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日志


2007/7/1

NOTTI BIANCHE

NOTTI BIANCHE

Che aspetto? ... eh già... che aspetto? ... e tu che aspetti? ... ma che te lo chiedo a fare, tanto  nemmeno mi rispondi... chissà dove stai adesso... sicuramente da qualche parte a correre appresso al tuo destino... o ai sogni... o magari a una persona, forse, più probabilmente, a qualche grande idea... eh sì... a qualche grande idea... ma noi che cosa abbiamo in comune? Tu hai in testa le tue grandi idee e io non ho nemmeno quelle... ogni tanto ci facciamo una chiacchierata al telefono... ma sempre cose brevi perché c’è altro fare... cioè tu hai altro da fare, non è una recriminazione, per carità... ma tu hai altro da fare... e poi, appartenere a livelli sociali diversi dicono che non sia una problema... in un certo senso non lo è, noi un modo di convivere lo abbiamo trovato... ma ognuno si porta dietro la sua eredità, l’imprinting... l’aria che si respira da bambini è fondamentale... Oggi ho provato a chiamarti al telefono almeno dieci volte... alla prima la risposta non mi aspetto nemmeno di trovarti, poi piano piano... arriva la delusione verso la terza o la quarta telefonata... poi, come sempre, passa pure la delusione... è ovvio che sei da un’altra parte... il mondo è grande, almeno per te il mondo è grande... ci sono pure io... sì, questo è vero, ma proprio all’angolino... nello stanzino delle scope del tuo cervello... non faccio parte dei tuoi miti... in effetti mi dici sempre cose carine ma non mi dici mai se e quanto sono importante... anche se so che non vuol dire niente, perché non te lo dico mai nemmeno io e poi sto qui vicino al telefono ad aspettare... Io aspetto sempre... ma pure tu, secondo me, aspetti sempre... chissà che cosa aspetti... un po’ di anni sono passati ma continui ad aspettare... con me non ne parleresti mai... ma forse continui ad aspettare la persona ideale... che non verrà mai... mh... e se venisse? ... eh.... se venisse  tutto il mio teorema finirebbe in niente... un po’ come la storia delle notti bianche di Dostojevskij... chi si innamora di persone perse nei sogni, se quei sogni si realizzano viene distrutto... Che cosa ti dovrei augurare... forse di non vedere mai realizzati quei tuoi sogni perché così questo nostro banalissimo stare insieme non si perderebbe? .... oppure di realizzare i tuoi sogni? ... come dovrei fare se ti amassi veramente, ... I tuoi sogni, non i nostri... lo so bene che i tuoi sogni sono perfettamente legittimi e che hai tutto il diritto di sognare... ci mancherebbe altro... adesso non so più che dire... qui il ragionamento si deve fermare... che cosa augurarmi non lo so... non lo so proprio.... un egoismo che mi permetta di non perderti? ... o una forma di generosità più radicale che mi permetta di abbandonarti alla tua felicità? Anche se poi, in questa generosità si nasconderebbe comunque un po’ di svalutazione e di disinteresse... è il discorso antico della volpe e l’uva... ma è inevitabile, per dimenticare devi svalutare... così almeno ti convinci di non avere perduto nulla... Che cosa mi resta? ... Una tua fotografia... anzi una nostra fotografia... una sola... l’abbiamo fatta per caso, senza rendercene conto... è una bella foto... c’è Venezia, piazza San Marco piena di sole e di colombi e ci siamo noi, qualche anno fa... l’unico viaggio che abbiamo fatto insieme e l’abbiamo fatto solo perché era prenotato e chi ti doveva accompagnare aveva preferito fare altro... ecco il nostro viaggio a Venezia... però sembravi felice... avevamo fatto cinquanta foto, quarantanove ritraevano te, una sola noi due... foto che ritraessero me non ne abbiamo fatte... è vero che tu le volevi fare e hai pure insistito tanto... ma io non ho voluto... adesso mi sembra assurdo... ma io non ho voluto e quella insieme me l’hai fatta fare a tradimento, quando non me l’aspettavo... c’era una cosa che non mi piaceva a Venezia... era il telefonino, squillava sempre e tu rispondevi immancabilmente e quando rispondevi sorridevi... poi aprivi le braccia per dire: Che devo fare! Non posso non rispondere! ... io facevo finta di accontentarmi di quella risposta e chiudevo il discorso