Antonio 的个人资料ESSERE IN DUE PER ESSERE...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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2007/8/1 RUOLIRUOLI Mi manda una e-mail... “Ci sentiamo prestissimo!” ... e io ci credo... e certo che ci credo... e aspetto! E sì, aspetto... e sì che di cose da dire ce ne sarebbero tantissime... ma, dico, lo sai che sto aspettando... va bene che è estate e che d’estate tutto prende altri ritmi, ma per me non prende affatto altri ritmi... e poi... adesso di cosa veramente importante ce n’è una sola... almeno per me... quale? ... ma è ovvio: sentirti! ... Chissà che ti passa per la testa... magari adesso stai facendo chissà che cosa... ma secondo me non stai facendo un granché ... forse sì... oddio, lo spero per te... però, mannaggia, se tu non stessi facendo niente di serio e ti dimenticassi di me mi dispiacerebbe... Insomma... ti decidi o no? ... vabbe’... lo so benissimo che è pure giusto che tu abbia il tuo tempo per te... ci mancherebbe... e forse non hai nemmeno la possibilità di farti sentire... lo so che è così... almeno che forse è così... ma poi questo “prestissimo” quando sarebbe? tra una settimana? Due? Tre? ... perché chi aspetta aspetta... mi cominciano a venire in mente tutti i ragionamenti che potrei farti, poi vado a fare una passeggiata, immaginando che tu sia con me e cercando di prevedere le cose che ti direi... ma mi sembrano tutte cose molto cretine... più ci penso più cretine mi sembrano... e sì che dovrei avere capito ormai che la via da seguire e un’altra... Come ti vedo? ... Una meteora? No! L’ennesima cosa stupida e poi non vera... perché quello che vorrei è che non fosse affatto una meteora... una cosa meno stupida m’è venuta in mente cercando di definire quello che vorrei da te... vorrei un cantuccio della tua anima, un posto non importante, in disparte e vorrei restare lì, non vorrei tramontare nel tuo orizzonte... quando andrai incontro a quello che la vita ti riserverà e che ti auguro con tutta l’anima di trovare, perché te lo meriti..., allora vorrei esserci anch’io, vorrei potere farti un sorriso dal cantuccio riparato della tua anima per dirti: vai avanti! Senza paura! Senza mai paura! Io sto qui... e ci resterò, se lo vorrai... se vuoi bene a una persona le auguri la felicità, quella vera, quella profonda... ma speri che in quell’orizzonte di felicità ci possa essere un angolino anche per te... in fondo non chiedo tanto... mi basta non uscire del tutto dal tuo orizzonte... Che penso di te? ... non lo so nemmeno dire, quello che vedo è che mi hai dato giorni di felicità, qualche volta cerco di prenderti come esempio, un esempio irraggiungibile ma reale... poi penso al futuro, per un verso tutto farebbe pensare che il futuro sarà un futuro in cui ci perderemo di vista... questa sarebbe la logica ordinaria delle cose, per l’altro verso ho invece l’impressione che la realtà sarà diversa, anche sostanzialmente diversa... e che la logica ordinaria in questo caso lascerà spazio alle eccezioni... perché in effetti quello che fai tu è eccezionale... quindi, in un certo senso non temo nemmeno questo futuro che sta per venire perché penso che non ti porterà via e nello stesso tempo ti potrà permettere di cercare seriamente la felicità... ed è con una nota di tristezza che dico solo di cercare e non di trovare... anche nella costituzione americana si dice che ciascuno ha diritto alla ricerca delle felicità... non alla felicità... ma già poterla cercare in modo serio, quella felicità, è la condizione indispensabile per poterla trovare... Una cosa forse ancora più malinconica mi passa per la testa: la felicità, quella vera, non basta meritarla, e tu la meriti al 100%, purtroppo la felicità vera non si può conquistare, si può solo ricevere in dono da chi può darcela e non è detto che si trovi la persona giusta al momento giusto... e francamente mi deluderebbe vedere la tua ricerca della felicità perdersi in una marea di casualità mancate, di condizioni non realizzate... sarebbe orribile vederti bruciare il tempo in attese vane... non lo sopporterei, mi sembrerebbe una cosa assurda e ingiusta... se non hai tu il diritto alla felicità chi lo può avere? Anche se essere in questo mondo significa vivere di incertezza. Poi mi dico... e se quel cantuccio per me non ci fosse? ... beh... certo mi dispiacerebbe... però