direzione... in sostanza le false identità forti non esistono... Le identità forti operano a livelli profondi, in modo istintuale... in una regione in cui la possibilità di errore è minima perché in quella regione non operano le razionalizzazioni, i tentativi di dare spiegazioni.  

2007/7/30

ENTUSIASMO

ENTUSIASMO

... Eh! ... che posso dire... dentro mi sento un entusiasmo incredibile... mi dico... allora può essere vero... anzi è vero... e come mi sembrano stupidi tutti di discorsi che ho fatto! E ne ho fatti di discorsi stupidi... io a fare le prediche! ... pensa un po’... io a fare le prediche... e a chi, poi? Io fare la predica a te! ... paradossale! ... proprio paradossale! ... Tu la predica non me l’hai mai fatta... però hai fatto la cosa giusta... e lo sapevo che sarebbe finita così... lo sapevo e soprattutto lo speravo... speravo tanto che tu non mi ascoltassi... quando dicevo tutte quelle stupidaggini... pensa che modo di farti la predica... fare io una predica a te... dicendoti cose in cui in sostanza non credo nemmeno io... anzi, che sono proprio il contrario di quello che penso... perché pensare non significa arzigogolare, mettere la parole l’una di seguito all’altra... pensare è quello che si sente dentro... non quello che si dice... perché in effetti le cose che si dicono sono spesso diverse da quelle che si sentono dentro... almeno per me... certo per te non è così... una cosa del genere è ammirevole... significa non avere due facce... significa dire effettivamente quello che si pensa...  c’è chi lo sa fare! di fronte a una cosa del genere c’è da rimanere incantati... C’è veramente chi lo sa fare... niente teorie e chiacchiere... solo cose vere... eh! ... incredibile! .... veramente incredibile! ... Hai fatto la cosa più intelligente che si potesse immaginare... sembrava un’ipotesi impraticabile... e invece no! ... Ma come fai? ... Veramente me lo sono chiesto... Adesso non ti voglio tediare con altre stupidaggini... però ti voglio almeno dire che hai fatto una grande cosa... in questo modo hai conquistato la stima e l’ammirazione di tante persone... delle persone che ti vogliono bene... e queste persone sono tante... sono veramente tante... ovviamente ci sono anch’io tra quelle persone... che cosa stupida la solitudine! Sembra che ti possa rovinare la vita... ma solitudine non esiste... se vuoi essere libero sei libero! ... La libertà è una conquista... si ottiene con fatica e ad alti costi. Ho riletto quello che ho scritto... che misera litania di assiomi morali! Com’è diverso tutto questo da quello che scrivi tu... tu ci metti l’anima... io faccio di tutto per non mettercela... tu parli di te... io parlo sempre in generale... e in fondo .... perché quello che scrivo è scadente? ... è ovvio... perché non è vero! Se ripenso al passato mi chiedo perché ho sempre avuto fiducia in te... in qualche modo ti ho ammirato anche quando ci si conosceva appena... razionalmente poi ho rimosso queste cose... ma solo razionalmente, in sostanza c’era qualcosa che mi colpiva anche allora... certo... col senno di poi si capiscono tante cose... rimozione... che stupidaggine! Un’altra conseguenza deleteria dei falsi ragionamenti... e quale senno di poi? ... in sostanza è sempre stato tutto chiaro... lo sapevamo benissimo... naturalmente per merito tuo... hai fatto come Pollicino... hai lasciato delle tracce... e non le hai lasciate casualmente... alcune erano ben marcate... quindi... in sostanza... anch’io sapevo prima come sarebbe andata a finire... secondo la mia logica mi sembrava improbabile... ma era la mia logica! Secondo la tua doveva accadere ed è accaduto! ... e mi accorgo di quanto la mia logica sia stupida... Quante cose sto imparando... da te, sì... le sto imparando da te... e sono cose fondamentali! ... C’è un’altra cosa che mi ha colpito molto... perché in fondo la sento anche mia... il tuo discorso sulla moralità... c’è una moralità di fondo alla quale non si può venire meno, un modo serio di prendere le cose... verità e non recita... ed è proprio a quella moralità che hai dato il primo posto. Strada difficile, strada in salita... avrei dovuto dire: strada da evitare... e invece mi trovo a dire in contrario in modo convinto... Mantenere una moralità alta! Senza compromessi... senza ipocrisie... senza piede in due scarpe... I miei stessi comportamenti mi sorprendono... un attimo fa stavo passeggiando avanti e indietro per la stanza e ripetevo fra me: l’ha fatto! l’ha fatto veramente! e mi sorprendevo a sorridere! ... è la parte emotiva che torna a galla... adesso sto di nuovo al computer a scrivere... ma le parole mi sembrano stupide e inadeguate... la soddisfazione che provo è grande... proprio grande... qualcuno mi potrebbe dire: ma perchè? ... in fondo, per te che cosa cambia? ... Certo, in termini stupidi non cambia nulla ma in termini di rispetto e di ammirazione cambia eccome e aggiungo in termini di partecipazione, sì di partecipazione! ... Non riesco effettivamente a pensare ad altro... allora c’è la possibilità di un futuro, di un futuro più bello, più libero, più autentico, più vero... sì... c’è! Pensare che ho fatto di tutto per cercare di convincermi del contrario... e invece quella possibilità c’è! ... Non in teoria... no! Ci vuole il coraggio di fare delle scelte difficili... ma la possibilità c’è... Mi ritorna in mente il discorso della moralità... della moralità alta... quella che non rinuncia mai alla libertà... quanta gente giudica! ... Ma quanta gente capisce? Quanta gente semplicemente non sa... confonde, non può comprendere perché ha un paraocchi e non vuole liberarsene... è vero... che cos’è la moralità per queste persone? Che cosa possono capire? Non possono concepire una moralità al di fuori della loro visione del mondo... questo purtroppo è un fatto... ma tu non ti fai spaventare... no... non ti fai spaventare nemmeno da cosa del genere... ecco il senso della libertà, dell’avere la propria morale che va difesa come un valore assoluto da quanti non sono nemmeno in grado di capirla... Non so se e quando leggerai quello che sto scrivendo ma mi farebbe piacere che tu lo leggessi... mi farebbe veramente piacere che tu lo leggessi... anche se quello che sto scrivendo non è che una piccola parte di quello che mi sento dentro... diciamo così la parte più stupida... mi accorgo che sto usando spesso l’aggettivo stupido ma sempre riferito a me e a quello che faccio e in realtà è anche questa una sensazione che provo... mi rendo conto che almeno una buona parte di me è fatta di stupidità... di meschinerie, di piccole cose... come vorrei che questa parte non ci fosse... cercherò di cambiare ma non sarà facile... e mi continua a tornare per la mente una quantità di particolari, di parole che hai detto, di cose che hai scritto... quasi un modo per prepararti la strada e ho riletto anche alcune cose che hai scritto per me... accidenti come sono belle! ... e soprattutto come suono tue e come sono vere! ... e io che ho fatto? Ho risposto cretinate! ... me ne vergogno proprio... io so scrivere solo meschinerie... anche se oggi mi hai dato una soddisfazione che non avrei nemmeno immaginato... anzi, diciamo la verità, forse me l’aspettavo... ma non così a breve termine... e certe soddisfazioni fanno proprio bene all’anima...  Poi ci sono quelli che passano la vita a fare carriera... ma come fanno a non  rendersi conto di quello che perdono? ... e pensare che noi ci siamo conosciuti per caso per cambiamenti del tutto casuali dell’ultimo momento... cambiamenti dei quali qualche volta credevo di non dover essere contento... e invece sono stati una fortuna insperata... e non è la prima volta che mi succedono cose del genere... in sostanza è un po’ la storia del contadino cinese del cavallo: “e che ne sai tu che non sia una fortuna...” ed è stata una fortuna... perché confrontarsi con gente come te è una fortuna... è una spinta a credere di più nei valori della vita... ti rendi conto che la dignità alta esiste... e la cosa ti fa nascere un sorriso spontaneo di soddisfazione... non solo le persone di dignità alta esistono... ma io ho avuto la fortuna di incontrarle... e non era così scontato... E poi c’è una cosa che mi colpisce ancora di più... l’autoironia... la leggerezza nel prendere le cose... in realtà, da quello che hai detto e scritto prima, si poteva capire che per te non sarebbe stata per niente una cosa facile... c’è voluto tempo e coraggio, hai pianificato la tua strada e hai fatto quello che volevi fare... la parola coraggio non è casuale... Ho ricevuto di recente un tuo biglietto, piuttosto neutro per la verità, forse ti aspettavi una reazione da parte mia... che prima di quel biglietto non è arrivata... ma non è arrivata non per mia decisione deliberata ma semplicemente perché io non sapevo nulla e quindi non ho detto nulla... oggi ho avuto notizie e ho risposto immediatamente... e ho cercato di farlo nel modo più diretto anche se per me liberarmi del tutto dei filtri razionali è praticamente impossibile... Non vorrei che tu avessi letto nel mio silenzio un giudizio negativo... mi dispiacerebbe veramente moltissimo... ma i toni bassi dell’ultimo bilgietto me lo lasciano pensare... se leggerai queste righe, ti prego, tieni presente che io non sapevo nulla... Come ci si sente, dopo? Mi piacerebbe saperlo... Mi piacerebbe veramente molto... e anche qui sto facendo una deliberata eccezione alla regola del basso profilo... Ho fatto un proposito... aprirò tutti i giorni la posta... perché una tua risposta la voglio! la sto già aspettando... Ci tengo moltissimo! e poi rileggerò tutte le cose che hai scritto e che riuscirò a ritrovare... le metterò in ordine cronologico... e le raccoglierò un una specie di volumetto... credo che avrò parecchio da meditarci sopra... e poi, terza cosa, cercherò di essere un po’ meno ipocrita... anche se con te, in fondo non l’ho mai fatto... mi sarebbe stato impossibile... se vorrai ti farò leggere le cose che ho scritto su di te... forse le hai già lette, ma non sai che sono state scritte per te... e adesso pensiamo al futuro... a dare consigli potresti essere solo tu... credo che sarebbero tra i pochi consigli che accetterei... ci si chiede... che succede “dopo”? E’ un dopo relativo perché quello che è successo era nell’aria... quindi... la conclusione dovrebbe essere che “dopo” resta tutto come “prima”... ma non è così... l’idea dell’esplicito mi è così estranea che non riesco ad abituarmici... pazienza! dovrò imparare... ma il futuro presenta in fondo anche un rischio vero... il rischio del perdersi... intendo dire del perdere i contatti... con questa idea ho dovuto fare i conti più di qualche volta... razionalizzarla come mio solito, ridurla a necessità... ma penso che tentativi del genere, in questo caso, non reggano... ma perché si dovrebbero perdere i contatti? ... ma chi lo ha detto? ... e poi la cosa essenziale è sapere di contare almeno un pochettino... per carità è ovvio che ci sono cose più importanti... ma un pochettino ci voglio essere! ... E’ incredibile quanto certe cose possano diventare importanti... quanto posano unire... nella sostanza creano una solidarietà forte... che ti permette di partecipare alla vita di altre persone in modo non stupido... ed è quello che provo... una cosa bella, una cosa seria, una cosa vera! 