con un sorriso, poi, dopo un quarto d’ora, arrivava un’altra telefonata... quando siamo entrati a San Marco ti hanno fatto spegnere il telefonino e hai fatto la faccia di chi subisce un sopruso... forse il telefonino per te era un modo di non perdere i contatti col tuo mondo anche quando stavi con me... perché penso che per te fosse una specie di esilio, magari di esilio non sgradevole, ma di esilio, una parentesi non importante... chi lo sa... forse sto pensando male e le cose stanno in modo completamente diverso... forse sono io che svaluto, che tendo a distruggere e chissà perché poi... magari tu ci tieni pure... e al limite potrebbe pure essere importante anche per te... forse anche più di come lo è per me... ma io non lo so... Certe volte invidio quelli che si possono dire tutto... per loro è più facile... magari possono avere incomprensioni anche loro ma su una base concreta, cioè possono fraintendere qualcosa ma ne possono capire qualche altra, mentre io posso solo tirare a indovinare... discorsi zero! o quasi zero... tutto, sempre giocato sul non detto... niente formule... niente valutazioni o classificazioni... in fondo non sembrava nemmeno una cattiva idea... niente schemi! Sembrava tutto lì... ma quando non ci sono quegli schemi... alla fine mancano pure i punti di riferimento... quando mi chiedo che cosa sto facendo, alla fine mi accorgo che una risposta non c e l’ho, sto aspettando... sto aspettando che torni, sto aspettando per la centesima volta che torni... poi qualche cosa bella me la dirai... sì, questo lo farai... ma poi partirai un’altra volta... non c’è nulla da fare ognuno ha il suo richiamo di fondo e lo deve seguire... è una cosa meccanica... in fondo lo faccio anch’io... se mi chiedo perché vado avanti così non so darmi risposta ma so andare avanti solo così e non voglio cambiare... non saprei nemmeno fare altrimenti... Certo, al limite, per paradossale che possa parere, mi piacerebbe che sorridessi di più, con me sorridi poco e parli pochissimo... e mi piacerebbe che sorridessi di più... ma non a me... mi piacerebbe che sorridessi di più e basta, che ti sentissi dentro una felicità profonda... che ti sentissi felice... questo vorrei... sì te ne andresti via, va bene, ma saresti felice... ma questo forse non succederà... d’altra parte una scelta orientata verso di me non la farai mai... no, non la farai mai... continuerai ad aspettare, ancora ad aspettare... per anni... poi piano piano aprirai gli occhi... guarderai me allora? O penserai soltanto che la vita va al tramonto e che ci resta solo una terribile frustrazione? O magari che la colpa è mia ... No... non mi daresti mai la colpa, sarebbe un segno di debolezza... Però la frustrazione te la porterai dentro... io non c’entrerò nulla ma te la porterai appresso... quando sogni per tutta la vita... nel momento in cui ti risvegli ti rendi conto che la vita è andata e che hai solo sognato... io appartengo al reale... quelle rarissime volte in cui parliamo del futuro parliamo solo del tuo futuro e io non so mai che dire... se dire che sarà una cosa meravigliosa... ma non ci credo proprio e in fondo dirlo sarebbe solo un prendersi in giro, oppure fare un discorso concreto, tipo: Tieni i piedi per terra se non vuoi fare un capitombolo pericoloso... ma quando cerco di fare un discorso del genere mi rendo conto che lo prendi come distruttivo... che lo senti come intrinsecamente cattivo... mi guardi come se mi dicessi: Lasciami sognare! ... e io cambio discorso... Quando mi parli dei tuoi sogni mi prende il terrore, mi pare che tu non faccia che volare, ma proprio nella stratosfera... non sogni cose piccole ma cose sublimi, cose eccelse... questo mi sconvolge... vorrei intervenire per dire che non ha senso... ma non dico nulla, non ho il coraggio di dire nulla... e la conversazione, per quel poco che c’è, passa ad altro... Quante volte mi dico che è tutto un assurdo e che non posso svegliare una persona che preferisce continuare a sognare... posso stare lì... o qui... e aspettare che torni, che mi parli d’altro, io posso ascoltare... perché in fondo ci tiene e penso che ci tenga veramente, mi aveva pure raccontato la storia zen del