continuerei a considerare la tua felicità un valore assoluto... perché quello è l’obiettivo primario, non solo il tuo ma anche il mio... perché, per strano che possa sembrare la felicità si trasmette, si contagia, come avviene in questi giorni e come vorrei che avvenisse anche in futuro... prima o poi accanto a te ci starà la persona giusta e vedere la tua felicità sarà la mia felicità... Quando nelle cose che scrivi colgo qualche nota di tristezza vorrei essere vicino a te, ci vorrei essere, così, per me, più che per te... perché so benissimo che la mia presenza non è necessaria... ma quella nota di malinconia si trasmette e resta... almeno per un po’ resta... Ti vedo un po’ come l’immagine del mondo che cammina, che procede... e mi chiedo se posso avere una funzione, quale non importa, ma una funzione vera... ma darsi da sé una risposta non è soddisfacente... aspetto la tua... che è l’unica che conta... Allora... che fai? ... e soprattutto... come stai? Che pensi? E’ assurdo quanto si possa rivivere o almeno pensare di rivivere in un’altra persona, però è reale... certe volte quando certe persone ti colpiscono, finisci per andare a caccia di analogie, vorresti che ce ne fossero e vorresti che fossero analogie forti... ma è una cosa che non succede quasi mai... , in fondo, più scavi e più ti rendi conto che le differenze sono enormi, che i modi di vedere il mondo sono enormemente diversi... in pratica più vai a fondo più trovi che non c’è niente da dirsi, perché manca quel quid che motiva un dialogo serio, cioè un dialogo senza fraintendimenti e senza distrazioni, ti rendi conto che l’esigenza di verità deve cedere ad altre impossibilità, che, in sostanza, un dialogo vero non è possibile... e quindi, dopo aver cercato inutilmente dei punti di contatto, arrivi alla conclusione che non ce ne sono... ma tutto questo ragionamento per te non vale e questa è la cosa assolutamente sconvolgente e unica... non c’è niente da scavare... no... il tipico gioco della esplorazione psicologica che è la conseguenza e spesso la causa dell’interesse per un’altra persona, con te non ha senso, ci hai tenuto a mettere in chiaro le cose fin dall’inizio, cosa più unica che rara, hai voluto, perché lo hai voluto, un dialogo forte.... chiaro, senza incertezze... quindi, quella fase di indagine che caratterizza i rapporti umani e spesso li conclude, con te non è necessaria e per di più l’immagine che hai dato di te è, dal mio punto vi vista, assolutamente unica... perché in pratica nessuno aveva mai fatto quello che hai fatto tu... Quanto a me, una situazione simile non mi era mai capitata... dico mai... non solo perché solo rarissimamente le esplorazioni psicologiche di altre persone hanno portato, alla fine un risultato positivo... e in un certo senso hanno messo in evidenza una possibilità di dialogo comunque relativa, ... ma perchè, in sostanza, le cose che per me erano fondamentali, per quelle persone potevano essere accettabili, al massimo parzialmente condivisibili, ma non sarebbero mai state il centro del loro mondo... Con te, prima, avvertivo un certo senso di disagio, una reazione che non avevo mai sperimentato... la sensazione tipica del capirsi... come se non avesse nessun senso distinguere tra il detto e il non detto... perché non c’è bisogno di dire... e ci si capisce lo stesso a un altro livello... e qualche volta ho avuto la sensazione netta che una reazione simile la provassi anche tu ... che anche tu vivessi un momento di imbarazzo quando ci si ritrovava insieme... da lì, almeno da parte mia, è derivata una scelta di prudenza, una scelta che mi è costata molto ma che pensavo fosse necessaria... il principio di non invasività! ... Mai insistere, rispondere ma non chiedere... ecc. ecc. diciamo così la scelta del basso profilo... che in fondo non è solo basso profilo nelle azioni ma anche nelle motivazioni perché alla base c’è solo la paura di eccedere... In questo modo, lentamente, avrei seguito, nonostante tutto, anche nei tuoi confronti, la stessa strada che ho sempre seguito in situazioni apparentemente simili... in sostanza la strada del disimpegno, della passività... e in omaggio a questi sacri e nello stesso tempo assurdi (ora la vedo così) principi ho evitato ogni partecipazione troppo diretta, ho dato alle lettere che ti ho mandato una vernice più formale... in fondo, per