EMOZIONE PROFONDA

EMOZIONE PROFONDA

In certi momenti si provano delle emozioni profonde, quasi liberatorie... in quei momenti la felicità è una cosa palpabile... in quei momenti ti rendi conto che il tuo teorema sul mondo c’è chi è riuscito a dimostrarlo... che le questioni di principio alle quali non hai rinunciato hanno un senso, che la felicità è possibile, che la libertà è un valore assoluto e che continuare a combattere per i propri principi è irrinunciabile... Oggi provo la soddisfazione di partecipare profondamente alla felicità altrui, di vedere realizzato il sogno grande e difficile di una persona che stimo e che amo.

2007/7/28

EQUILIBRI

EQUILIBRI

- E che ti dico? ... Non lo so... Che ti racconto? ... Oggi l’ispirazione proprio non c’è... qua dentro fa caldo... fa troppo caldo... tu mi puoi dire: Ma che c’entra? ... Eppure c’entra... c’entra... l’estate l’aspettano tutti... e che l’aspettano  fare? ... l’aspettano perché ci sono le ferie... perché si va al mare... perché si sta più liberi... vestiti leggeri e anche anima leggera... l’estate è il tempo del branco, della comitiva... ci sono tanti termini per definirla... ma non è il tempo della coppia... e poi, diciamolo: la coppia ha fatto il suo tempo... oggi gli equilibri sono diversi... la coppia è un concetto vecchio... ma scusa... sì, può andare bene dopo i 40... ho capito... ma dopo i quaranta che fai? Ormai sei completamente lessato... poi dicono che la vita comincia a quarant’anni ... a quarant’anni la vita è finita... sei un sopravvissuto! ... Quelli di quarant’anni, quando li vedo mi fanno pena... io prima di quarant’anni mi sparo una chiodata... c’hanno certe pancette! Certe zucche pelate! ... Ci stanno quelli che fanno i galletti, ma sono patetici! ... ma mica lo capiscono... io conoscevo uno di quarant’anni che mi trattava sempre come un deficiente... mi faceva le prediche, mi considerava un ragazzino... poi gli ho detto: ma ti sei mai guardato allo specchio? ... E c’è rimasto male... Ma questi a quarant’anni si credono che il mondo è il loro! Sai, tutta quella prosopopea dell’arrivato... Ma quando vedi il capo ufficio ti cachi sotto! ... E le donne appresso a te ci vengono solo perché c’hai i quattrini... alle vecchie come a te può darsi che le abbindoli pure ma le ragazze no... a te ti danno retta solo per i quattrini... quelle non sei tu le che abbindoli... ma sono loro che ti pigliano per i fondelli a te! ... Dice... ma io c’ho la classe! ... c’hai la classe turistica... una volta io e certi amici miei ci siamo messi a giocare con questi di quarant’anni a calcetto sulla spiaggia... mannaggia che cosa penosa... nemmeno riuscivano a reggere la pancia... a quattrini vincete voi ma a pallone vinciamo noi! ... E una ragazza che va cercando... C’era l’altro giorno uno psicologo in televisione che stava facendo tutta usa solfa sul fatto che una ragazza giovane si innamora del quarantenne perché c’ha bisogno di sicurezza... ma che sicurezza!... ma lo sai come si chiama a casa mia una che fa così? E allora, se lo sai, chiamala come si deve chiamare! ... Poi dice la palestra e il fitness ... mac che è roba per quelli là? ... ma lasciamo perdere... ma ci vengono solo  fare scena ma poi fanno solo pena... Io non sono un principe... proprio per niente... oh... però... tu puoi dire quello che vuoi ma quando una ragazza sta con me... eh! ... e quando se ne va con quelli là... sì, dice... è innamorata! E’ innamorata dei quattrini! Di quelli sì! Però una ragazza che può stare con uno come me e se ne va con uno come quelli a me mi fa proprio pena... insomma proprio schifo... Ma che a quartant’anni ti metti con le ragazzine?

- E quando ce l’avrai tu quarant’anni?

- Ma io a quartant’anni non ci voglio proprio arrivare... e che c’arrivo a fare? Noo! ... Vabbe’, che ti devo dire... se c’arrivo ci penso... e che il complesso dei quartant’anni me lo devi fare venire adesso? Adesso la vita me la voglio godere... dopo che ne so io? ... ne ho visti pochi che hanno fatto, hanno fatto e poi alla fine...

- Ma non stavamo parlando delle ragazze?

- E sì eh... ne stavamo parlando sì! ... E che ti dico... che ci sta da dire? A me mi sembra tutto così ovvio! ... ci stanno... ci stanno... eh be’... ci stanno sì... Io adesso ce n’ho una fissa da tre mesi, un po’ di più, non lo so, non mi ricrdo... ma è una palla! Non si regge più! Mi vuole mettere la museruola... caruccia è caruccia... però... non si regge proprio... e che ti dico... mica ti posso dire che faccio con la ragazza mia... vabbe’ lo sai... e allora che me lo chiedi a fare? Prima mica ce n’avevo una... e che ci facevo con una... se una un giorno non poteva... e mica potevo perdere tutto questo tempo... intanto un’altra disponibile ce l’avevo... e poi mica a una potevo raccontare di quell’altra... ma perché glielo dovevo raccontare... quelli sono affari miei... e adesso, perché tu vuoi stare con me ti devo dire che faccio con le altre? ... ci sta la privacy? ... E allora! Ma che vai cercando! ... A loro non glielo dicevo quello che facevo... ma agli amici sì... sennò che amici sono... Con gli amici sì... e beh... sì, se ne parla... be’, così... per capire quello che fanno loro... ci stanno certi brocchi... che dalle ragazze si fanno rigirare come un pedalino... quelli non c’hanno carattere... ma pure certi bei ragazzi che se li vedi ti mettono paura... ma si fanno proprio rigirare... un carattere non ce l’hanno tanto... sai... così... un po’ quello che si fa mettere sotto... dalla ragazza... una eh! e ... quelli sono per una alla volta! E per quello si fanno mettere sotto... eh sì... perché a una ragazza più spazio gli dai e peggio è... Vedi tu se ci provano con me a fare le principesse! ... Io glielo dico subito: Oh... bella... ma tu niente niente non hai ancora capito? Qui se ci vuoi stare è così sennò taglia! Eh sì... e che mi devo mettere lì a perdere tempo? ... Io alla mia gliel’ho detto: se ti sta bene bene sennò te ne vai... noi ci possiamo vedere solo la sera tardi... Io m’alzo la mattina alle sei e vado a lavorare... e tu, bella, ... stai a dormire fino alla nove! ... Io stacco dal lavoro alle sei... e me ne devo andare cogli amici alla palestra! ... A te ti piace il ragazzo in forma! E allora te lo devi tenere così... poi devo cenare... perché nella vita si deve pure mangiare... e poi posso pure passare da te... ma non c’ho mica tanto tempo da perdere... io devo pure andare a dormire perché l’indomani mi devo alzare alla sei... allora se tu c’hai tempo da perdere te ne puoi pure andare... hai capito, hai capito! ... Macché sono il servo tuo io? ... Poi dice il femminismo! ... ma l’animaccia loro! E che facciamo il mondo delle principesse! ... E il carretto chi lo deve tirare... noi? E perché? ... non ho capito! Ma non fate un cavolo dalla mattina alla sera! ... Sì... dice... la mia studia... macché studia? ... tutte stupidaggini... e me le vuole pure raccontare a me... ma che me frega a me delle cose che studia lei... Gli vuoi raccontare tutte queste pappole... e pigliatene uno come a quello là... come si chiama... quello che c’aveva la gobba... Leopardi... mi pare... no... boo! Insomma pigliatene uno così... uno che ti somiglia... ma poi non ti lamentare... eh dai... hai capito hai capito! ... e quelle che ragionano così a me non mi piacciono per niente... sono come quelle che corrono appresso ai quattrini... c’hanno un’alta fissa per la testa... ma non capiscono un cavolo... per loro c’è solo la fissa loro... Una volta me n’era capitata una... non era brutta... cioè non era brutta per niente... dice che c’aveva pure una cultura... ma una cultura... però sapeva dire una parola sola... sapeva dire solo “io” ... io di qua, io di là... Era caruccia e ci stavo bene... ma, oh, bella! ... ma che mi vuoi stare a rompere a me con quanto sei brava e con quanto sei bella? Eh no! ... E mi voleva portare a casa sua... ma no, ma quanto sei scemo! Ma no da soli... eh! Una come quella... ma quando mai! Mi voleva portare a casa per presentarmi a papà e mamma... poi c’ha ripensato... hai capito la str... c’ha ripensato perché non ero il tipo fine che voleva lei! ... Ma tu hai capito a che punto arrivano! Ci vuoi stare... stacci! Non ci vuoi stare... e allora non rompere! No che prima ... vabbe’, hai capito e poi mi dici: Bello! Tu sei un morto di fame... e te ne puoi andare a quel paese! ... per parlare pulito... Quando me l’ha fatta questa storia, guarda... l’avrei ammazzata!... ma come beh? Beh... un cavolo! ma non ho capito... ma che sono il pupazzo tuo io? Eh! Mica si può fare così... Però non sono tutte così... la ragazza mia di adesso è caruccia... ma proprio d’animo... cioè è come mi piace a me... certe volte la menerei perché quando s’arrabbia s’arrabbia e non la fermi più... però poi quando gli gira bene è proprio caruccia... non lo so eh... mi sa prendere per il verso giusto... c’ha pazienza... quando faccio qualche cosa di stupido non me lo fa pesare... non si mette a fare la maestrina... mi fa solo un sorrisetto... e io lo capisco... e poi mi vuole bene... noi possiamo pure litigare, ma quando è passato è passato... non ti tiene rancore... è caruccia, è caruccia... e poi quello che vuole lo sa... non è mica come certe mummie che ho conosciuto io... quelle mamma mia! Ma chi l’ha sbarcate? Ma quelle come si sta con un ragazzo l’hanno letto sul manuale delle giovani marmotte... certe broccole che una cosa anche se gliela dicevi mille volte non la capivano lo stesso... sai proprio quelle che il cervello non l’hanno mai adoperato... perché prima c’era mamma, poi c’era la maestra e poi ci sarà il maritino... e a loro il cervello a che gli serve? ... Ma la mia no... non è stupida per niente... certe volte mi fa sentire stupido a me... e sì eh! Alla fine se la ragione ce l’ha gliela devi pure dare... e per me dare ragione a una donna... ce ne vuole eh! ... E adesso che ti devo dire... mi sono stufato... sto a parlare da tre ore con quel coso che lampeggia... dai, dai, facciamola finita... come? Manco a metà! mannaggia... ma chi me l’ha fatto fare! ... Io pensavo una cosa così... se mi vuoi fare qualche domanda... io non so più che dire... mi sono stufato!

- Come l’hai conosciuta?