suonatore d’arpa cinese... un suonatore d’arpa che suonava e cantava benissimo, tanto che era chiamato anche a cantare alla corte dell’imperatore... e  girava sempre con un servitore che gli portava i bagagli... un giorno il servitore morì e il cantante tagliò le corde dell’arpa e non suonò più... quando mi ha raccontato questa storia non sapevo che pensare, mi colpiva molto... mi sentivo importante... pensavo di essere del tutto inutile e invece probabilmente non era esattamente così o forse non era così per nulla... Chi lo sa... Ma poi, come al solito, quel momento è passato e io non ho più chiesto spiegazioni... però alla storiella zen ho ripensato tante volte... mi piacerebbe essere importante e forse lo sono pure ma tanto non lo saprò mai in modo esplicito... Ma dove sei adesso? So solo che non ci sei... non ti chiedo nulla, non ti posso chiedere nulla, o forse non ti voglio chiedere nulla... devi fare quello che vuoi, lo so bene che devi fare quello che vuoi... ci mancherebbe altro. Una cosa qualche volta mi stupisce: tu consideri tutto quello che c’è tra noi assolutamente ovvio, assolutamente naturale, spontaneo, lo vedo dalle tue reazioni, dalla tua sincerità qualche volta disarmante, un comportamento che io, per quanto mi riguarda, non terrei mai mai... non saperi proprio capace... tu forse non ti rendi nemmeno conto di quanto mi può constare... ma che sto dicendo... no! ... La tua spontaneità forse è proprio il contrario, forse è proprio la capacità di capire ad un altro livello... di non avere paura... perché in tante occasioni hai detto una parola significativa che io non mi aspettavo... è vero, questo te lo devo riconoscere... anche a Venezia, quando stavamo in un fast food e mi girava un po’ male mi hai detto: ... Ma noi non stiamo qui per caso. E certe volte ci sono stati dei momenti in cui i nostri sguardi si sono incrociati... dei momenti intensi, teneri, veri, anche lì senza parole... ma in fondo non ce n’era bisogno... Qualche volta mi stupisce la fiducia che hai in me... ti fidi al cento per cento, dici pochissimo, ma dici quello che pensi, io non ti chiedo nulla ma tu non cerchi di tenere il tuo mondo per te, quando un frammento di discorso c’è non è mai generico... tu pensi alle risposte che mi devi dare e cerchi di rispondere con amore... che parola grossa! ... Però cerchi di rispondere veramente con amore... qualche volta mi è parso di capire che tu volessi dirmi che avevi bisogno di me, della mia approvazione, che la mia presenza ti ispirava sicurezza... in genere quando mi dici qualcosa tendo a interpretarla sempre con il più basso profilo possibile, a leggerci il meno possibile, a non completare le tue parole con la fantasia, a lasciarle allo stato di massima secchezza e di minimo significato... forse un procedimento del genere serve a non lasciare correre troppo la fantasia... forse è riduttivo, indebitamente riduttivo... quante volte ho pensato che forse in questo modo posso spegnere qualcosa dentro di te e questo i farebbe stare male... Mi ricordo ancora... un paio d’anni fa mi hai fatto il famoso discorso della persona che vorresti incontrare, per me, all’inizio, è stata una cosa terribile, una doccia fredda spaventosa... non mi aspettavo una cosa simile... è stato in pratica uno dei pochissimi discorsi che tu hai fatto in modo esplicito dall’inizio alla fine... mano mano che parlavi mi sentivo sprofondare, mi  sembrava che tu sognassi a occhi aperti e te l’ho detto e il discorso si è interrotto, poi, dopo più di un minuto mi hai detto: Forse hai ragione però ho bisogno di sognare. E c’è stato un altro silenzio lunghissimo e poi ci siamo guardati dritto negli occhi e mi hai detto: Ma tra noi non cambierà niente. E’ vero, io posso solo portare la valigia, come nella storia zen, e devo continuare a portare la valigia perché portare la valigia è essenziale... non mi sento da meno... e di chi poi? ... io non sono la persona che deve venire... no... il mio compito è portare la valigia... ma se portare la valigia è essenziale, perché continuare ad attendere cose che non accadranno mai? So bene di non essere un’alternativa seria ai sogni, in fondo io e i sogni siamo su piani diversi