dare a te la possibilità di dimenticarti tranquillamente di me... il che è comunque una vigliaccheria perché, pur non defilandomi in modo sostanziale e definitivo, lasciavo a te la possibilità di farlo, non per generosità ma solo per potermi poi dire che non era colpa mia e che le cose non sarebbero mai potute andare in un altro modo... il metodo non ha funzionato... per la seconda volta i meccanismi psicologici che uso tradizionalmente per non farmi coinvolgere non hanno funzionato... tu hai preso l’iniziativa... apparentemente in modo debole, ma in sostanza le cose erano ben diverse... tu, in fondo, sapevi quello che facevi, e sapevi di non sbagliare... e non hai sbagliato... nelle cose che dicevi c’era un senso preciso... in sostanza, come in fondo è tua caratteristica, non hai tenuto un piede in due scarpe... e di fronte a cose del genere io ho risposto, non ai livelli di chiarezza che ti sono soliti, ma certo a livelli molto al di sopra dei miei usuali... in qualche modo ho rischiato anch’io... ed ho avuto paura... tanto che poi ho cominciato a chiedermi se avevo fatto bene... il che è l’ennesima prova di meschinità... pensavo addirittura di avere sbagliato tutto, di avere frainteso tutto... come se una cosa del genere fosse possibile! ... La reazione che ne è seguita è stata di forte incertezza e nella sostanza di silenzio... come se non facessi altro che aspettare da te un segnale per superare le dimensione delle formalità, nella quale, in fondo per mia colpa, si stava lentamente scivolando di nuovo... quello che c’è stato dopo lo sai meglio di me... e, in effetti, sono ormai diversi giorni che ci sto pensando, che non riesco a pensare ad altro... vado a dormire tardissimo e non prendo sonno perché il cervello si mette a girare intorno all’idea... la mattina quando mi sveglio ricomincio a pensarci... e soprattutto mi dispiace della mia stupidità... del mio fare giochi psicologici senza senso anche quando queste cose possono fare male... pensa, stavo scrivendo “molto male” ma poi ho tolto il “molto” per paura di esagerare... da questo puoi capire chi sono io... ma in fondo lo sai... Adesso non vedo l’ora di ricevere la tua risposta... ti scriverei un’altra volta, ma interviene il senso del limite che mi trattiene e in fondo, sento di nuovo operare il principio di non invasività... che ha anche dei lati positivi, dico positivi, non utilitaristici... Una categoria ho bene incisa nella mente ed è per me una razione assolutamente spontanea... quella del totale rispetto, direi di più, dell’affetto nei tuoi confronti, ho anche paura a scrivere una parola simile... è una parola seria e, per carità, non vorrei mai che fosse fraintesa... e anche scrivere una precisazione simile è in fondo assurdo! Adesso capisco (ma forse lo capivo anche prima) il senso preciso dei tuoi discorsi... del chiedersi se ci sarà qualcuno anche per te... e ci sarà! Sicuramente ci sarà! Come vorrei che questo qualcuno ci fosse e che fosse esattamente conforme a i tuoi desideri! Vedere la tua felicità realizzata è la mia felicità! Non so se ti sembrerebbe strano tutto questo... in fondo penso di no... perché in effetti abbiamo un mondo in comune e lo abbiamo veramente... Ti ricordi quando ti parlavo delle scelte di fondo? Del progetto complessivo della vita? Del mondo affettivo come assoluta priorità? ... Ecco, da quello che vedo, hai fatto proprio quello che andava fatto... cioè hai fatto delle scelte radicali sulla base di un autentico progetto di vita. In effetti hai fatto le tue scelte sulla base dei criteri che averi adottato anch’io... quando ci penso provo una soddisfazione grandissima, il senso di affinità di fondo, che in sostanza non ho mai provato prima, con te è l’esperienza quotidiana, ci sarebbe un mondo di cose da dirsi... perché ci sarebbe? No! ... devo dire ci sarà! Ci sarà un mondo di cose da dirsi... non che io abbia niente da insegnare in questo campo... anzi! Però almeno avrei la possibilità di parlare a chi è in grado di capire, di parlare chiaro, di parlare apertamente... cioè di creare un colloquio in cui è possibile essere se stessi... fuori dalla recita quotidiana e senza i limiti che il buon senso, bene o male, impone in tutte le altre situazioni... e di che cosa parlerei? ... Intanto niente teoria, niente chiacchiere filosofiche... solo fatti, solo quello che è