- A lei? ... Manco mi ricordo! ... ah no, no! Aspetta... adesso mi ricordo... me l’hanno presentata... mi pare che era la sorella del ragazzo di un’amica mia... mi pare eh... però non lo so... Quando l’ho vista la prima volta non m’è piaciuta proprio ... bassotta, patatina... sai... io pensavo alle scandinave... alte alte e secche secche... e invece questa proprio il contrario... non è che mi faceva schifo... proprio non mi passava per la testa... poi ci siamo rivisti... abbiamo parlato un pochetto... così proprio due fesserie... tanto per perdere il tempo... e non m’è sembrata stupida per niente... una cima non è... a scuola l’hanno pure bocciata... ma m’hanno bocciato pure a me... vabbe’... che stavo dicendo? Sì.. non è una cima però non è stupida nelle cose importanti... cioè c’ha una testa sua... non ti ripete a pappagallo quello che gli hanno messo in testa papà e mamma... perché io quelle così non le sopporto... dico... vuoi essere una ragazza grande? ... e allora cresci! ... No, lei no! Questo non ce l’aveva! ... Una volta c’ho provato... insomma hai capito... e a lei non gli girava proprio e mi si è rivoltata come una furia... un altro poco e mi si mangiava! E lì m’è piaciuta... c’ha carattere... quello non era perché mi voleva dire di no... perché poi... vabbe’... era solo perché non gli andava proprio in quel momento... E devi vedere come tiene testa a papà e mamma... gli si rivolta come una tigre e strilla... e li zittisce subito... e poi non mi sputtana mai... io a lei le marachelle che faccio gliele pure dico... ma lei non l’ha mai raccontate a nessuno... e guarda... per un ragazza non essere pettegola è il massimo!

- Ma avete mai litigato?

- Litigato litigato no... però qualche baruffa c’è stata... una volta a Natale... la chiamo e dico: che ci vuoi venire stasera a fare due passi con me? ... era il 23 mica il 24! Mi risponde che doveva fare altro... oh! Io non c’ho visto più! Ma sei la ragazza mia o no? ... E se ti chiedo di uscire dovresti essere contenta o no? ... e ti metti a fare tutti questi complimenti... e no! Questa non me la devi fare! Devi dire sì a basta! Questa non si discute proprio... e proprio per rispetto... hai capito! E invece niente... mi si mette a fare la smorfiosa... al telefono eh... stavamo al telefonino... allora l’ho mandata a quel paese di brutto! ... E lei s’è irrigidita... mica m’ha chiesto scusa... m’ha riposto come una vipera... e io non c’ho visto più e gl’ho sbattuto il telefono in faccia! Madonna  mia che Natale schifoso ho passato! Mica ha chiamato eh! Niente! Sai che vuol dire di coccio? Proprio così. Io non volevo mollare, lei nemmeno... insomma Natale è stato uno schifo... ma io non avrei molato mai! A costo di starci malissimo! Bella! se vuoi stare con me mi devi rispettare... io non posso stare al secondo posto... dopo mamma poi! ... Se ti dico usciamo tu non puoi avere altro da fare... e meno che mai puoi fare sa sostenuta... perché io a te ti stronco! ... Insomma... uno schifo... e mica s’è fatta risentire... e che dovevo fare? Il 26 l’ho richiamata... e sai che ha fatto? M’ha sbattuto il telefono in faccia, lei a me! ... E che io mi faccio sbattere il telefono in faccia da una ragazza? Eh no! Il 27 mattina la sono andata a aspettare di sotto... sotto casa... faceva un freddo da crepare... perché ci sono andato dalla mattina presto... e poi era Natale... Me la vedo uscire... insomma l’ho abbordata... e gliel’ho detto proprio chiaro chiaro: Ma chi ti credi di essere? Se io sono il ragazzo tuo tu a me mi devi rispettare... e lei che mi fa.... mi si gira in mezzo alla strada, davanti a tutti e mi da uno schiaffo che mi rigira la testa... ma sai, non è che ha fatto la mossa, proprio uno schiaffo con tutta la forza... e allora io non c’ho visto più e glien’ho dato uno io e gli ho fatto pure venire il sangue dal naso... oh! Io quando meno meno! E allora m’è proprio saltata addosso a unghiate e a calci... nei... vabbe’ hai capito... oh! E fanno male eh! ... Una vipera! Ma ci siamo menati forte... poi sono passati i carabinieri... sono passati per caso... mica sono passati per noi... sono scesi e sono venuti verso di noi... io me la sono data a gambe e a lei l’hanno presa e l’hanno portata in macchina... a me non m’hanno beccato... ma c’ho avuto una paura... dico oh! Qua se mi beccano mi sono rovinato che ci perdo pure il lavoro mio... allora l’ho chiamata al telefonino ma ha risposto un carabiniere e io gli ho detto che ero quello che era scappato e quello a lei non me l’ha passata ma ha voluto sapere dove stavo... poi sono venuti con la macchina e si sono portati pure a me... noi stavamo dietro e in mezzo c’era un carabiniere... insomma a lei non gli è parso vero che mi sono fatto acchiappare pure io... e m’ha fatto un sorriso a 24 denti... poi c’hanno portato in caserma e i carabinieri hanno fatto un rapporto al tenente... quello ha chiesto a lei se voleva fare denuncia per lesioni e lei ha detto che io ero il ragazzo suo e che noi ci volevamo bene e che io le avevo dato uno schiaffo perché lei mi aveva insultato e ha detto che avevo fatto bene a darglielo... Poi il tenente m’ha interrogato a me e io ho detto che non era vero e che il primo ceffone gliel’avevo dato io ma non perché lei aveva fatto qualche cosa me perché io sono un deficiente e basta... Il tenente ha fatto fare una ricerca al computer per vedere se eravamo incensurati... poi ha strappato il verbale e ha detto: ma come è possibile che voi dobbiate essere così stupidi da litigare in quel modo in mezzo alla strada? Poi ci ha mandato via... e siamo tornati a casa insieme... a casa sua... sì a casa sua... e c’era sua madre... che l’aveva vista in giorno prima inviperita con me... e adesso se la vedeva tornare pappa e ciccia con me! e col naso che colava sangue... poco eh! Quando l’ha vista voleva sapere che era successo, se aveva avuto un incidente... ma lei l’ha mandata a quel paese e m’ha portato alla stanzetta sua e lì ci siamo baciati... ma sei che vuol dire in un altro modo? ... Ecco così! ... Era contenta... contenta che m’ero fatto acchiappare... che m’ero fatto acchiappare per lei e pure di quello che avevo detto ai carabinieri... Io per farmi acchiappare mi sono fatto acchiappare... se è stato proprio per lei... adesso non lo so... insomma, sì, forse... comunque lei se lo crede... e poi il fatto che s’è presa lei la colpa a me m’è piaciuto... non ha fatto la ragazzina s’è comportata come una donna, non s’è fatta spaventare nemmeno dai carabinieri... però, se non era per i carabinieri noi a quest’ora c’eravamo separati definitivamente...quando ti portano là dentro un certo effetto te lo fa... e sì... te lo fa, te lo fa! ... Abbiamo finito? ... No? Ancora no? Ma quanto dura ‘sto coso? ... Va be’, va’...

- Ma lei è gelosa?

- Insomma! Volevo dire gelosa gelosa no... e invece ho detto insomma! ... Perché un pochetto gelosa è... io prima non gli raccontavo niente ... e lei non era gelosa... oh! anche quello è un modo per non farla essere gelosa... poi, dopo la storia dei carabinieri ho messo un po’ più la testa a posto... diciamo così... ogni tanto un po’ di svario me lo prendo ancora... ma poco... più per giocare che per altro... a lei proprio tutto tutto non glielo dico però le cose importanti sì... e non s’arrabbia... praticamente non s’arrabbia mai... prima quando mi vedeva che mi avvicinavo a una ragazza faceva certe smorfie... ma adesso non lo fa più... certo... se io esagero lo fa, ma quello è ovvio... io penso che si fida... si fida, si fida... e poi oh! Io sono pure un bravo ragazzo... io la ragazza mia ce l’ho... non è proprio che mi basta... però io me la faccio bastare... che stai a dire? ... ah! Tu dici che prima ho detto il contrario... vabbe’... però sai le cose sono pure cambiate col tempo... quello che ho detto prima era di come ero prima... ma adesso è diverso... e poi mi piace che sta contenta ... e se non la faccio stare contenta io chi ce la fa stare... non la posso tormentare, con me è troppo caruccia e poi non se lo merita... Ah! ... Una cosa... questa è importante... ma non te la posso dire... no, no, non te la posso dire... magari te la dico a quattr’occhi... ma tu la registri e me non mi piace proprio mettere la mia ragazza in piazza... è inutile che mi guardi così... i segreti sono segreti... o no? Eh! E basta con questa storia... mi sono stufato...

- E tu sei geloso?

- Io? ... perché? ... no, perché? ... non mi pare proprio... scusa eh... ma perché mi fai questa domanda? ... ah... tu dici che lei potrebbe... ma no! ... ma è una mezza monaca... non con me ma è una mezza monaca... alla feste ci va solo con me... sì, sì, solo con me! Ma è inutile che fai quella faccia! E’ così, è così... e poi che altro fa? Sta a casa...

- Va all’università?

- Adesso s’è messa in testa pure questa... c’ha pensato due anni prima di decidersi... ma secondo me la cioccano subito... ah ma tu dici  che all’università non ci si va per studiare... e be’, va be’, ho capito... mo’ che combina all’università proprio non lo so... e che devo fare? La devo spiare? Ma che deve combinare? Fosse bellissima pure pure capirei ... e poi non è tipo che si mette a fare stupidaggini... soprattutto me lo direbbe, sì, me lo direbbe...

- Tanto gentile e tanto onesta “pare”...

- Come “pare”? Non pare per niente... quella è... tu dici che quando c’è l’occasione... sai chiunque potrebbe... e no! Non succede, non succede... la tua “pare”! La mia “è”! Ma che ridi? Prima insulta e poi ride! Ma guarda questo! ... e poi se la vedo con un ragazzo la meno... lei lo sa... insomma così, per dire... però mica tanto... perché se ce la vedessi veramente la menerei veramente... poi dice: ma le donne non si picchiano nemmeno con un fiore... ma se ti vogliono fare cornuto sì... si picchiano sì! ... La gente fine dice che loro non lo fanno mai... ma se non lo fanno mai sono stupidi... si fanno mettere le corna e se le tengono e zitti! Ma sono proprio deficienti! ... A me non me l’ha messe mai... almeno questo penso... poi se io lo penso e non è vero vuol dire che le corna me le ha sapute mettere... occhio che non vede cuore che non duole...

- E i vostri programmi?