e tutte e due le cose sono necessarie... Io non so dove sei ma resto qui ad aspettarti... già... questo è il mio compito ... eppure mi sta bene così, non lo cambierei con nessun altro al mondo... Vorrei che cambiasse qualche cosa? Cioè che il nostro rapporto diventasse un’altra cosa? ... Non lo so, questo non lo so, agisco come se volessi una cosa del genere ma forse, profondamente non lo vorrei, non sarebbe autentico, non sarebbe reale... e in fondo tu non saresti tu... hai bisogno d’aria, hai bisogno di spazio, forse hai bisogno anche di me, almeno per il momento, ma hai bisogno di tante altre cose... e poi questo è il tuo tempo... perché in fondo in altri tempi ho sognato anch’io, poi è passata... per te non è stato così, sognare è troppo indispensabile... e poi i nostri mondi dono diversi, le nostre scale di valori sono diverse, in modo relativo certo, ma sono diverse, certe volte dai importanza enorme a cose che io non noto nemmeno, alle canzoni, ai libri, alle suonerie del cellulare... allora ti guardo come si guardano i marziani... e mi chiedo da che mondo vieni... e probabilmente tu ti poni la stessa domanda nei miei confronti... certe volte ti aspetti da me delle risposte interessate a quello che dici e invece non le trovi affatto... trovi l’indifferenza o forse al massimo un ascolto benevolo e cortese... io ascolto perchè sei tu che parli ma di quello che dici non mi importa nulla, non fa parte del mio mondo... Discorsi tra sordi... forse... forse solo un modo per rendersi conto delle differenze, tu hai sempre mille impegni... io non ho mai nulla da fare... io lavoro la mattina e poi aspetto che venga l’indomani per andare di nuovo a lavorare... per te invece il lavoro è una tortura perché è una perdita di tempo... avresti mille altre alternative... tu corri sempre, io aspetto, anche in macchina... tu tendi a correre, io ad andare piano... tu, quando hai la precedenza, pretendi di passare a un incrocio senza guardare a destra e a sinistra e dici che sono gli altri che si devono fermare... io mi fermo e faccio passare anche quelli che non hanno la precedenza e tu non capisci il perché... Io non sogno mai, aspetto persone reali, aspetto te... ma forse anche questo è sognare... la tua fiducia nel futuro mi sgomenta perché in fondo è troppo sottolineata per essere vera... forse anche tu hai paura... del futuro, delle attese che potrebbero essere senza senso, dei sogni tropo grandi o troppo lontani... Certe volte mi chiedo chi stai aspettando, se esista davvero una persona reale che verrà, prima o poi a realizzare i tuoi sogni, un’eventualità del genere dovrei temerla, ma non la temo, un po’ perché non voglio distruggere i tuoi sogni e un po’ perché è poco realistica... ma se divenisse realtà chissà cosa faresti... forse continueresti a sognare... forse neppure ti accorgeresti che il sogno si è realizzato o che si può almeno realizzare... Ma forse sto sbagliando tutto e l’unica cosa che accadrebbe sarebbe la mia uscita dal tuo orizzonte, neppure definitiva e rapida, ma lenta, incerta, reversibile come tutte le nostre cose... in questa situazione di totale incertezza spetterebbe a me dirti che è giusto andare per la propria strada, spetterebbe a me dirti che nell’andare per la propria strada non c’è proprio nulla di male e, riprendendo le tue parole, dirti che tanto tra noi non cambierebbe nulla perché alla fine ci vogliamo bene al di là delle vicende concrete... e forse è vero e sarebbe accettabile se non fosse d’intralcio ad altre felicità... che in fondo sono quelle che contano, lo so che sono quelle che contano, non è un discorso di valori ma se contano per te sono quelle che contano... che in fondo, di riflesso, contano anche per me, o devono contare anche per me... ma lo dico senza forzature, senza fare nessun sacrificio... in sostanza sono effettivamente quelle che contano anche per me... certo, di riflesso, ma è una motivazione più che sufficiente... tu continuerai ad aspettare e io continuerò ad aspettare vicino a te... fino a quando? ... Proprio non lo so... potrebbe essere un’attesa senza fine... ma non vorrei che fosse così, avresti finito per buttare via la tua vita... o potrebbe