accaduto e quello che accade e solo in dimensione strettamente personale... niente generalizzazioni ... questo finalmente l’ho imparato... devo parlare di me... perché parlare di me potrebbe avere un senso... è la prima volta che mi capita di pensare che parlare di me in termini autentici potrebbe avere un senso costruttivo, questo significa sentirsi importanti, significa trovare un senso anche al di fuori di sé, e questo non pensavo sarebbe mai accaduto, ci mancava un presupposto di fondo, ma adesso il presupposto c’è... adesso anch’io posso avere un senso ed avere un senso è una cosa grande... In effetti trovare persone a cui interessasse veramente della mia vita, intendo dire del mio vissuto, della mia storia personale, non mi è mai accaduto... adesso invece potrà succedere... questo è straordinario e non me lo aspettavo... certo sto cominciando a pensare che tutto questo in effetti non sarà facile, non sarà facile per niente... qui ci sarà bisogno di prudenza... non per viltà ma per rispetto... prudenza senza inganni... quasi un ossimoro... quali limiti? Quali tempi? Tutto da decidere sul momento, tutto da verificare... e sempre tenendo presente un altro principio di fondo... la non invasività... so benissimo che hai il tuo mondo che per te è fondamentale e che la mia posizione è comunque marginale ma la cosa non mi scoraggia, quello che c’è è già moltissimo, il mio problema è trovare il mio ruolo... e non sarà facile... anche se certamente lo troverò... che sarà difficile l’ho sperimentato già nello scriverti le ultime lettere, che, anche se erano volutamente formali, non sono state affatto una cosa spontanea, le ho scritte, lette, rilette, corrette, cancellate del tutto, riscritte... la ricerca di una forma adatta è stata estenuante... forse dall’esterno non si vede ma è così. Non sapevo come incominciare... chiamarti per nome, certo... ma usare solo il nome, metterci qualche espressine che indica interesse? ... ma fino a che punto? ... e poi penso ad un’altra cosa... quando ci vedremo, perché prima o poi ci vedremo... questo lo so... come dobbiamo salutarci? ... a distanza, senza darci nemmeno la mano? Io in genere faccio così per non creare troppe complicazioni... oppure dovremo darci la mano? Sembra una stupidaggine ma non è... ci sono tanti modi di darsi la mano... alla fine penso che ti dirò solo ciao a distanza... ma, per carità, non vorrei mai che una cosa simile fosse presa come una reazione fredda... la cosa mi dispiacerebbe moltissimo e creerebbe un certo imbarazzo, in un certo senso farebbe perdere tempo, impedirebbe alla conversazione di carburare subito... il tempo dei convenevoli si allargherebbe ed è una cosa che non vorrei assolutamente... Insomma... ci sei? ... ma perché non rispondi? Ho aperto adesso la posta per la centesima volta... niente! ... hai detto venti giorni... ma venti giorni sono tantissimi... un’attesa di venti giorni è snervante... e va bene... venti giorni... ma non di più, ma non di più, per carità... non mi piacerebbe proprio entrare nel meccanismo delle attese... ma non ho molta paura che possa succedere, sarebbe un po’ la contraddizione del tuo modo di essere... io penso che non saranno nemmeno venti! ... Certe volte mi chiedo perché aspetto... e che cosa aspetto... perché non è molto chiaro nemmeno per me... però un clima di attesa lo sento... non so esattamente attesa di che cosa... potrebbe essere una delusione? Francamente non lo credo... no... le premesse sono tali per cui non può finire tutto in una bolla di sapone... in un certo senso so che sarà una cosa seria... non so che cosa aspettarmi... ma che non sarà una cosa banale lo sento... lo sento proprio in modo forte... è per questo che il senso dell’attesa si percepisce a questo livello... in fondo... un dialogo serio è una cosa più unica che rara... ci sarà... io credo che ci sarà... io voglio credere che ci sarà... perché i presupposti ci sono e ci sono veramente, non lo penso io, ci sono in termini oggettivi... e per passare dal mondo delle ipotesi, il mio mondo usuale, al mondo delle certezze... il passo è lunghissimo... è proprio un salto in un’altra dimensione... in una dimensione insolita... quella che si sogna sempre e che non si realizza mai... o meglio quella che ho sempre sognato e che adesso in qualche modo, non so ancora esattamente quale, ma alla fine si