- E che ne so! Non lo so proprio... tanto io non conto un cavolo... no, va be’, conto, conto... però poi a quelle cose ci pensa lei... se ci sposiamo o no... manco lo sa che vuole fare... prima pareva che si volesse sposare preso, poi s’è messa in testa la storia dell’università... e sono anni persi... a me non è che me ne freghi più di tanto... in effetti se si vuole sposare bene e se non si vuole sposare meglio... non ho capito... ma mica glielo impongo io di non sposarsi... fa quello che vuole... è adulta e vaccinata e fa quello che vuole... e io appresso... vabbe’... io appresso... a me sta bene... oh! Se sta bene a me... A mamma sua se gli dici che la figlia non si sposa gli piglia un coccolone... al padre gliene frega meno... e poi che c’hai paura che resta zitella? ma quella ha trovato a me! ... E’ stata fortunata sì! ... E certo... che se trovava qualche deficiente di quelli che voleva sua madre adesso vedevi dove stava! ... Oh! Io sono io! Qualche difetto ce l’avrò pure ma il cuore ce l’ho buono... oh! io non ho mai fatto male a nessuno... hai capito? ... a nessuno! Non mi piace proprio... e vabbe’, so’ stupido... può darsi... ma io non voglio fare male a nessuno... e lei m’ha trovato a me! E adesso tu mi consoci... ma non è che faccio poi tanto schifo... adesso se si vuole sposare o no sono fatti suoi... ma alla fine ci siamo voluti bene... vabbe’, abbiamo fatto a botte qualche volta... ma che vuol dire! Non è sempre meglio della gente che manco ti guarda in faccia? Noi ipocriti non siamo, né io né lei... quindi mi pare che va bene così...

- Ma tu stai mettendo un po’ di soldi da parte?

- Mannaggia! Ma che cavolo di domande mi fai? ... Vabbe’, un po’ sì... ma mica per il matrimonio... se si deve fare... io, lei e il prete... e basta! Io butto il sangue dalla mattina alla sera... e che devo fare il pranzo di 200 invitati e per fare che? Per vedere gli altri che mangiano alla faccia nostra ... che con questa cosa dei banchetti ci sono quelli che si caricano di cambiali... io no! I quattrini dalla finestra non li butto... se lei vuole la festa grossa se la paga da sé... perché io i quattrini da buttare non ce l’ho! ... ma mi pare che pure a lei non gliene freghi niente di queste cose... è una brava ragazza... non è stupida... d’essere una regina non se lo crede mica! E la regina di che? ... Lei mi comanda a me... ma se ci toglie a me lei non comanda un cavolo... Una cosa... questa te la posso dire... una cosa che proprio non sopporta è di dover chiedere i soldi a casa... i suoi non ce n’hanno tanti ma non sono proprio tirchi... ma lei quando si tratta di chiedere quattrini si fa venire le convulsioni... proprio non la manda giù... una volta gliel’ho detto... se non li vuoi chiedere a tuo padre te li do io... Madonna che ha combinato! ... Non l’ha voluti! Non l’ha voluti! E sì che un’altra ragazza se li sarebbe presi subito... quelli del padre e quelli miei... ma lei no! Non l’ha voluti! ... e poi per la storia dell’università ha peso due anni perché ha lavorato, ha fatto la commessa in un negozio... e la pagavano pure benino... meglio di me! Vabbe’... insomma lei non s’era iscritta all’università perché voleva lavorare e non dipendere dai genitori... poi c’ha ripensato... ma è stata dura... adesso deve stare almeno tre anni e forse pure cinque a dipendere dai quattrini del padre... per quello s’è messa a studiare come una matta... perché la paura che la bocciano ce l’ha e se la bocciano fa una figuraccia terribile, prima con la famiglia che ha buttato dalla finestra i soldi delle tasse universitarie e poi pure con me... va be’, con me no... almeno dal punto di vista mio, ma dal punto di vista suo la figuraccia la farebbe grossissima anche con me... ma tanto... vaglielo a spiegare! Non lo capirebbe mai! Perché è intelligente ma su certe cose c’intigna! E m’è toccato pure a me di dire che ha fatto bene a iscriversi all’università! Io penso che sia una cosa sbagliata, perché, secondo me, lei può fare può fare ma poi alla fine la seccano lo stesso... però che devo fare? ... lei ci crede e devo fare finta di crederci pure io... insomma un poco ci credo pure io, mi pare impossibile, ma un poco ci credo... chi lo sa... potrebbe pure essere... non sarebbe male eh! però... secondo me la cioccano subito!

- Scusa, le faresti vedere questa intervista?

- A chi a lei?

- Sì...

- Be’... mannaggia ma gli accordi non erano questi... se la vede poi mi crocchia perché ho detto pure un sacco di stupidaggini... ho fatto pure la figura del cretino... vabbe’ ... che vuoi fare? Gliela vuoi fare vedere? Sì, sì... vabbe’... tanto alla fine non è che ho detto poi chissà che cosa... però prima fammici parlare, dopo, quando si calma, magari gliela fai vedere... no, non credo che s’arrabbia... e poi se s’arrabbia vuol dire che è stupida... fagliela vedere... fagliela vedere!

 

  

2007/7/27

NOI NO

NOI NO

- Quanti?

- Tantissimi! ... Sono passati una marea di anni ma stamattina alle 6.30 in punto mi è arrivato un sms con gli auguri... non si dimentica... no, non si dimentica... e non è un rito qualunque... si fa perché si sa che è una cosa gradita... e sono tanti anni, una marea, appunto, una marea...

- Scusa eh... ma com’è che non...

- E che bisogno ce n’era? Ci si può voler bene lo stesso, certo non è una cosa classica... niente cerimonie e niente confetti... ma non cambia nulla... almeno per noi è stato così...

- Ma io non dico sposarsi ma proprio convivere...

- Ma io stavo parlando proprio di quello... insomma è quello che volevo dire... ci sono persone che per volersi bene devono vivere insieme e ci sono persone che non sentono questo bisogno... lo so che anche questo ragionamento non è quello solito... però, scusa, che significa convivere? ... significa solo avere più tempo, più possibilità per essere in due ma non significa necessariamente essere in due... tu mi potresti dire che adesso che siamo vecchi la cosa, in fondo non ti sembra così assurda... ma per noi è stato lo stesso pure trent’anni fa... non è un fatto di età, c’è un bisogno sostanziale di libertà reciproca... sai, certe volte... anzi parecchie volte tentare di creare vincoli ai rapporti d’amore è deleterio... si svuotano dall’interno... le cerimonie, le cose legali, gli obblighi in genere non hanno niente a che vedere col volersi bene... ti danno al massimo una probabilità più alta di avere vicino una persona che ci deve stare per motivi giuridici... non di avere una persona che ti vuole bene e sono due cose che non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra... ma non dico solo del matrimonio... il discorso vale anche per le unioni civili... ma siamo proprio sicuri che tanta gente voglia le unioni civili... non dico a livello di questione di principio... ma che la vogliano proprio le coppie di fatto... io credo di no... legalizzare in un altro modo può risolvere dei problemi giuridici... cioè un istituto giuridico serve a risolvere problemi giuridici se ci sono problemi giuridici da risolvere... ma qualche volta può servire anche a creare altri problemi... però tutto questo col volersi bene non c’entra affatto... sono le trappole con le quali si cerca di creare per obbligo giuridico quello che non c’è in dimensione affettiva... per noi è stato esattamente il contrario... non c’era niente da creare... eravamo in due e ci volevamo bene nessuno di noi due cercava una maggiore sicurezza, non ce n’era proprio bisogno e non c’era bisogno nemmeno di convivenza... e adesso mi viene in mente una questione... ma per volersi bene, secondo te, bisogna avere un mondo in comune?

- Beh... penso di sì...