realizzarsi tutto domani... e in fondo mi farebbe piacere... sarebbe come un senso di liberazione da un compito troppo grande e troppo difficile, una liberazione, un ritorno ad una libertà totale, ad una solitudine totale, come prima... certo adesso mi sembra di avere un senso... ma il nostro è un modo molto strano di essere in due, è un modo provvisorio, noi in qualche modo siamo in due in attesa che succeda qualcosa dopo la quale non saremo più in due... sì, in qualche modo, forse, ci si sentirà ancora... ma allora verranno meno certe forme di sincerità totale, almeno da parte tua, allora ci saranno altre regole dettate dalla situazione nuova, ci saranno altre reticenze... insomma sarà finito tutto, tutta questa sensazione di precario, di essere sul bordo di un vulcano che può scoppiare da un momento all’altro... e la sensazione del precario è terribile... quelli che si sposano si promettono amore eterno, per tutta la vita... noi stiamo insieme ad aspettare che si passi ad un’altra fase della vita... certo queste cose non ce le diciamo nemmeno ma esistono, si vede dai tuoi comportamenti, dal fatto che non rinunci mai alle occasioni, certe volte ho sperato che si potesse passare una domenica insieme, ovviamente non te l’ho detto... ma tu avevi sempre altri programmi, altri posti dove andare, altre persone da frequentare, poi magari per riportarne comunque una delusione, ma dopo... La volontà di provare non è mai venuta meno... e io che potevo fare? ... non ti potevo frenare, sarebbe stato come tentare di legarti a una catena... io potevo essere solo come mi volevi tu... E’ essere in due una cosa simile? Dov’è la parità? ... Non c’è, non c’è assolutamente... ma per te era essere in due anche così e quindi anche per me è stato essere in due anche così... Una cosa sola non ho mai capito... ma perché non hai preso la tua strada e basta? Perché hai preferito mantenere in piedi una cosa simile? Per fare che cosa? ... Sì, forse solo per evitare la solitudine nera nei momenti in cui vicino a te non restava nessuno... forse è questo il motivo... ma forse ce ne sono altri... più seri... più tuoi... o dovrei dire più nostri... la sensazione che provo è quella dello stare insieme prima di una partenza che potrebbe essere senza ritorno... un po’ come se si stesse sempre vivendo l’ultima sera dell’emigrante prima del grande viaggio ma senza nemmeno la certezza che quella sera sarà l’ultima... verrà quella sera? Non lo so... la solita risposta... e in fondo spero che venga e che venga presto, che tu trovi la tua strada, quella vera, quella che stai ancora sognando... Chissà poi chi troverai... lo capirà chi ha davanti? Lo capirà quello che ti porti appresso? Sarà una cosa del tutto diversa dalla nostra o cercherai almeno di ricostruire un po’ del nostro mondo anche nella nuova situazione? Sarà un incontro di gente che sogna o di persone reali? Certe volte provo ad immaginare come potrebbe essere... poi lascio perdere e metto da parte tutte le fantasie... in fondo quando accadrà io non c’entrerò più per niente... quello non sarà il mondo nostro, che non esiste... quello sarà il tuo mondo, quello vero, quello sognato... perché i sogni contano sempre molto di più della realtà, sono più belli, ognuno se li crea come vuole, se li inventa bellissimi... un po’ come una specie di paradiso personale... o un rifugio... o una prigione... non lo so... E io me ne andò via, sorridendo... perché è d’obbligo sorridere in modo che un addio non sembri un addio, in modo che lo strappo non si senta... in fondo è uno strappo annunciato da sempre... e forse non è nemmeno uno strappo... ed essere accompagnati verso la propria felicità... essere incoraggiati ad andare per la propria strada senza rimpianti, con l’idea che non si perderà nulla di quello che si perderà, fa sempre piacere... è un po’ come morire sperando nel paradiso... Certe volte mi viene in mente che vivo come nell’attesa continua della bomba, del terremoto distruttivo... ogni volta spio i segni del disastro incombente... qualche volta mi sembra che il terreno cominci a muoversi ma poi non accade... finora è successo così tante volte... ma l’inevitabile potrebbe succedere domani.