realizzerà... cioè il mondo della fantasia farà spazio a un mondo reale, per me è una cosa talmente insolita che non riesco nemmeno a immaginarla... ho pensato anche altre cose... potrai leggere quello che ho scritto prima di incontrarti e potrà essere una cosa sensata anche per te... ho scritto migliaia di pagine di diari, in fondo era la vita immaginata che sostituiva la vita reale e forse potrai anche capire il perché delle mie scelte... delle scelte in qualche modo lontane dalle tue... ma solo in qualche modo, delle scelte che non sono state tali perché mancavano del requisito minimo della liberà... mi accorgo di avere scritto un’altra delle mie cretinate... devo dire le cose come stanno... erano scelte di comodo, se si può dire così... perché in effetti il requisito della libertà nella scelta non lo avevi nemmeno tu... anche se alla fine hai scelto e hai scelto in modo netto... quindi non posso cercare scuse... vedi a che cosa serve potersi confrontare! Serve ad avere di sè una visione meno falsata dalla necessità di mettersi sull’altare... io, diciamo la verità, ho scelto di non scegliere... la scelta degli ipocriti... alla fine non mi è andata tanto male... ma non certo per merito mio però... Insomma potresti capire qualcosa di autentico anche su di me... non so se potrà esserti utile ma penso di sì... E adesso, se fossi qui ti farei una domanda: ti è mai capitato di provare la sensazione della più radicale estraneità anche rispetto alle persone che conosci meglio e paradossalmente anche di fronte a quelle che rispetti e che ami? Ti direi di pensarci prima di rispondere perché io, istintivamente direi di no, ma se non mi faccio portare da valutazioni superficiali troppo positive, per buonismo o per falso entusiasmo, ti devo dire che a me è capitato... la reazione che provo in questi casi è di perplessità, non mi sento di buttare via tutto quello che di buono c’è nelle persone che non mi capiscono, perché in fondo non hanno nemmeno la possibilità di capirmi, ma il senso della delusione c’è ed è distruttivo, devo lottare contro quel senso di delusione per evitare di reagire d’impulso... certe volte provo la netta sensazione che con alcune persone, anche quando si tratta di persone per me molto importanti, sia possibile solo un dialogo parziale, a campi limitati, fuori da quei campi, ormai tradizionalmente definiti, più per abitudine che per altro, non si va, non si può andare... non si trova una reazione negativa... no, non è questo il problema... semplicemente non si trova un’attenzione vera... ti rendi conto che le cose che per te sono essenziali ad altre persone non dicono nulla... che ciascuno è chiuso completamente nel suo mondo... e, se quel mondo non è comune, non c’è nessuna possibilità di capirsi... direi che in certi casi esistono delle forme di “reciproca tolleranza” che assumono le forme del dialogo... all’apparenza si tratta di un dialogo, c’è educazione, rispetto reciproco, entro certi limiti anche affetto... ma non c’è condivisione, si prova la tipica sensazione del dialogo con gli extraterrestri, ci può essere qualcosa di comune, ma solo qualcosa... e guai a cercare di superare la linea di confine tra i due mondi... alla fine si prova a dare valore ad una condizione di dialogo limitato, di accettazione senza condivisione, di parzialità perché in effetti si vive in dimensioni diverse... a tutte queste cose ho cercato spesso anch’io di dare un valore e credo tuttora che ce l’abbiano... ma adesso comincio a vedere le cose da un altro punto di vista, comincio a pensare che si possa anche stare meglio di così... cioè che ci possa essere un dialogo che significa autentica comprensione di fondo, direi totale comprensione, o almeno non così nettamente parziale... Ho sempre cercato di creare un terreno comune e fino a un certo punto questa operazione mi è riuscita... ma comincio a pensare che sia più sensato operare una selezione a priori con condizioni più restrittive... in altri termini ha più senso rivolgersi a persone con le quali un terreno comune esiste in partenza piuttosto che cercare di costruire un terreno comune a posteriori... e quest’idea l’ho presa da te. Il punto di partenza è diverso da mio punto di partenza tradizionale. Secondo le mie precedenti abitudini mentali qualunque tipo di disponibilità era a priori bene accetto e su quella base avviavo