- Ma non è vero... noi non abbiamo mai avuto un mondo in comune eppure ci siamo voluti bene lo stesso... ognuno ha mantenuto la sua vita, nessuno ha sacrificato nulla sull’altare dell’essere in due in modo forzato... in fondo a noi interessava volerci bene, non altro, non mettere su casa, non creare delle identificazioni forzate... il mio mondo è rimasto mio e il suo è rimasto suo... ognuno ha avuto la sua vita... ma sappiamo che ci siamo e che ci vogliamo bene... tu mi potresti dire che si tratta di cose minime, che non hanno senso, che non si possono paragonare al matrimonio o a cose del genere... eppure un senso ce l’hanno... piccolo, minimo, come ti pare, ma c’è... Le coppie sposate, dopo 25 anni, celebrano le nozze d’argento... quando è capitato a noi non abbiamo celebrato nulla però ce lo siamo ricordato che erano passati 25 anni non di matrimonio o di convivenza ma di volersi bene... e in tutti questi anni il senso della solitudine non l’ho mai provato... mi potresti dire che in fondo ho cercato di consolarmi con quello che c’era perché non c’era di meglio... eppure non è così... il problema di fondo per me è stato un altro... il problema è stato se scegliere la persona o la situazione... aspetta, aspetta, lo so che non mi spiego bene... adesso cerco di spiegarmi meglio... voglio dire che quando incontri una persona che ti sta bene ti chiedi: Ma che cosa vado cercando? voglio sposarmi, convivere, scegliere una forma di rapporto... oppure voglio che quella persona mi voglia bene? ... perché non è per niente lo stesso... certo chi mira a sposarsi, a sistemarsi mettendo tutto in chiaro, magari anche con la separazione dei beni... da un certo punto di vista farà anche benissimo... ma che c’entra tutto questo col volersi bene? ... Poi, certo, ci sono i fortunati... quelli che vivono rapporti assolutamente simmetrici... che vogliono tutti e due esattamente le stesse cose... per quelli è facile... lì non c’è nemmeno il problema della scelta... ma quando non è così... quando si hanno stili di vista diversi... che si fa? Ci si adatta o si pretende che l’altra metà si adatti in nome dell’amore? Cioè che uno dei due rinunci al suo modo di essere? Io credo di no... io credo che in una situazione del genere si imponga una scelta: la persona o il tipo di possibile rapporto... in questi casi cercare di realizzare i progetti matrimoniali o di convivenza significa distruggere tutto... perché sono progetti coltivati da una parte sola... ma quando ti trovi in una situazione simile, come è capitato a me, la scelta non ha nemmeno senso... per te è assolutamente ovvio che la finalità di fondo è volersi bene, nel modo in cui è possibile salvando fino in fondo la libertà dell’altro che comunque non deve essere ridotta in alcun modo... ti sembra paradossale che si possa sentirsi in due e nello stesso tempo continuare a vivere ciascuno la propria vita... lo so... ma non è così... è una cosa reale, che cosa vuol dire lo sperimenti tutti i giorni.. sai, tanta gente dice che senza la convivenza l’affetto finisce o che non è possibile fare convivere due realtà affettive perché una finirebbe col distruggere l’altra... ma questi sono solo preconcetti... a noi non è mai successo... ognuno ha la sua vita, ma quando ci si sente si capisce benissimo che non si tratta di cose formali o di secondo piano... io lo vedo dalle forme di attenzione che ricevo, dalla sincerità assoluta nel discorso, anche dalla sincerità scomoda, diciamo così, quella che potrebbe creare qualche problema o qualche attrito... e queste cose non le cambierei con niente al mondo... certo, qualche volta è possibile realizzare cose del genere nell’ambito di un rapporto matrimoniale o di convivenza... ma quando non è possibile che cosa fai? Passi oltre... o non ami quella persona perché non corrisponde ai tuoi desideri? Io non sarei mai capace... e dal suo punto di vista la cosa non era poi tanto più semplice... in effetti cancellarmi dal suo panorama sarebbe stata la cosa più semplice in assoluto... e invece non è successo, c’è stato qualcosa di serio, di importante... non “c’è stato”... ma “c’è”... certo c’è... l’archeologia dei sentimenti non serve a nulla... è questo che mi colpiva allora e che mi colpisce anche adesso... non c’è mai stata indifferenza, proprio mai e nemmeno formalità... insomma, ci si vedeva una volta ogni tanto, diciamo almeno non frequentemente, ma quando ci si vedeva si stava bene, non c’è mai stata la sensazione che le pause avessero modificato qualche cosa... si stava bene e basta... e anche quando poi ha avuto la sua vita... non è cambiato praticamente niente... aveva la sia vita con le persone che voleva ma io continuavo ad esserci lo stesso, ci si vedeva lo stesso, si andava ugualmente a prendere una pizza una volta ogni tanto, ci si sentiva al telefono piuttosto regolarmente... in tutti questi anni ha conosciuto tante persone... ma la mia presenza non è mai tramontata, proprio mai... e sono passati trent’anni in questo modo... e ancora adesso quando mi chiama e mi propone di uscire e di andare a prendere un gelato, la cosa mi piace tantissimo... certo, tanti anni fa c’erano anche altre componenti... ma quelle cose piano piano passano e se per stare insieme non c’è altra motivazione finisce propri tutto... ma per noi non è stato così... con gli anni non è cambiato nulla... e anche questo mi colpisce tantissimo... io ho quasi l’impressione che noi non invecchiamo... cioè che non invecchiamo almeno mentalmente... certo, il fisico è quello che è, ma è una cosa naturale e inevitabile... ma mentalmente non invecchiamo... quando ci vediamo scherziamo ancora come trent’anni fa... diciamo sciocchezze... cioè è rimasta quella dimensione di gioco e di scherzo che è tipica di quando sei giovane... adesso camminiamo meno, facciamo proprio passeggiate più brevi, ci sediamo ai giardinetti e spesso pure senza parlare... sai, proprio come i vecchietti delle fotografie e non è che siamo proprio vecchietti vecchietti... anche se, certo... gli anni passano... ormai alle spalle abbiamo una storia di coppia... di telefonate, di passeggiate, di gelati, di pizze... di ore passate al telefono a raccontarci i guai e a cercare di esorcizzare l’idea del passare del tempo... però ogni tanto l’argomento torna a galla... e allora... insomma, con una certa reticenza perché in fondo è il vero argomento tabù.... insomma se ne parla... e in pratica di quell’argomento parliamo solo tra noi... tanto hai capito di che cosa sto parlando... me l’ha detto proprio chiaramente... per il resto parliamo di tutto... i miei argomenti preferiti li conosce da una vita e da quello che mi dice io capisco chiaramente che sui giornali legge con attenzione le cose che possono avare interesse per me e poi me le racconta... e poi mi rendo conto che in fondo anche su quelle cose abbiamo un punto di vista comune... Con internet non ci sa fare troppo, ma con i telefonini fa cose che io non saprei fare mai... mi cambia le suonerie, le immagini... un sacco di diavolerie...  e lo fa in un momento, senza nemmeno pensare a quello che sta facendo... e poi... io credo che ci siano delle affinità di fondo... per esempio un attaccamento sostanziale alla famiglia, ai genitori anziani... ci litiga spesso ma non li molla mai... e poi è una sua caratteristica... non dimentica... quando non ci si sente per qualche giorno... poi immancabilmente la telefonata arriva... io lo so che arriva... ormai non mi preoccupo più... nei primi anni la paura dell’abbandono in qualche momento è stata forte... ma non mai successo... proprio mai... i primi tempi, quando manifestava un interesse verso altre persone... e con me ne parlava, ne parlava liberamente... io credevo che sarebbe finito tutto molto rapidamente ma poi, in pratica, non cambiava nulla... poi, certo, gli anni sono passati e il fatto che avesse la sua vita e soprattutto che la sua vita non avrebbe distrutto la nostra piano piano mi è sembrata una cosa naturale... adesso non ho proprio più nessuna paura... che possa mandare tutto in malora dopo trent’anni mi sembra incredibile... Certo che desso stiamo invecchiando... no, no, non dico nel modo di fare... ma proprio nel fisico... i capelli bianchi li abbiamo tutti e due... un po’ di pancetta l’abbiamo messa su... e qualche problemino fisico, e dico problemino per minimizzare, ce l’abbiamo tutti e due... però che vuoi fare... quando c’è una storia lunga come la nostra alle spalle l’idea del tempo che passa l’accetti di più, perché almeno c’è qualcosa di bello da ricordare... io la vita non l’ho passata tutta a lavorare e ad  aspettare... no... io la mia stagione buona ce l’ho avuta... m’è rimasta qualche fotografia... e una marea di sensazioni... proprio, sai... tu puoi seguire nella vita come si evolve il tuo atteggiamento nei riguardi dei sentimenti... perché le cose cambiano, quello è ovvio, le cose cambiano ... ma solo nel senso che tu le vedi diversamente... tu guardi indietro... e capisci tante cose... e poi, sai, io ho sempre avuto una mania... quella di scrivere un diario... lo facevo pure tanti anni fa... allora non c’erano proprio i computer e si scriveva tutto a mano e io il diario lo scrivevo a mano... poi sono passati gli anni, è venuto il computer e ho cominciato pure io a usarlo... magari, sai... non per fare chissà che cosa, per scrivere, per scrivere e al massimo per fare un po’ di conti o per conservare qualche documento importante... insomma, fatto sta che ho conservato tutti i diari di questi trent’anni... adesso, quelli più vecchi me li sono ricopiati tutti sul computer, così me li posso rileggere quando voglio... e be’... se vado all’indietro di tanti anni noi ci siamo sempre... e non solo a livello di fantasia mia... no, noi ci siamo veramente tutti e due... le cose che scriveva... perché scriveva... e sì... scriveva poco ma scriveva cose bellissime... scriveva poesie... non per me... oddio, qualche volta pure per me... una volta ne ha scritta una alla mia borsa... perché io quando ero giovane andavo sempre in giro con la borsa... ma anche tante altre cose... tutte molto tenere, con una dimensione affettiva importante alla base... e poi le cose sue... io le ho conservate tutte... una sigaretta che non si fumò e che voleva buttare via... un portachiavi... il primo oggetto che mi ha regalato... me lo ricordo benissimo, stavamo ai giardini dell’università in un pomeriggio caldissimo d’estate e poi i fogli che scriveva e che sistematicamente faceva a pezzettini e buttava nel cestino... ci scriveva i suoi pensieri... e non me li faceva leggere... poi io andavo a raccattare i pezzettini e li ricostruivo incollandoli su un foglio... e potevo leggere le cose che aveva scritto... poi glielo dicevo e mi rispondeva che lo sapeva benissimo che l’avrei fatto... Sai sono un po’ i giochi tipici delle persone che si vogliono bene... eravamo giovani allora! ... ma poi non è cambiato niente... nella sostanza non è cambiato niente... adesso non scrive più quello che pensa sui foglietti... adesso si parla un po’ di più... prima si parlava pochissimo... ma quel pochissimo era un pochissimo serio, un pochissimo autentico... quando ti rendi conto che chi ti sta vicino non sta recitando una parte ma sta dicendo proprio quello che pensa e soprattutto quello che prova, la cosa ti fa un effetto forte... ti chiedi perché con quella persona si creano momenti di quel tipo e con altre persone non succede mai... poi un’altra cosa... nessuna dichiarazione d’amore... non me ne ha mai fatta una, nemmeno per accenno... da parte mia invece le accettava, non aveva la faccia di zittirmi e mi lasciava parlare senza rispondere, tante volte anche per parecchi minuti... poi mi diceva: Lo so, lo so. E finiva lì... però su di me faceva apprezzamenti di altro genere... mi diceva che ero una brava persona e questa espressione non era solo un modo di dire... era un apprezzamento di fondo e io l’ho sempre gradito moltissimo... io invece dicevo cose molto più dirette e molto più emotive... ma non mi dava corda e allora a un certo punto la facevo finita e certe volte mi chiedevo se la cosa potesse aver dato fastidio, ma questa sensazione non l’ho avuta mai... Che cosa eravamo? ... Che domanda stupida... No... voglio dire: eravamo amanti o amici? ... Chi lo sa? Anche su questo, credo, i nostri punti di vista erano diversi... per essere amanti sicuramente ci mancava qualcosa ma dire che eravamo amici è forse troppo poco... naturalmente se si intendono queste due parole nel senso banale dei termini... Esistono le cose a metà? ... io le chiamo le cose con una doppia natura... quelle che non sono riconducibili a nessuno schema? ... Quello che posso dire è che per me esistono certamente e che se non esistessero bisognerebbe inventarle... perché ci sono tante situazioni in cui non è possibile applicare nessuno schema predefinito... e noi eravamo in una situazione simile... in una zona di confine, nella terra di nessuno della quale non si parla mai... ma chissà quanta gente vivrebbe benissimo in quella terra di nessuno... perché in effetti ... quella è la terra dei sentimenti veri... delle situazioni non da manuale che sono, secondo me, la maggior parte anche se poi, alla fine, si fa di tutto per ridurre tutto al denominatore comune del matrimonio... o della convivenza... che sembra la soluzione più intelligente solo perché è quella legale... Ho sempre pensato che la dimensione giuridica stia piano piano soppiantando tante altre cose... per esempio la religione che si riduce a legalismo o anche l’amore che si riduce a matrimonio, cioè viene sostituito dall’idea di matrimonio che sembra la forma perfetta dell’amore... insomma meccanismi di tipo giuridico o para-giuridico al posto dei sentimenti... ma ormai il mondo va così... “do un des”... i contratti devono prevalere... ognuno ha paura di perdere qualcosa e allora si vuole l’assicurazione, il paracadute... la certezza in cose nelle quali la certezza non ci può essere... e poi sai... quelle espressioni:mio marito, mia moglie... sotto sotto c’è l’idea della proprietà, del contratto di acquisto che ti dà certi diritti su un’altra persona... per non dire poi delle cause civili per l’assegno di mantenimento, dell’idea del coniuge debole, ecc. ecc., cose dalle quali si vede benissimo che il matrimonio una natura contrattuale ce l’ha eccome... certo, io lo capisco, a livello sociale servono pure delle certezze, dei punti fermi... ma per chi li vuole, chi vuole un rapporto basato sul diritto è libero di sposarsi, ci mancherebbe altro... io capisco tutto quello che vuoi... però tutto questo coi sentimenti che cosa c’entra? In un contratto ci sono delle prestazioni reciproche... adesso, se il matrimonio si deve ridurre a una cosa simile, anche nel matrimonio ci possono essere delle prestazioni reciproche in qualche modo, almeno psicologicamente coattive... ma francamente mi sembra che in questo modo si distrugga la sostanza del discorso... che non è una questione giuridica... ma noi del diritto ne abbiamo fatto il nuovo Moloc cioè il diritto ha preso il posto della morale e dei sentimenti... Che pazzia! ... Sembra una cosa intelligente ma è una pazzia... La gente ha imboccato questa strada... ma noi no, noi no! Niente obblighi! ... e ha funzionato... ma non come un meccanismo che rende impossibile quello che potrebbe comunque succedere, cioè che un rapporto a due finisca... no! Ha funzionato come criterio di rispetto della libertà altrui... ma adesso... ditemi pure che non è vero... ma quanta gente ha paura non di una vita di coppia ma degli obblighi irrevocabili del matrimonio... Certo, lo so, quello che dico può sembrare assurdo... ma il matrimonio è una istituzione storica e ha fatto il suo tempo... quando una istituzione non corrisponde al sentire sociale non è il mondo a essere sbagliato ma sono le istituzioni a essere inadeguate... e questa è una istituzione di altri tempi... creata per una società completamente diversa dalla nostra... è pure vero che una regolamentazione ci vuole... ma chi vede che c’è gente che c’è rimasta incastrata malamente e ha dovuto tirare la carretta tutta la vita per rimediare agli errori commessi al tempo del matrimonio... beh... allora è evidente che il matrimonio è una istituzione che non interessa più... adesso pure pure per gente giovane e ancora pulita... ma i vip che fanno fare i contratti matrimoniali da fior di avvocati con clausole risarcitorie a suon di milioni per questo e per quello... che cosa stanno facendo? Stanno vivendo una splendida storia d’amore o si stanno comprando il coniuge? O lo stanno vincolando in tutti i modi in modo che ci pensi bene prima di tagliare la corda perché gli costerebbe caro! ... E questi sono i modelli che si stanno diffondendo... e questi sono fatti! ... ma noi no! E’ vero che, ai nostri livelli economici, che ci si poteva mettere sui contratti matrimoniali?... Se mi molli mi dai 2000 euro! Una meraviglia! Almeno a non essere ricchi ci si guadagna in dignità... non ti viene nemmeno la tentazione di dare troppo valore ai quattrini... perché non fare questioni di soldi, quando di soldi ne hai pochi, è facile... ma quando ne hai molti... eh no! E’ molto più difficile! Insomma... sarebbe come dire che noi che di quattrini ne abbiamo pochi pensiamo di più ai sentimenti... e non è nemmeno vero, però, certo, per noi è più facile... Una cosa che mi ha sempre colpito: non abbiamo mai parlato di quattrini, dico proprio mai! Ognuno ha i suoi... non molti ma sicuri... un lavoro dignitoso e una indipendenza economica vera... per il resto nessuna ambizione.... nessuna tendenza a recriminazioni... nessuna invidia nei confronti di quelli che i quattrini li hanno... e soprattutto nessuna tendenza ad apparire quello che non si è, a fare spese pazze, a buttare quattrini per fare vedere che se ne hanno... ecco... una dimensione moderata... senza velleità... mai sfoggio, né da parte sua né da parte mia e allo stesso tempo, mai vergogna quando le cose andavano male... cioè quando di prospettive economiche se ne vedevano poche... una vita media... anzi, secondo i canoni comuni, medio-bassa... la vita nostra, né più né meno... e non vergognarsi nemmeno delle banalità o di ripetere tutte le volte gli stessi discorsi... perché in effetti dopo trent’anni che cosa ti vuoi inventare di nuovo? ... ma noi non facciamo sforzi di fantasia, diciamo sempre le stesse cose e va benissimo anche così... e anzi, sai, alla nostra età finché non ci sono novità va bene perché quando le novità ci sono in genere non sono novità buone... tanto hai capito... Insomma tra noi tutto tranquillo... e questo è il bello... perché c’è gente che dice che il bello sta nelle novità... ma quali novità! ... Noi, in un certo senso abbiamo creato proprio una normale amministrazione... cioè alla fine noi sappiamo che cosa aspettarci... lo so che c’è gente che pensa che la routine sia la fine dell’amore ma può essere la fine dell’amore come lo intendono loro... ma non come lo intendo io... insomma così io ho le mie sicurezze, non sono sicurezze giuridiche, vengono delle abitudini che non sono affatto una cosa stupida... e poi noi stiamo andando verso la vecchiaia... cioè ormai siamo proprio vecchi, questo ce lo possiamo anche dire... e alla nostra età quello che serve è altro... sai... la telefonatina che ti arriva quando ti comincia a mancare... la proposta della pizza o del gelato quando capita... cose piccole, ma cosa vere, cose che non si sono perse negli anni... che pure io di gente che mi ha detto cose meravigliose ne ho avuta, però poi alla fine non c’è rimasto niente ... passa il tempo e se ne vanno a dire cose meravigliose da qualche altra parte... ma noi no! Noi le cose meravigliose non le abbiamo mai dette... però dopo trent’anni stiamo ancora come trent’anni fa... ognuno ha fatto la vita sua però noi ancora stiamo qua... adesso la storia te l’ho raccontata tutta... ah... una cosa, una cosa stupida ma forse significativa... una volta m’è passato di testa che era la festa sua... poi me lo sono ricordato ma erano passati un paio di giorni... e ho chiamato per fare gli auguri... e c’abbiamo scherzato sopra... perché la memoria comincia  fare certi scherzetti... praticamente non è successo niente... e che cosa poteva succedere... era solo un fatto... non c’ stato nessun tentativo di costruirci sopra una torre di babele di interpretazioni... e d’altra parte che può pensare? ... Che me ne scappo con l’amante? ... ma io quattrini non ne ho... e chi mi si piglia a me? Hai capito come funzionano le cose tra due vecchi? ... non mi fare quella faccia! ... Due vecchi, due vecchi! ... ma scusa quando vai per i sessanta tu come dici? Giovani? ... eh no! Vecchi siamo e un po’ di esperienza ce la siamo fatta... e adesso stiamo bene così e non ci smuove niente e nessuno... noi andiamo avanti per la nostra strada... tanto come si fa lo sappiamo... la crisi del settimo anno l’abbiamo passata almeno quattro volte...  nel senso che adesso sono più di ventotto anni che stiamo insieme, se vogliamo dire così...  e poi... prima... quando le alternative c’erano, la vita nostra ce la siamo pure vissuta... allora ci si vedeva un po’ meno... poi gi anni sono passati e tante altre cose sono passate e allora abbiamo ricominciato a vederci un po’ di più... e non è escluso che prima o poi si possa tentare il grande passo... eh! Hai capito, hai capito! ... No! Sposarci no... però magari vivere insieme sì... che tanto oramai nessuno dei due ha più niente da perdere... e quindi ci si può pure provare... No! Guarda, non è un discorso strano... io contro il matrimonio e contro la convivenza non c’ho proprio niente... ma deve essere una cosa che viene da sé... e adesso potrebbe essere venuto il momento... certo, da vecchi è un’altra cosa... però noi vecchi siamo e da vecchi dobbiamo ragionare!  