Dio mio che strane sensazioni... è successo, semplicemente è successo... non ho l’impressione che mi sia caduto il mondo addosso, sembra paradossale ma mi sento quasi felice. Me l’hai detto subito, e ti ridevano gli occhi, come se per me dovesse essere la cosa più bella del mondo... senza complicazioni, senza imbarazzo, me l’hai detto con l’entusiasmo di chi finalmente ha trovato quello che stava cercando... e io ti ho sorriso... ma spontaneamente... senza nessuno sforzo... in effetti ti vedevo felice ad un altro livello e questo è bastato... non ho provato nemmeno la sensazione di voler restare per conto mio... abbiamo continuato a parlare in un modo libero, spontaneo... molto bello... continuavi a parlare con me spontaneamente, come prima, forse, anzi certamente, in modo più libero di prima... la cosa mi sembrava irreale, quasi bellissima... ho pensato veramente che tra noi non sarebbe cambiato nulla, almeno da parte tua, e la cosa mi ha fatto sentire bene... poi mi hai chiesto: Stai  a casa oggi pomeriggio? Ti ho risposto di sì e mi hai detto una cosa che non avrei mai immaginato: Allora ti veniamo a trovare! E l’hai detto non come un’ipotesi ma come una cosa che sarebbe accaduta certamente... ho cercato di insistere perché tu cambiassi idea ma non c’è stato nulla da fare, avevi un faccia raggiante... ti ho preparato due spaghetti col tonno e un po’ di insalata ed è finita così... Non sapevo che cosa pensare, le sensazioni di abbandono o di odio represso che pensavo avrei provato non le ho percepite minimamente e nemmeno il senso di liberazione... niente di tutto questo, pensavo solo al pomeriggio... mi chiedevo: Chi sarà? Cercavo di prevedere... ma non c’era nessuna possibilità concreta di prevedere ... poi il momento è arrivato... avevo preparato tutto il discorsetto di circostanza... ma non è servito a nulla. Abbiamo fatto le presentazioni... ovviamente “noi” eravamo solo amici... certo amici speciali ma solo amici... l’imbarazzo è durato pochissimo, c’è stato uno studiarsi reciproco... un incontro a tre di quel tipo poteva essere molto pericoloso... io ho parlato poco e ho cercato soprattutto di dire che mi faceva piacere vedervi insieme perché si vedeva che erano finiti i momenti di scoraggiamento e di depressione... a casa mia avete fatto insieme il giro della casa... una cosa stranissima... io credevo che la cosa potesse essere di cattivo gusto ma non è stato così... hai indicato la poltrona e hai detto: Non sai quante dormire ho fatto su quella poltrona! ... ma non è successo nulla... io la foto di Venezia l’avevo tolta ma poi ho capito che se l’avessi lasciata lì sarebbe stato lo stesso... Ho preparato una tazza di tè e un po’ di frutta in cucina... al ritorno vi ho trovati sul divano... avevi il capo poggiato sulla sua spalla... esattamente come facevi con me... e la cosa mi è sembrata bella, tenera, un po’ come se una parte di me continuasse a vivere dentro di te... quando ho portato il tè non avete cambiato posizione... era il segno che ormai la mia era una presenza accettata... effettivamente eravate un’immagine di tenerezza... una cosa bella... dopo qualche secondo avete preso il tè... Non avrei voluto rovinare quei momenti per niente al mondo... non avevate paura di me... erano momenti spontanei, veri. Poi siamo usciti e siamo andati al mare... ci siamo fermati davanti al mare in macchina, voi due avanti, mano nella mano, e io dietro... ma avevo dentro una sensazione di totale tranquillità... ti vedevo felice... no... avrei dovuto dire vi vedevo felici perché in fondo mi facevate tenerezza tutti e due... il mio era un po’ come un passare il testimone senza farlo cadere per terra in una specie di staffetta nella quale avevo fatto la mia parte... quanto al futuro... ormai contava solo il vostro, anche per me contava solo il vostro... Di domande me ne sono poste tante... ma come hai fatto a trovare una persona così? Perché effettivamente vi somigliate come due gocce d’acqua, un po’ anche fisicamente, ma soprattutto in certe esitazioni, in certe espressioni del viso... e si vede benissimo che vi capite... Ma come avete fatto a incontravi? Ho provato a chiedervelo e la risposta è stata semplicissima: Per caso. In fondo tutte le cose fondamentali accadono per caso... però, forse, non è così semplice, perché quel caso, che ci poteva essere come poteva pure non esserci, è stato cercato, è stato atteso, per anni, con costanza, senza farsi ridurre all’idea di accettare un destino qualunque... è un caso per il quale si sono create le condizioni favorevoli... e da quello che ho capito, anche dall’altra parte è stata più o meno la stessa cosa... c’è stato un sapere dire di no alle cose a metà, agli adattamenti, c’è stata la volontà di accettare un rischio, di metterlo in conto, di pensare che si possa rischiare di rimanere soli per tentare di realizzare i propri sogni... Adesso le mie notti bianche sono finite... adesso siamo in un’altra fase, meno confusa, adesso so che ho avuto un ruolo e forse quel ruolo è ancora il mio... e mi sta bene così... perché una mia parte c’è, c’è veramente... certo, ci si vede di meno, ma ci si sente al telefono e non sono cose banali... e poi ogni tanto mi venite a trovare... e già... mi sembra così strano... mi chiedo come potete volere bene a me... perché mi volete bene tutti e due... lo so, lo sento... mi sento importante, è una sensazione strana ma adesso ho trovato il mio posto.

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