un mio percorso di adattamento mentale, di ricerca di compatibilità, sulla base di una flessibilità che in partenza doveva essere larghissima... con un sistema del genere ho ottenuto anche dei risultati notevoli ma, in effetti, ho delegato tutto al caso, non ho scelto, non ho agito, non ho fatto nulla al di là di accogliere la disponibilità che incontravo... tutto sommato il mio metodo, chiamiamolo così, mi aveva pure dato dei risultati significativi... poi ho incontrato te, all’inizio non ti conoscevo affatto: una brava persona... anche ottima... ma in effetti all’inizio sembrava che tutto finisse lì... poi ho visto il tuo modo di procedere: chiarezza, immediatezza... carte in tavola dal primo momento, l’hai fatto con le altre persone e l’hai fatto anche con me... tanto che c’è stato per me un certo imbarazzo nel rispondere mantenendomi al tuo livello... quale è stato il risultato di tutto questo? Secondo me una rapida selezione... è come dire: io sono qua, voi sapete bene chi sono... se mi cercate sto qua... per favore niente equivoci! ... francamente credo che sia una cosa estremamente intelligente anche se molto difficile da mettere in pratica... ma tu non spaventi nemmeno del diavolo. Un’altra cosa che mi ha fatto riflettere è il tuo discorso sugli amici che in fondo hai deciso di mettere alla prova, forse non lo ha deciso ma li hai messi alla prova lo stesso e, secondo me, la selezione si opera da sé... anche se non è del tutto indolore... Non riesco a immaginare quanto drastica possa essere questa selezione... certo c’è chi non si sente più... e a questo livello il conto è facile... ma quanti degli amici finiranno per mantenere un rapporto di apparente amicizia solo perché è politically correct? o perché le persone intelligenti non possono che comportarsi così perché altrimenti rischiano di non apparire intelligenti... e c’è un meccanismo ancora più perfido che finisce per allontanare anche le persone che con te potrebbero avere veramente un contatto serio... ed è la paura dello stigma sociale... in altri termini mantenere un rapporto con te per certe persone, meno forti di te, potrebbe essere socialmente rischioso... queste persone sono chiamate o a mollare te evitando il rischio, o a mantenere contati con te cacciandosi in situazioni potenzialmente pericolose a livello sociale e la scelta non è poi così semplice e così indolore. Quanti dei tuoi amici terranno un piede in due scarpe? In sostanza quanti diranno a te una cosa e agli altri un’altra? E soprattutto con quanti il contatto si restringerà solo a pochi contenuti sperimentati? Nella sostanza in un procedimento di selezione drastica, il rischio della solitudine esiste... ed è il rischio che tu stai correndo adesso... come andrà a finire? Francamente penso che tu abbia fatto la cosa giusta, quella morale nel senso alto del termine, anche se è quella più rischiosa... tu hai avuto coraggio e chi vuole starti vicino senza riserve deve avere coraggio... forse la diaspora degli amici è una cosa utile... anzi penso che lo sia... perché alla fine trovare anche una sola persona con la quale si ha veramente un orizzonte comune è preferibile a molti dialoghi parziali che alla fine lasciano sempre agli interessati la sensazione di essere estranei bene educati e di non avere nulla da dire... Hai puntato sull’idea della chiarezza e, francamente, in un senso o nell’altro, questa scelta è liberatoria, per te e per gli altri... quanto alla solitudine... be’, vorrei che non ci fosse... perché se c’è un terreno sul quale potresti avere una debolezza è proprio questo... non hai l’abitudine alla solitudine... forse a quella sostanziale sì... ma a quella che consiste nel non stare materialmente con gli altri non credo tu abbia un vero allenamento... e di ritrovarti, almeno per un po’, in un piccolo deserto ti potrebbe capitare... francamente il problema della selezione drastica delle amicizie a me, personalmente, non sembra affatto un problema... nel senso che non sparirò certamente e, se mai, avrò un motivo in più per starti vicino, se e quando lo vorrai... Adesso fammi ricontrollare la posta! ... No! maledizione non c’è nulla nemmeno questa volta... ma prima o poi la tua risposta arriverà... lo so che arriverà... timori non ne ho, so benissimo che ci sentiremo prestissimo!
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