2007/7/26

FALSO SUBLIME

FALSO SUBLIME

- E adesso? ... perché il bello viene tutto adesso... l’impossibile è successo... è successo e non era minimamente nei nostri programmi, né nei miei né nei tuoi... cioè, io penso proprio che sia successo... e in questo non vorrei sbagliare ma mi sembra assodato... Ma sai... quando era impossibile ci si poteva pure fantasticare... tanto era impossibile...e  allora ce lo potevamo immaginare tutto sublime... tanto la fantasia si poteva pure lasciare a briglia sciolta... ma poi, se l’impossibile accade... che si fa? C’è un punto fermo, o almeno relativamente fermo... adesso siamo in due... o no?

- Beh! ... dimmi che è poco... secondo me il fatto che siamo in due è addirittura incredibile... io ancora non arrivo a pensare che possa essere vero... cioè, in sostanza tutto era contro di noi... però alla fine è successo... abbiamo risalito la corrente, che possibilità oggettiva avevamo... praticamente zero, ma alla fine un nostro sogno l’abbiamo realizzato...

- Aspetta! ... Non t’allargare troppo... in effetti non abbiamo fatto proprio niente di eroico... e poi che cosa era contro di noi? ... Chi? ... Dai su... nessun orgoglio fuori posto e nessun vittimismo... diciamo la verità, è andata bene come quando si vince una lotteria... merito non ce n’è...

- Sì... in un certo senso è vero...

- E poi, scusa, ma quali ostacoli abbiamo incontrato? ... proprio nessuno... contro che cosa abbiamo dovuto combattere? ... I problemi verranno e ne verranno tanti,  con ogni probabilità non siamo nemmeno in grado di prevedere lontanamente che cosa potrà accadere... ma dico, nemmeno a breve termine... noi non dobbiamo ricominciare da tre ma proprio da zero...

- No! ... da zero no! ... lo so benissimo che il difficile deve tutto venire... però tra come sto adesso e come stavo quindici giorni fa c’è un abisso... adesso sarà pure una sfida ma una prospettiva c’è... prima non c’era niente... prima era una scommessa persa in partenza al 99.9% adesso non si tratta più di probabilità... adesso la lotteria in un certo senso l’abbiamo vinta l’abbiamo vinta... adesso sta a noi non farci scippare di quello che abbiamo vinto... magari per caso, va bene... però l’abbiamo vinto...

- Sì, va bene... però non ti gasare troppo... certo non è proprio per niente come prima però sarà molto dura... e questo lo sai anche tu...

- Sì, lo so... ma sai... quando si è soli si ha sempre torto, quando si è in due si comincia ad avere ragione...

- Ma anche tra noi non sarà tutto scontato e pacifico... adesso ci siamo trovati... e va bene ma ancora ci conosciamo poco... qualche punto fondamentale in comune tra noi c’è... ma ci sono tante altre cosa da tenere presenti... cioè siamo persone diverse e magari possiamo anche avere obiettivi diversi...

- Io di obiettivo ne ho solo uno... il resto, dal mio punto di vista, non esiste più...

- Be’... sì... questo vale pure per me... ma ci sono tanti modi di stare insieme...

- Sì, va bene... è vero... ma sono problemi relativi... e poi che vuol dire diversi modi di strare insieme?

- Per esempio... adesso che si fa? Cioè... se ne parla in giro? Alle famiglie che cosa raccontiamo? I miei avevano già progettato tutto... e secondo loro sarebbe pure andata bene... e adesso che si fa?

- Be’... credo che sarebbe meglio starcene per i fatti nostri e non pretendere la benedizione di papà e mamma... I miei la prenderebbero malissimo... avevano pazientato solo per la laurea... ma poi una volta presa la laurea... che fai? ... Ti sposi! ... E che devi fare... e ovvio! ... E io che faccio? Vado dai miei e prendo il discorso alla lontana... i tempi sono cambiati... e poi ti presenti tu! Così me li ritrovo secchi tutti e due in un giorno solo... non lo so eh... se sbaglio dimmelo...

- Secondo me non sbagli... però così si finisce per accettare un falso quieto vivere... e prima o poi la bomba scoppia a meno che non ce ne scappiamo in Brasile... cioè... ma come fai a tenere tutto nascosto... tanto, prima o poi la bomba scoppia... e allora facciamola scoppiare subito...

- Ma tu la fai troppo facile... aspetta! ... Tu guadagni benino e hai una tua autonomia economica... ma io dove vado? ... Io devo ancora laurearmi e poi devo trovare da lavorare... e se non lo trovo? ... Chi mi foraggia? ... Tu?

- Sì, io, perché?

- E tu credi che io accetterei mai una cosa simile? ... no! Se sto con te è perché ci voglio stare ma se mi trovassi in una condizione di inferiorità per qualunque motivo, in particolare per questioni di quattrini andrebbe tutto a rotoli... avrei l’impressione di starci per forza e non lo sopporterei proprio... tra noi ci vede essere parità assoluta e adesso non c’è...

- Ma io non avrei nessun problema a dipendere economicamente da te...

- Non è vero! Questo tu lo dici così per dire perché tanto non è vero... ma una situazione del genere ti peserebbe... ti peserebbe molto...

- Be’... probabilmente... sì... credo che mi peserebbe...

- Quindi io i miei me li devo tenere buoni...

- Però così li stai imbrogliando...

- Senti... non fare moralismi stupidi... ma che dovrei fare? Non esiste nessuna alternativa praticabile...

- Sì, esiste... fare scoppiare la bomba subito...

- No! E’ un discorso possibile solo in teoria... secondo me tu non ti rendi conto...

- Probabilmente non del tutto... anche perché stiamo entrando in logiche completamente nuove... e ad eventualità del genere non ho proprio mai pensato... ma poi che potrebbe succedere?

- Non lo so esattamente e non riesco nemmeno a prevederlo... ma non sarebbe comunque una cosa da poco... come minimo un crack familiare... e per me anche economico... poi non lo so proprio...

- Ma poi le fratture si possono anche superare... ci può volere tempo, ma le fratture si possono benissimo superare...

- Non credere alla befana... saldare che vuol dire? farsi compatire? ... vedere persone sospirose che ti guardano come se fossi un marziano e che si sentono fallite nelle loro aspirazioni per colpa tua? ... se saldare le fratture significa questo... e secondo me significherebbe molto più di questo... grazie! Ne faccio molto volentieri a meno! ... e poi le chiacchiere, la gente, il pettegolezzo... uno schifo! ... No, grazie! Meglio soli che male accompagnati...

- Ma stai palando di tuo padre e tua madre...

- E allora? ... ma quando mai ho avuto un dialogo serio con i miei... l’unica cosa che mi sanno dire è che devo studiare e che non devo perdere tempo e che devo fare questo e che devo fare quell’altro, che mio cugino guadagna tremila euro al mese e mia cugina ha già tre figli... questo sanno dire! ... prediche e tirate di orecchie quante ne vuoi! ... Tu non puoi capire perché vivi per conto tuo... tu neanche la capisci la fortuna che hai... io mi venderei l’anima per potermene andare di casa... non è una casa mia... è una casa loro... un po’ di libertà ce l’ho... ma per carità... il mio computer ha la password... perché ogni tanto i miei cuginetti vengono a casa e si attaccano a Internet... come se stessero a casa loro sul loro computer... il mio computer non è mio è della famiglia, ci mettono le mani in cinquanta... e allora c’ho messo la password... ma il mio cuginetto che guadagna tremila euro al mese... e che è un genietto del computer mi ha detto che si può superare il problema della password... allora ho cominciato a depositare i miei file privati su MediaFire con una e-mail che uso solo per quello... e lì non mi trova nessuno! ... Hai capito a che punto si arriva! ... Dimensione privata zero! ... Tu te ne stai a casa tua... quando esci chiudi a chiave e puoi lasciare in giro tutto quello che vuoi, nessuno si può impicciare degli affari tuo! ... Ma tu i tuoi quando li vedi?

- Be’ una volta alla settimana o ogni quindici giorni... due o tre volte al mese in media...

- Certo che così si può fare! Ci mancherebbe altro! Così sono buoni tutti a andare d’accordo con la famiglia... ma da me è una continua rottura di scatole... ma dove vai? Ma quando torni? Ma con chi vai? ... Oh! Dico, io non ho mai potuto fare neanche l’ombra di quello che mi passava per la testa... e poi che faccio? ... qui non c’è alternativa... o scappo di casa... che sarebbe la soluzione migliore ma è impraticabile per motivi economici... oppure abbozzo... che devo fare?

- Be’... mi sa che la facevo un po’ troppo facile... e anche dal lato della mia famiglia la prenderebbero male... insomma... non da scenate... sono gente che si picca di essere gente di classe... loro le scenate non le fanno... ma sarebbe tutta una reazione ipocrita... tanti sorrisi falsi e poi tante pugnalate alle spalle... perché i miei lo farebbero... non l’hanno mai fatto fino adesso perché alla fine dei conti ho sempre fatto tutto quello che volevano loro... più o meno è stato sempre così... l’università l’hanno scelta loro, il lavoro l’hanno scelto loro... e adesso la mia metà la stavano scegliendo loro... o almeno così credevano... insomma io gliel’ho fatto credere...

- Allora lo vedi che li hai imbrogliati pure tu!

- Eh... sì... è così, in sostanza è così...

- E avresti continuato fino in fondo? Fino a sposarti?

- Vuoi una risposta onesta?

- Non sarebbe male...

- Onestamente non lo so... ma forse sì... perché alla fine... insomma si finisce in un ginepraio dal quale non si esce più... non so se a te sono mai capitate le false storie d’amore... un po’ la storia della donna dello schermo di Dante... ti trovi dentro una bella storia d’amore fino al collo... ed è una storia non vorresti proprio... solo che non riesci a uscirne... dici un sì appresso all’altro e ti crei una quantità di lacci e laccioli dai quali poi non riseci più a scioglierti... poi che fai? Quando si viene al dunque continui a fare quello che hai fatto prima... continui a fingere... se dici la verità fai crollare una marea di aspettative ... se continui a fingere tutto va bene... in fondo nessuno ti chiede una cosa seria... sai, è un po’ la storia di due amanti: - Caro mi ami tu? ... - No! - Va bene, ma puoi almeno fingere! ... Io penso che mi sarebbe finita più o meno così...

- Ma dici seriamente? ... Ma è una pazzia!

- Sì, in un certo senso è una pazzia... ma ci sono dei lati utili... è brutto ma è così... ma scusa ma quante donne si sono sposate per interesse... non erano innamorate... in fondo essere innamorati è l’ultimo dei problemi... dai... per favore non storcere il naso... lo so che un modo di ragionare di questo genere fa un po’ schifo... adesso mi sembra folle perché ci sei tu... ma se tu non ci fossi sarebbe meno folle!

- No! Sarebbe folle lo stesso! ... però come facevi a conciliare l’idea di sposarti con quello che c’è stato tra noi?

- E che cosa c’era da conciliare? ... Quello era il mondo loro... questo è il mio... adesso come adesso è una cosa ovvia dire che se avessi fatto quello che volevano i miei avrei fatto una follia... ma solo venti giorni fa sembrava l’unica cosa possibile... lo so che d’istinto mi sputeresti in faccia... e che tu forse non faresti come avrei “forse” fatto io...ammesso e non concesso che poi le cose sarebbero andare così... perché avrei anche potuto mandare tutto a monte all’ultimo momento... col rischio di beccarmi il marchio definitivo di fuori di testa... penso che alla fine sarebbe finita proprio così... perché le operazioni per il discarico della “metà” non gradita le avevo già cominciate anche prima che ci conoscessimo... e anzi, adesso le operazioni le devo portare avanti con il massimo della rapidità... e devo arrivare a una conclusione in tempi brevi... ai miei poi che cosa posso raccontare? ... Nuovi incontri! ... in effetti è così... E’chiaro... e poi lasciare tutto nel vago con la scusa della privacy...

- Certo che siamo incasinati bene! ... allora forse l’idea del colpo drastico subito potrebbe anche avere un senso... però è una cosa irrealizzabile... no... non c’è niente da fare... tutto all’insegna del falso! Bellissimo! Per cominciare una bellissima storia d’amore... perché secondo me sarà bellissima... il modo migliore è la totale privacy... cioè, in altre parole... il falso totale... su tutti e due i fronti... il mio e il tuo! ... d’altra parte non possiamo pretendere che ci battano le mani... stiamo andando contro corrente... e questo è vero... Domanda: ma non è che per caso l’altra soluzione ti poteva anche interessare?

- No! Per carità! ... tanto una brava persona... ma proprio no! ... ma scusa, com’è che mi fai questa domanda?

- No... nessun dubbio... proprio nessuno... ma tu... siamo proprio sicuri che dopo non ti farai venire qualche rimpianto anche piccolo piccolo per la strada più facile?

- Senti... ma ti devo picchiare subito?

- No! Va be’... ho capito... e quanto alla questione bomba subito... siamo sicuri che è archiviata o ti resta una mezza idea del genere?

- Onestamente mi resta ma molto teorica, molto romantica... cioè mi piace l’idea ma solo come idea...

- Allora andiamo avanti... quando e dove ci si vede?

- Scusa, ma da quello che hai detto non c’è alternativa... solo a casa mia...

- Già, l’idea mi piace poco ma devo abbozzare per forza... va bene... da te... ma che vuol dire da te? tu torni alle cinque e mezza, se ho capito bene...

- Sì, però ho il sabato libero e il sabato e la domenica ce ne possiamo andare anche da qualche parte... si può fare benissimo...

- Be’, una volta ogni tanto si può fare... ma non posso esagerare con queste cose e poi devo studiare e devo andare all’università... quindi in linea di massima ci si può vedere il sabato pomeriggio, se vuoi pure la domenica pomeriggio e una volta al mese si può andare fuori... e per me è pure troppo...

- E se ti vengo a prendere all’università?

- Ma io esco tardi solo in lunedì e il mercoledì...e esco alle sei...

- Io alle sei non ci posso arrivare ma alle sei e mezza sì... poi ci prendiamo una pizza e ti riaccompagno a casa...

- No... niente pizza... subito a casa...

- Va bene, subito a casa...

- E al cellulare ti posso chiamare?

- No! ti chiamo io... oppure se stai su Internet ti chiamo su MSN... ma il cellulare è meglio di no... ci restano troppe tracce... ma il computer ho imparato come ripulirlo del tutto...

- Ho capito... meglio MSN... meglio massima prudenza... Scusa una domanda... tu di amici ne hai?

- Almeno una decina... e tu?

- Io solo un paio... ma i tuoi sono amici a che livello?

- A livello basso... chiacchiere e poco di più... carucci per carità e poi non si impicciano... E i tuoi?

- I miei diciamo a livello medio...

- Ho capito... vuoi dire che su qualcuno ci hai fatto un pensierino...

- Be’...

- No, no, per carità, sono cose che capitano... ma scusa se vado al sodo... hai trovato qualche risposta interessante?

- No... tutto assolutamente unilaterale...

- Quindi questi rapporti in qualche modo per te contano...

- Sì... direi una cosa falsa se dicessi che mi sono indifferenti, in un caso in particolare...

- Ma quella, per te, è un’ipotesi plausibile?

- E’ una persona che mi piace, mi piace anche a livello umano di fondo, ma l’ipotesi di una vita in comune non ha alcun senso...

- E’ proprio sicuro?

- Purtroppo sì!

- Il “purtroppo” è significativo ma mi piace quando si parla chiaro... Altra domanda invadente...scusa, se non ti va di rispondere non rispondere... ma il vostro colloquio a che livello è? Cioè l’ha capito? Ne avete parlato in termini chiari?

- No... non avrebbe alcun senso... forse ci sarebbe un altro modo di capire le cose, un modo serio, rispettoso... ma dal di fuori, comunque dal di fuori...

- Va be’ devi essere tu a capire che cosa vuoi fare con questa persona...

- Tu dici che dovrei tagliare i ponti?

- E perché? ... No! ... sarebbe la cosa più assurda da fare... io la gelosia non so nemmeno che cosa sia... a me interessa che tu voglia bene a me... non che tu non voglia bene ad altre persone, purché siano modi seri, veri di volersi bene... se per caso quella ipotesi diventasse concreta ti prego solo di dirmelo, niente altro... Con questa persona che tu dici parleresti anche di noi?

- Forse in termini vaghi ma probabilmente no, non ne parlerei... penso proprio di no...a parte la cosa in sé ... mi sembrerebbe fuori luogo...

- Va bene... però avvisami pure se per caso dovesse cambiare questo tuo modo di vedere le cose...

- Ma non cambierà!

- Con gli anni cambiano tante cose... io posso accettare qualunque cosa purché sia fatta onestamente...

- Mi sa che ti sto creando parecchie difficoltà... forse ti aspettavi qualcosa di diverso... di più semplice... Non è che per caso ti stai pentendo che siamo arrivati a questo punto?

- No! ... Mi vengono in mente cose completamente diverse, una che è che mi piacerebbe conoscere la persona che mi hai detto e la seconda è che parlare chiaro a questo livello non mi era mai capitato prima... noi non ci stiamo prendendo per i fondelli... non ci stiamo dicendo frasi stupide da manuale... ci stiamo dicendo la verità... senza imbarazzo... anche le verità scomode, quelle che potrebbero creare difficoltà... e che invece non ne creano affatto... ecco, questo mi sta venendo in testa e niente altro... tra l’altro la situazione non mi sembra affatto complicata... anzi... onestamente mi aspettavo cose molto più contorte e anche un livello minore di sincerità... più chiacchiera da innamorati che verità... e invece non è andata così! Insomma... fa piacere pensare di non essere presi per i fondelli a forza di cose sublimi... io le chiamo le sublimi falsità...

- Ma chi dice le sublimi falsità, come le chiami tu, non è detto che non creda a quello che dice...

- Certo... ma non è che la Befana esiste perché i bambini ci credono! ...

- ... Be’, in effetti siamo riusciti a parlare senza ipocrisie... La mia presunta metà mi gratificava sempre di sublimi falsità, probabilmente lo faceva inconsapevolmente... anzi certamente... e io all’inizio stavo al gioco... poi ho cominciato con l’ironia, anche con quella acida.... ma non demordeva... il tipico discorso tra sordi! Qui è la prima volta che ho l’impressione che siamo in due... e che parliamo in due per capirci... è la prima volta che non ho paura del fraintendimento... che tu possa capire male o non capire affatto mi sembra impossibile, in qualche modo riesco a prevedere le tue reazioni... cioè penso come reagirei io e poi faccio i confronti con come reagisci tu... e mi ci ritrovo, mi ci ritrovo al 100% ... un’altra cosa... mi sembra che tu sia l’unica persona che non riuscirei mai a imbrogliare... cioè che non imbroglierei mai... perché c’è una forma di identificazione che non pensavo nemmeno che potesse esistere... comincio a fare fatica a vedermi senza di te... cioè... mannaggia non so come dirlo senza dire cose stupide... insomma è una cosa bellissima... mi sembra che in due facciamo un mondo intero... che non ci manca niente altro... perché mi guardi così? ... ah! troppe sublimi falsità! ... forse... però io ci credo e ci credo veramente...

- Aspetta... pure io faccio fatica a tenere bassi i toni... perché lo sento che sta cominciando qualcosa di nuovo... però un rimprovero te lo devo fare...

- Cioè?

- Mettiamo da parte la parole... per carità, sono graditissime e che sono autentiche lo so benissimo... ma noi dobbiamo pensare al concreto... a una marea di problemi reali... adesso dal mio punto di vista: studio matto e disperatissimo! ... Laurearmi il più presto possibile... trovare un lavoro, avere un’indipendenza economica... che sarebbe come dire scappare di casa... se mi ci metto col massimo impegno ce la posso fare in un anno, e adesso la spinta ce l’ho fortissima... e poi ... mandare tutti a quel paese, benpensanti e malpensanti, e andarcene a vivere per conto nostro, senza avere da dare i resti a nessuno... a casa tua... oppure casa tua la fitti e ce ne andiamo proprio in un’altra città...

- Vuoi scappare eh?

- Perché tu no? Ma tu vuoi rimanere qui a dare spiegazioni a Tizio a Caio e a Sempronio... No! Io me ne voglio andare! ... E poi con due stipendi che paura possiamo avere? ... aspetta! aspetta! ... mi viene un’idea per la testa... ma non è che per caso tu preferiresti avere beni completamente separati perché così in caso di fallimento ognuno se ne andrebbe con le cose sue?

- Dunque, sincerità per sincerità, questo discorso mi era anche passato per la testa, soprattutto i primissimi tempi, un po’ di conti me li ero fatti, perché non ti conoscevo ancora bene e non sapevo fino a che punto avrei accettato di rischiare... diciamo così a livello economico... sai, è un po’ la deformazione professionale del bancario...

- Ma si può fare benissimo... i soldi sono una cosa importante...

- No, aspetta...

- Guarda che non c’è problema...

- Fammi parlare... volevo dire che dopo, cioè almeno da una decina di giorni a questa parte, l’idea della “mezza cosa” mi è passata del tutto... io penso che se facessi un gioco ipocrita in una cosa del genere mi sentirei un verme per tutta la vita... di doppi giochi ne ho fatti troppi... e adesso non poso più tenere un piede in de scarpe... adesso di tutto il resto: casa, quattrini... carriera, reputazione esterna... non me ne importa più assolutamente nulla... mi sento in un’altra dimensione e voglio rimanere in quella dimensione... per me il primo obiettivo è vivere insieme il più presto possibile... noi e basta! Magari lontanissimo... magari cominciando tutto da capo... ma noi!

- Sono cose belle... un po’ troppo romantiche... forse... ma forse no... e adesso scusami ma il fatto che i beni siano separati, secondo me, è essenziale, almeno finché le cose non saranno sperimentate ... qualunque romanticheria tu dica i beni dovranno essere separati... non per te... ma per me... io avrò sicuramente meno quattrini di te e un ruolo di dipendenza economica non lo accetterei mai, scusami ma è così, certi meccanismi mentali sono perfidi e bisogna prevenirli perché altrimenti uscirne è difficilissimo Volersi bene è una cosa.... mettere tutto in comune è un’altra... se finisse, e potrebbe finire... io non lo penso ma potrebbe... vorrei che non ci fossero recriminazioni possibili, nemmeno da parte mia... ci si separa e in qualche modo (in un altro modo) si continua a volersi bene... non so quello che ne pensi tu, ma è una specie di profilassi delle rotture drastiche... una cosa finisce... se ne prende atto... ma trappole legali o economiche no! ... né da una parte né dall’altra...

- Alla fine, guarda, di tutte queste cose non me ne importa proprio niente, non lo dico per sminuire, magari dopo diventeranno importantissime, ma adesso mi sembra di essere in un’altra dimensione e tutti questi conti un po’ da ragioniere, scusa se te lo dico, mi sembrano una specie di riserva mentale...

- Non hai tutti i torti, forse è proprio così... all’amore eterno, francamente non ci ho creduto mai... e anche oggi la cosa mi sembra strana, mi ci sento dentro totalmente ma nello steso tempo la tendenza a mantenere aperta una via di fuga c’è...

- In effetti potresti non avare tutti i torti... però per me tutte queste cautele sono eccessive... noi adesso stiamo pianificando tutto come se fosse tutto scontato e deciso... ma potrebbe anche essere molto presto per cose del genere... è vero che è successo quello che sembrava impossibile, ma potrebbe anche finire tutto prima del previsto... cioè, io non credo proprio che finirà, .... però, sai, almeno come ipotesi... potrebbe. ... Aspetta! Non ho finito... se me lo fai dire... voglio dire che certi atteggiamenti, diciamo così prudenziali, possono essere deleteri, possono instillare un sacco di dubbi...

- Senti, io preferisco che le cose che non devono cominciare perché non hanno la forza di andare avanti non cominciano o si fermino il più presto possibile... scusa eh... ma se basta una cosa del genere per fare partire il cervello e per cominciare un’azione di svuotamento dall’interno... allora tanto vale farla finita subito... o no?

- Be’... sì... però non ci fasciamo la testa prima di essercela rotta...

- Ma io ti vorrei fare capire che non sto correndo appreso ai tuoi quattrini... che non mi interessano... che di quelle cose a me non importa nulla... che non voglio sfruttare la situazione...

- Scusa eh... ma tu dei quattrini c’hai proprio il complesso...

- Eh sì... come tutte le persone che non ce li hanno...

- Scusa... però... è ovvio che adesso tu non ce li abbia ma da qui a un paio d’anni li avrai anche tu...

- No... non è ovvio per niente... sarebbe ovvio se tutto andasse come previsto, ma non è proprio detto che succeda... io un principio ce l’ho chiaro in testa: non dire quattro se non l’hai nel sacco! E io nel sacco, al momento, non ho proprio niente... ma scusa... ma tu credi che non mi piacerebbe venire a vivere con te adesso? ... Però non lo farei mai perché non voglio dipendere... dopo sarebbero situazioni strane... io prevedo di finire entro un anno e di trovare lavoro antro due... ma come andranno a finire le cose non lo so... io la mia parte la farò con tutto l’entusiasmo possibile, ma il diavolo ci può mettere la coda...

- Mannaggia ma chi te l’ha insegnata tutta questa prudenza?

- Guarda... non te la prendere... però questi discorsi, secondo me un senso ce l’hanno, e ce l’anno molto più serio delle sublimi falsità...

- Però! ... Che strano... non avevo mai pensato che un discorso d’amore si potesse fare in questi termini... ma si può dire d’amore o ti sembra troppo?

- Se mi sembrasse troppo qui non ci starei proprio... sto cercando di mettere le cose un po’ più sul piano razionale perché a livello emotivo...

- A livello emotivo...?

- A livello emotivo il controllo della situazione non ce l’ho più... una forma di dipendenza psicologica la sento anch’io e molto forte... e vorrei che fosse una cosa seria...

- Ma è una cosa seria! ...

- Sì lo so che è una cosa seria... lo vedo, è evidente che non stiamo recitando una parte... è tutto così fuori schema...